Giuseppe Recchi non proseguirà il suo incarico alla guida della società Stretto di Messina. Il manager, già ai vertici di Eni e Telecom Italia, ha comunicato la propria indisponibilità a restare presidente con una lettera inviata il 30 marzo al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
La decisione arriva alla vigilia del rinnovo del consiglio di amministrazione della società concessionaria dell’opera, tornata operativa nel 2023 dopo la fase di liquidazione.
La lettera al ministero
Nella missiva recapitata al ministero guidato da Matteo Salvini, principale promotore politico del Ponte sullo Stretto, Recchi ha spiegato di non essere disponibile a proseguire nell’incarico di presidente.
Il manager, secondo quanto riportato, ha anche indicato alcuni possibili “aggiustamenti” in vista delle prossime sfide della società. In particolare, avrebbe suggerito la scelta di un successore con una solida esperienza in campo giuridico, considerata la fase delicata che attende il progetto.
Il rinnovo del consiglio il 27 aprile
I soci della società Stretto di Messina sono chiamati il 27 aprile a nominare il nuovo consiglio di amministrazione. In quella sede sarà scelto anche il nuovo presidente.
Appare invece scontata la conferma di Pietro Ciucci, ex numero uno di Anas, nel ruolo di amministratore delegato.
Recchi era stato nominato presidente nel 2023, quando la società concessionaria era stata “riportata in vita” per seguire la realizzazione del Ponte.
La società e gli azionisti
Nel dicembre successivo alla riattivazione della società era stato sottoscritto un aumento di capitale da 370 milioni di euro, riservato al ministero dell’Economia e delle Finanze.
Oggi il Tesoro è il primo azionista di Stretto di Messina con il 55,16%. Seguono Anas con il 36,7%, Rete Ferroviaria Italiana del gruppo Fs e le Regioni Calabria e Sicilia, direttamente interessate dall’opera.
Un progetto da 13,5 miliardi
Il Ponte sullo Stretto di Messina è una delle infrastrutture più discusse del Paese. Per la sua realizzazione sono previsti investimenti per 13,5 miliardi di euro, a carico dello Stato.
Negli ultimi mesi, però, il percorso dell’opera ha incontrato diversi ostacoli procedurali e istituzionali.
I rilievi di Anac e Corte dei conti
Alla fine di marzo, l’Autorità nazionale anticorruzione ha sollevato criticità sulla procedura, chiedendo una nuova gara per allinearla alle regole europee.
Prima ancora, la Corte dei conti aveva bocciato la delibera del Cipess che stanziava i 13,5 miliardi e anche l’atto aggiuntivo collegato.
A febbraio, Recchi aveva spiegato che la società era ancora dentro il processo autorizzativo e stava rispondendo alle osservazioni della Corte dei conti. Il manager aveva anche indicato l’estate come possibile momento per riprendere il percorso, dopo gli adeguamenti richiesti.
Una fase delicata per il Ponte
L’uscita di Recchi arriva quindi in un momento cruciale per il futuro del Ponte sullo Stretto. La società dovrà affrontare passaggi tecnici, giuridici e autorizzativi complessi, mentre resta aperto il confronto sulle procedure e sulla sostenibilità dell’opera.
Con il rinnovo del consiglio di amministrazione, il progetto entrerà in una nuova fase. E, come suggerito dallo stesso Recchi, la scelta del nuovo presidente potrebbe essere orientata verso un profilo con competenze giuridiche, chiamato a gestire una partita sempre più delicata.
