Luigi Di Maio rompe il silenzio e attacca frontalmente Giuseppe Conte. Lo fa con un lungo intervento affidato a Instagram, dopo le anticipazioni sul nuovo libro dell’ex presidente del Consiglio, Una nuova primavera, in uscita con la promessa di raccontare vicende politiche “senza censure e senza sconti”.

Nel mirino dell’attuale Rappresentante speciale dell’Unione europea per il Golfo ci sono alcuni retroscena fatti trapelare alla stampa e che, secondo Di Maio, lo chiamerebbero direttamente in causa. “Stamattina l’onorevole Giuseppe Conte, per lanciare il suo nuovo libro, ha fatto trapelare alla stampa alcuni retroscena su di me, costringendomi a intervenire”, scrive l’ex ministro.

Di Maio respinge l’impianto accusatorio, ma rivendica due elementi citati da Conte: “L’accusa è quella di essere stato tra i protagonisti della rielezione del presidente Sergio Mattarella e di aver goduto della stima del presidente Mario Draghi. Due cose di cui sono profondamente orgoglioso”.

Il punto più duro della replica riguarda però un episodio che Conte racconterebbe nel libro. “Purtroppo, nel raccontarle, cita un episodio completamente falso proprio su di me e l’ex presidente del Consiglio Draghi”, afferma Di Maio, parlando di “una pessima caduta di stile”, anche perché “uno dei protagonisti, il professore Domenico De Masi, non può più essere coinvolto in un contraddittorio”.

L’ex capo politico del Movimento 5 Stelle allarga poi l’attacco al piano politico e punta il dito contro quella che considera una contraddizione di fondo nel racconto di Conte. Secondo Di Maio, nel libro il leader pentastellato chiamerebbe in causa altri presunti “congiurati”, da Matteo Renzi a Lorenzo Guerini, colpevoli di aver sostenuto il governo Draghi dopo la fine del Conte II e di aver avuto un ruolo nella rielezione di Mattarella.

Ma, osserva Di Maio, oggi quei protagonisti sarebbero diventati interlocutori o alleati nello schema del cosiddetto campo largo. “Peccato che oggi quei ‘draghiani’ siano tutti suoi alleati”, afferma, sottolineando che sarebbero gli stessi che con i loro voti consentono a Conte di ottenere “sindaci, presidenze di regione e, domani, forse anche ministeri”.

L’affondo finale è tutto politico. Di Maio rivendica di aver sostenuto per primo l’apertura delle alleanze, ma accusa Conte di usare due pesi e due misure: “La differenza è che nel libro lui si racconta come vittima di queste persone. Nella realtà ci governa insieme”.

Lo scontro, insomma, riapre una frattura mai sanata dentro e attorno all’universo Cinque Stelle, con Di Maio che sceglie di colpire Conte proprio sul terreno del racconto politico e della coerenza delle alleanze.

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