Il divario territoriale italiano non si riduce, anzi si aggrava in alcuni degli ambiti più delicati per la qualità della vita e per la sostenibilità. È questo il quadro che emerge dal Rapporto Territori dell’ASviS, che fotografa un Paese ancora segnato da profonde disuguaglianze tra Nord e Sud, tra aree urbane forti e zone più esposte a marginalità economica e sociale. A preoccupare è soprattutto la condizione del Mezzogiorno, dove i ritardi appaiono più marcati e riguardano settori cruciali come la povertà, le risorse idriche, la qualità degli ecosistemi terrestri e la tenuta delle istituzioni.
Secondo il rapporto, tra il 2010 e il 2024 le disuguaglianze regionali in termini di sviluppo sostenibile sono aumentate o comunque non si sono ridotte in misura significativa. Il bilancio complessivo resta insoddisfacente: per 10 dei 17 obiettivi dell’Agenda 2030 la situazione italiana appare oggi simile o peggiore rispetto a quella di partenza. Se per l’economia circolare si registrano miglioramenti diffusi, il quadro cambia radicalmente quando si osservano povertà, acqua, disuguaglianze, ecosistemi terrestri e giustizia. È qui che il Paese mostra le sue maggiori fragilità, con un peggioramento che investe quasi tutti i territori.
Il tema centrale, però, non è solo la distanza storica tra Nord e Sud. Il Rapporto evidenzia anche la crescita di nuove disuguaglianze interne alle singole aree del Paese. Da una parte si consolidano alcune zone dinamiche, capaci di tenere il passo della transizione ecologica e sociale; dall’altra si ampliano i ritardi di territori che faticano a intercettare investimenti, servizi e opportunità di sviluppo. In questo scenario, le realtà più avanzate risultano la Provincia autonoma di Trento, la Valle d’Aosta, la Liguria e l’Umbria, considerate quelle con le migliori possibilità di raggiungere un numero più elevato di target entro il 2030.
All’opposto, molte Regioni e Province autonome si trovano in una situazione critica, con una quota di obiettivi potenzialmente raggiungibili inferiore al 30%. Il Mezzogiorno concentra una parte importante di queste difficoltà, anche se non mancano segnali positivi in alcuni indicatori, come energia, economia circolare, vita sulla terra e qualità istituzionale. Si tratta però di progressi ancora insufficienti a compensare i ritardi strutturali che gravano su occupazione, infrastrutture, servizi e coesione sociale.
Il rapporto si sofferma anche sulle città metropolitane, dove emerge una geografia disomogenea. Torino, Milano, Bologna e Firenze appaiono le realtà meglio posizionate e, secondo il grafico riportato nel documento, sono quelle in grado di raggiungere o avvicinare circa il 43% degli obiettivi analizzati. Più in difficoltà risultano invece Venezia, Napoli e Reggio Calabria, che presentano andamenti negativi o progressi insufficienti per oltre il 70% degli obiettivi presi in esame. Roma si colloca in una fascia intermedia, con alcuni segnali positivi ma ancora lontana dai risultati delle città più performanti.
L’analisi dell’ASviS indica con chiarezza che la sfida della sostenibilità non può essere affrontata senza una forte politica territoriale. Per il direttore scientifico Enrico Giovannini, occorre riportare il governo del territorio al centro delle politiche nazionali e locali, rendendo coerenti gli interventi su rigenerazione urbana, decarbonizzazione dei trasporti, qualità dell’aria, adattamento climatico, prevenzione del dissesto idrogeologico e riduzione dei rischi naturali e industriali. In altre parole, la sostenibilità non può restare una sommatoria di misure settoriali: serve una strategia integrata, capace di tenere insieme ambiente, coesione sociale e sviluppo economico.
Proprio sul terreno urbano il Rapporto individua alcune priorità: rigenerazione delle periferie, pianificazione metropolitana, rafforzamento delle reti ecologiche, contrasto alla gentrificazione e nuove politiche abitative in grado di garantire equità sociale. Tra le proposte figurano anche fondi stabili per gli affitti, il rilancio dell’edilizia residenziale pubblica, sostegni per studenti e studentesse e misure per restituire gli immobili abbandonati a un uso collettivo. Un’agenda che intreccia sostenibilità ambientale e giustizia sociale, e che chiama in causa direttamente istituzioni, amministrazioni locali e governo centrale.
Il messaggio finale del Rapporto ASviS è netto: l’Italia rischia di procedere a velocità sempre più differenziate, con alcune aree capaci di consolidare i progressi e altre esposte a una deriva fatta di impoverimento, fragilità ambientale e debolezza istituzionale. Senza una correzione di rotta, il divario territoriale non solo resterà aperto, ma finirà per diventare uno dei principali ostacoli alla realizzazione dell’Agenda 2030 nel Paese.