Con l’arrivo della primavera torna anche una delle abitudini più discusse dell’anno: il cambio dell’ora. Nella notte tra sabato e domenica, come accade ogni ultima domenica di marzo, le lancette andranno avanti di un’ora. Alle due del mattino scatteranno direttamente alle tre. Il risultato, almeno sulla carta, è semplice: si dorme un’ora in meno.

Ma la questione non riguarda soltanto i minuti di sonno persi. Il passaggio all’ora legale ha effetti reali sull’organismo, perché modifica all’improvviso il ritmo con cui il corpo regola sonno e veglia. È quello che molti esperti definiscono una sorta di “jet lag sociale”: un disallineamento temporaneo tra l’orologio biologico interno e il nuovo orario civile.

Le conseguenze possono essere lievi ma percepibili. Nelle ore successive al cambio dell’ora alcune persone avvertono più stanchezza, irritabilità, difficoltà di concentrazione e una sensazione generale di affaticamento. Il motivo è legato soprattutto al fatto che il nostro organismo si regola sulla luce naturale, che influenza la produzione di melatonina e i meccanismi del riposo. Quando l’orario cambia bruscamente, il corpo ha bisogno di tempo per adattarsi.

In genere, il periodo necessario per ritrovare un nuovo equilibrio varia da uno a tre giorni. Non è tanto il singolo cambio di un’ora a pesare, quanto la rapidità con cui viene imposto. Il ritmo biologico, infatti, non si modifica con la stessa velocità di un orologio.

Diverso è il discorso in autunno, quando l’ora “persa” viene recuperata. Nell’ultima domenica di ottobre, alle tre di notte, si torna indietro alle due e si dorme teoricamente un’ora in più. In questo caso l’adattamento tende a essere più semplice: il corpo reagisce meglio a un allungamento del riposo e molte persone avvertono meno disagio, con effetti che possono riflettersi positivamente anche sull’umore.

Superare senza troppi problemi il cambio dell’ora, però, è possibile. Alcuni accorgimenti aiutano a rendere più graduale il passaggio: anticipare leggermente l’orario in cui si va a dormire nei giorni precedenti, esporsi alla luce naturale del mattino, mantenere orari regolari per i pasti e limitare l’uso di smartphone e dispositivi luminosi nelle ore serali. Proprio la luce artificiale degli schermi, infatti, può interferire con la qualità del sonno e rallentare l’adattamento.

Insomma, sì: con l’ora legale in primavera si dorme davvero un’ora in meno. Ma il punto centrale non è solo la quantità di sonno persa in una notte. A incidere è soprattutto il piccolo sfasamento che il cambio d’orario provoca nel nostro equilibrio biologico. Per la maggior parte delle persone si tratta di un effetto temporaneo. Ma basta poco per affrontarlo meglio.

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