Amareggiato, avvilito, preoccupato. Antonio Conte non nasconde lo stato d’animo dopo la serataccia del Maradona. Il Napoli perde male contro la Lazio, interrompe un’imbattibilità casalinga che durava da oltre un anno e chiude la partita senza mai tirare nello specchio della porta. Un crollo tecnico e mentale che il tecnico fatica a spiegare.
«Che legnata sui denti», ammette Conte a caldo. Il punto non è soltanto la sconfitta, ma il modo in cui è arrivata. Il Napoli è apparso scarico, imballato, irriconoscibile. E ora l’allenatore non sa se la squadra riuscirà a reagire nelle ultime cinque giornate.
«Neanche io mi sono accorto di questo malessere — ha detto — e me ne assumo la responsabilità. Bisogna darsi da fare per rimediare. Se non dovessimo riuscirci, bisognerà chiedersi il perché».
Parole pesanti, che ricordano l’autocritica fatta dopo la brutta sconfitta contro il Bologna dello scorso novembre. Stavolta Conte non lo dice apertamente, ma il messaggio è chiaro: non vuole accompagnare una squadra spenta verso il finale di stagione.
Il tecnico è molto attento anche quando si parla del suo futuro. «Non voglio essere strumentalizzato — precisa —. Le tante voci sono una mancanza di rispetto per noi che siamo qui a lavorare». Poi, sollecitato sulle parole del presidente Aurelio De Laurentiis — «se vuole andar via me lo dica subito» — Conte sceglie la linea della prudenza: «Non replico al presidente, lui può dire quello che vuole. Questo però è il momento di stare tutti zitti. Se dovessi dirgli qualcosa, lo farei in privato. Non facciamoci male da soli».
Tradotto: i panni sporchi si lavano in famiglia. Anche perché il momento è delicatissimo. Solo due settimane fa il Napoli veniva da quattro vittorie consecutive, era in scia all’Inter e una piccola speranza scudetto sembrava ancora accesa. Poi sono arrivati il pareggio con il Parma e la caduta contro la Lazio. E quella fiammella si è quasi spenta.
La partita del Maradona si indirizza subito nel modo peggiore. Dopo appena sei minuti Cancellieri porta avanti la Lazio, approfittando di una doppia disattenzione: Spinazzola non chiude, Anguissa se lo lascia scappare. Il dato è allarmante: è il settimo gol subito dal Napoli nei primi dieci minuti di gioco.
L’approccio è sbagliato, ma il resto non migliora. Nel primo tempo la squadra resta in partita solo grazie a Milinkovic, che para un rigore a Zaccagni dopo il fallo di Lobotka. Nella ripresa Conte cambia, lascia negli spogliatoi De Bruyne e Anguissa, ma la reazione non arriva. Dopo dieci minuti Basic firma il raddoppio con un contropiede perfetto.
Il Napoli tiene palla, ma non punge. Manca la furia agonistica, mancano lucidità e profondità. Le scelte sono confuse, il possesso sterile. A fine gara Spinazzola ci mette la faccia: «Partita brutta, eravamo senza energia. Forse la fiammella della speranza scudetto ci teneva in vita. Dopo Parma si è spenta».
Conte prova comunque a tenere insieme i pezzi: «Restiamo concentrati, poi Dio vedrà». Ma il finale di stagione rischia di trasformarsi in una lunga resa dei conti, dentro e fuori dal campo.
Dall’altra parte sorride Maurizio Sarri, che con la Lazio firma una vittoria pesante proprio nello stadio dove ha vissuto una delle stagioni più intense della sua carriera. Il suo nome è circolato anche per un possibile dopo-Conte. Lui non alimenta troppo: «Mi fa piacere, ma è una eventualità remota». Lo dice con emozione, ma intanto la candidatura migliore l’ha presentata sul campo.