C’è un’immagine che, più di molte analisi, racconta il paradosso politico emerso dal referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo. È l’infografica che in queste ore rimbalza sui social e che concentra l’attenzione su quattro comuni della provincia di Reggio Calabria: San Procopio, Platì, Sinopoli e San Luca. Qui il Sì ha raggiunto percentuali altissime: 90,69% a San Procopio, 89,63% a Platì, 85,61% a Sinopoli e 82,39% a San Luca. Dati riportati anche da Rai TGR Calabria, che descrive questi risultati come un vero plebiscito in controtendenza rispetto all’esito complessivo regionale e nazionale.

Il punto politico, però, non sta solo nei numeri. Sta nel loro peso simbolico. Perché quei comuni non sono località qualsiasi: sono territori che negli anni sono finiti al centro della cronaca nazionale per scioglimenti e commissariamenti legati alle infiltrazioni mafiose, e proprio per questo il loro orientamento di voto viene oggi letto da molti come un dato politicamente esplosivo. L’infografica insiste su questo nesso e lo consegna al dibattito pubblico in forma brutale: laddove lo Stato ha dovuto più volte fare i conti con la pressione della criminalità organizzata, la riforma della giustizia proposta dal governo ha raccolto i consensi più larghi.

Attenzione, però: trasformare questo dato in una prova automatica di qualcosa sarebbe improprio. Un voto referendario non consente semplificazioni così meccaniche, né permette di attribuire intenzioni univoche a intere comunità. Ma il cortocircuito politico resta, ed è difficile ignorarlo. Soprattutto perché arriva al termine di una campagna che ha avuto nella giustizia uno dei suoi punti più incandescenti e che ha visto Nicola Gratteri diventare uno dei protagonisti più esposti del fronte del No.

Il procuratore di Napoli, durante la campagna, è stato infatti al centro di dure polemiche sollevate dal fronte del Sì per alcune sue dichiarazioni contro la riforma. ANSA ricorda che Gratteri è stato contestato per le sue prese di posizione pubbliche e che lo scontro si è ulteriormente inasprito dopo le sue parole riportate in una polemica con Il Foglio, vicenda sulla quale lo stesso magistrato ha poi detto di valutare azioni legali, sostenendo di essere stato strumentalizzato.

In questo quadro, il confronto tra i dati dell’Aspromonte e quelli di Gerace, paese natale di Gratteri, acquista una forza narrativa inevitabile. Mentre nei comuni citati dall’infografica il Sì volava ben oltre l’80%, a Gerace ha prevalso nettamente il No con il 67,38%. Non è una prova sociologica, ma è un segnale politico che rende ancora più visibile la frattura apertasi attorno al referendum: da una parte territori in cui il Sì ha trovato un consenso larghissimo, dall’altra il paese simbolicamente associato al magistrato più critico verso la riforma, che ha scelto in modo netto la bocciatura.

Sul fondo resta una domanda scomoda, ma inevitabile: che cosa ci dice davvero questo voto? A livello nazionale il referendum è stato respinto, con il No davanti di quasi otto punti; in Calabria il No ha prevalso con il 57,26%, ma la provincia di Reggio Calabria si è mossa in controtendenza e in alcuni centri ha espresso percentuali record per il Sì. È in questa anomalia territoriale che l’infografica trova la sua forza e, insieme, la sua carica polemica.

Più che una sentenza, quei numeri sono allora un fatto politico. E chiamano in causa non soltanto il governo che ha sostenuto la riforma, ma anche tutto il racconto pubblico costruito attorno al referendum. Per settimane il confronto si è mosso tra accuse reciproche, toni esasperati e scontri istituzionali: basti pensare alla bufera sulle parole della capo di gabinetto del ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi, finite al centro di un caso politico nazionale. Dentro quel clima, la figura di Gratteri è diventata un bersaglio e insieme un simbolo.

Ed è proprio per questo che oggi l’infografica non viene letta come una semplice curiosità statistica. Viene letta come un frammento di verità politica. Non perché basti a spiegare il referendum, ma perché mette sotto gli occhi di tutti una contraddizione potente: in alcuni dei territori più segnati dalla presenza della ’ndrangheta il Sì alla riforma della giustizia ha sfiorato il plebiscito, mentre il No ha trovato una delle sue immagini simboliche proprio attorno al nome di Gratteri. Una fotografia che non autorizza scorciatoie, ma che la politica difficilmente potrà permettersi di ignorare.

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