Per anni il rischio era rimasto sotto gli occhi di tutti. La collina di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, era considerata instabile già dal 1997, con il pericolo concreto che una frana potesse travolgere case, strade e una parte del paese. Eppure, secondo la Procura di Gela, per quasi due decenni si sarebbe andati avanti tra ritardi, omissioni e interventi mai realizzati.
Ora l’inchiesta ha portato ai primi 13 indagati per disastro colposo. Tra loro ci sono anche i quattro presidenti della Regione Siciliana che si sono succeduti dal 2010 a oggi: Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci e Renato Schifani.
Al centro dell’indagine c’è una vicenda iniziata formalmente nel 2009, quando un’associazione temporanea di imprese si aggiudicò l’appalto da 12 milioni di euro per mettere in sicurezza l’area e scongiurare una nuova tragedia. I lavori, però, non partirono mai. Nel 2010 il contratto fu risolto per gravi inadempienze delle aziende coinvolte e da quel momento tutto si è fermato. Non la frana, però: a gennaio scorso il terreno è tornato a cedere, divorando ancora una volta strade e abitazioni.
Secondo la Procura di Gela, l’inazione istituzionale sarebbe durata 17 anni. Un arco di tempo in cui, nonostante i fondi disponibili e i ripetuti allarmi, gli interventi strutturali per contenere il dissesto non sarebbero mai stati eseguiti.
Oltre ai quattro governatori, nell’elenco degli indagati figurano anche i dirigenti della Protezione civile regionale che si sono alternati negli ultimi 16 anni, la responsabile dell’associazione di imprese ritenuta inadempiente e alcuni alti funzionari regionali indicati come “soggetti attuatori”, che avrebbero dovuto seguire l’esecuzione delle opere previste.
A delineare il quadro dell’indagine è stato il procuratore di Gela, Salvatore Vella, che ha parlato di una ricostruzione rapida e dettagliata delle responsabilità, pur senza rendere noti i nomi degli indagati. Le reazioni politiche non si sono fatte attendere.
Renato Schifani e Raffaele Lombardo si sono detti “sereni e fiduciosi nella magistratura”. Rosario Crocetta ha sostenuto che durante il suo mandato non sarebbero arrivati progetti di consolidamento né segnalazioni specifiche su rischi riguardanti Niscemi. Nello Musumeci, oggi ministro per la Protezione civile, ha dichiarato di andare avanti “a testa alta”, ricordando di aver già denunciato dopo la frana di gennaio le “storiche inefficienze” nella gestione dell’emergenza.
L’inchiesta, però, è solo all’inizio. I magistrati intendono approfondire altri due fronti cruciali. Il primo riguarda la mancata raccolta e regimentazione delle acque, individuate fin dall’inizio come una delle cause scatenanti del movimento franoso. Il secondo riguarda invece la cosiddetta “zona rossa”, dichiarata a rischio già nel 1997.
La Procura vuole capire perché non siano mai stati eseguiti gli sgomberi e le demolizioni previsti quasi trent’anni fa e se, nel frattempo, qualcuno abbia costruito in aree dove non avrebbe dovuto. Sono queste le domande su cui si concentrano adesso gli accertamenti.