Sei Regioni italiane hanno scelto di destinare una parte dei fondi europei di coesione 2021-2027 a progetti legati alla difesa. Si tratta di Abruzzo, Calabria, Lombardia, Molise, Sicilia e Basilicata. La decisione emerge dalla revisione intermedia della politica di coesione illustrata a Bruxelles dal vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto.
Nel complesso, sono 19 le Regioni coinvolte nel riassetto delle risorse, insieme alla Provincia autonoma di Trento, nell’ambito della possibilità offerta dall’Unione europea di riprogrammare i fondi tra cinque priorità: competitività, politiche abitative, gestione dell’acqua, transizione energetica e difesa. Per l’Italia la revisione ha riguardato 35 dei 48 programmi attivi, di cui 28 regionali e 7 nazionali, per una riallocazione complessiva pari a 7,08 miliardi di euro.
Di questa somma, 248 milioni sono stati indirizzati verso la difesa, che resta tuttavia la voce meno finanziata tra le nuove priorità indicate da Bruxelles. Un dato che segnala da un lato l’apertura di un nuovo spazio di intervento per le politiche europee, dall’altro la cautela con cui le amministrazioni territoriali italiane hanno scelto di muoversi su un terreno finora marginale per la programmazione della coesione.
La quota più alta arriva dalla Sicilia, che ha destinato alla difesa quasi 200 milioni di euro, all’interno di una riprogrammazione complessiva di poco superiore al miliardo tra Fondo europeo di sviluppo regionale e Fondo sociale europeo. Molto più contenute le cifre delle altre Regioni: 14,8 milioni in Calabria, 13,7 milioni in Basilicata, 11,2 milioni in Abruzzo, 7,5 milioni in Lombardia e 1,9 milioni in Molise.
La scelta di inserire la difesa tra gli ambiti finanziabili con risorse originariamente pensate per ridurre i divari territoriali segna un passaggio politico non secondario. I fondi di coesione nascono infatti con l’obiettivo di rafforzare sviluppo, inclusione e riequilibrio tra aree più e meno forti dell’Unione. Il loro impiego, anche solo parziale, per iniziative riconducibili alla difesa apre dunque una discussione sul mutamento delle priorità europee in una fase segnata da instabilità geopolitica e nuove pressioni strategiche.
Resta da capire in che modo queste risorse saranno tradotte concretamente in progetti e quali effetti potranno avere sui territori. Per ora il dato politico è chiaro: anche in Italia la difesa entra, seppure con una quota ancora limitata, nella nuova geografia della spesa europea.