Nel 2025 in Italia resta ampia la forbice tra le Regioni sul numero di ricette per visite ed esami specialistici. I dati del flusso della Tessera sanitaria mostrano differenze molto marcate: nel Lazio si arriva a 1.569,5 prescrizioni ogni mille abitanti, quasi il doppio del Veneto, fermo a 889,7.

Il tema è centrale per le liste d’attesa: un eccesso di richieste non sempre necessarie per Tac, risonanze, ecografie o visite specialistiche rischia di ingolfare il Servizio sanitario nazionale e allungare ulteriormente i tempi per i cittadini.

Campania sopra quota mille: 1.114,7 ricette ogni mille abitanti

Tra le Regioni del Sud, il dato della Campania è particolarmente rilevante: nel 2025 si registrano 1.114,7 prescrizioni per visite ed esami ogni mille abitanti. Significa più di una ricetta l’anno per residente, neonati compresi.

La Campania si colloca così nella parte medio-alta della graduatoria nazionale, sotto regioni come Lazio, Emilia-Romagna, Puglia, Umbria, Abruzzo, Provincia autonoma di Trento, Lombardia e Friuli Venezia Giulia, ma davanti a Marche, Molise, Sardegna, Sicilia, Provincia autonoma di Bolzano, Basilicata, Calabria, Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Toscana e Veneto.

Il dato conferma che anche nel Mezzogiorno il peso delle prescrizioni resta elevato e contribuisce al nodo delle liste d’attesa.

Sud in evidenza: Puglia e Abruzzo tra le Regioni con più prescrizioni

Nel Mezzogiorno spicca soprattutto la Puglia, terza in Italia con 1.328,4 ricette ogni mille abitanti. È uno dei valori più alti del Paese e supera ampiamente la soglia di una prescrizione per residente.

Molto alto anche il dato dell’Abruzzo, con 1.229 prescrizioni ogni mille abitanti. Seguono la Campania con 1.114,7, il Molise con 1.092,3, la Sardegna con 1.085,4 e la Sicilia con 1.061,8.

Più in basso, ma comunque sopra quota mille, si trovano Basilicata con 1.036,7 e Calabria con 1.031,7. In pratica, tutte le Regioni del Sud citate superano la soglia di una ricetta ogni mille abitanti, con differenze interne ma con un quadro complessivo di forte pressione prescrittiva.

Il costo dell’inappropriatezza: 20 miliardi l’anno

Secondo quanto ribadito dal ministro della Salute Orazio Schillaci, il 20% delle visite e degli esami richiesti in Italia è considerato inappropriato. Si tratta di un eccesso prescrittivo che costa circa 20 miliardi di euro l’anno.

Il problema non riguarda solo la spesa sanitaria, ma anche l’accesso alle cure. Ogni prescrizione non necessaria può occupare spazio nelle agende di ospedali e ambulatori, rendendo più difficile prenotare prestazioni davvero urgenti o indispensabili.

Per questo, dopo gli interventi sull’offerta — come aperture nei weekend degli ambulatori e straordinari del personale sanitario — il ministero punta ora a governare meglio anche la domanda di cure.

Le differenze tra Regioni

La graduatoria mostra un’Italia divisa. Al vertice ci sono:

RegioneRicette ogni mille abitanti
Lazio1.569,5
Emilia-Romagna1.481,5
Puglia1.328,4
Umbria1.319,3
Abruzzo1.229
Campania1.114,7

In fondo alla classifica si trovano invece:

RegioneRicette ogni mille abitanti
Veneto889,7
Toscana916,4
Liguria966,3
Valle d’Aosta1.008,8
Piemonte1.020,1

Il confronto più netto è quello tra Lazio e Veneto: nel Lazio si prescrivono quasi 1,6 ricette per residente, mentre in Veneto meno di una. Una differenza che alimenta il dubbio sull’appropriatezza di una parte delle richieste.

Linee guida, controlli e piattaforma nazionale

Per provare a ridurre le prescrizioni non necessarie, il ministero della Salute e l’Istituto superiore di sanità stanno lavorando a una ventina di linee guida e buone pratiche per le visite e gli esami più richiesti.

Accanto alla moral suasion, sono previsti anche controlli più mirati. Nei prossimi giorni partirà l’Organismo di controllo e verifica sull’assistenza sanitaria, chiamato a vigilare sulle liste d’attesa e a intervenire dove emergono anomalie o colli di bottiglia.

Un altro passaggio importante sarà l’avvio della Piattaforma nazionale sulle liste d’attesa, che dovrebbe cominciare a pubblicare da metà maggio i dati sui tempi di attesa delle singole prestazioni, partendo dal livello regionale.

L’incrocio tra tempi di attesa e numero di prescrizioni potrà aiutare a capire dove il problema è legato alla carenza di offerta e dove, invece, pesa una domanda poco appropriata.

Il caso Modena: prescrivere meglio per ridurre le attese

Un esempio arriva da Modena, dove l’azienda sanitaria ha avviato una sperimentazione per aiutare i medici di famiglia a prescrivere in modo più omogeneo e appropriato.

Il primo passo è stato un cruscotto digitale che consente ai medici di confrontare in tempo reale il proprio comportamento prescrittivo con quello dei colleghi. Poi sono state condivise linee guida e criteri regionali. Infine, ai medici di famiglia sono state fornite apparecchiature diagnostiche di base, come ecografi, elettrocardiografi e videodermatoscopi.

I primi effetti sono stati positivi: in circa cinque mesi sono diminuiti i casi di iper-prescrizione e ipo-prescrizione e si sono ridotte le richieste con quesiti diagnostici generici o poco chiari.

Anche le liste d’attesa ne hanno beneficiato: la prima visita dermatologica è passata da 51 a 28 giorni, quella oculistica da 47 a 25, le colonscopie da 70 a 28 giorni e le gastroscopie da 50 a 26 giorni.

Campania e Sud, il nodo resta aperto

I dati mostrano che il Mezzogiorno ha un ruolo centrale nella partita delle liste d’attesa. La Campania, con 1.114,7 ricette ogni mille abitanti, resta sopra la soglia di una prescrizione per residente. La Puglia è tra le Regioni con il tasso più alto d’Italia, mentre Abruzzo, Molise, Sardegna, Sicilia, Basilicata e Calabria confermano una pressione prescrittiva significativa.

Ridurre le liste d’attesa, dunque, non significa soltanto aumentare l’offerta di visite ed esami. Significa anche intervenire sulla qualità della domanda, aiutando i medici a prescrivere meglio e rendendo più rapido l’accesso alle prestazioni davvero necessarie.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *