Il governo prepara un nuovo intervento per frenare la corsa di benzina e gasolio. Dopo il primo sconto approvato il 19 marzo, l’esecutivo è al lavoro per varare una nuova riduzione temporanea delle accise, con l’obiettivo di alleggerire il peso dei rincari su famiglie e imprese.
Il provvedimento potrebbe arrivare già dopodomani mattina, con una riunione del Consiglio dei ministri a Palazzo Chigi. La misura attualmente in vigore, infatti, scadrà all’indomani di Pasquetta, rendendo necessario un nuovo intervento per evitare un ulteriore aggravio alla pompa.
Verso la proroga dello sconto su benzina e diesel
Due settimane fa il governo era intervenuto con una riduzione di 20 centesimi sulle accise, cui si erano aggiunti 5 centesimi in meno di Iva, per un risparmio complessivo di 25 centesimi al litro. Uno sconto che però non è bastato a neutralizzare del tutto l’impatto dell’impennata dei prezzi, legata alla guerra in Iran e alla crisi nello stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico petrolifero internazionale.
L’orientamento dell’esecutivo sarebbe ora quello di replicare quasi integralmente il precedente schema: uno sconto di 25 centesimi al litro su benzina e diesel e di 12 centesimi sul Gpl, con una durata limitata a due o tre settimane.
I prezzi continuano a salire
Nonostante il taglio già in vigore, i carburanti hanno continuato a registrare aumenti. Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio in modalità self service sulla rete nazionale ha raggiunto ieri 1,751 euro al litro per la benzina e 2,067 euro per il diesel.
Sulla rete autostradale i valori risultano ancora più alti: 1,818 euro al litro per la benzina e 2,131 euro per il gasolio. Numeri in crescita rispetto ai giorni precedenti e superiori alle soglie indicate solo poche settimane fa, quando il ministro dei Trasporti e vicepremier Matteo Salvini aveva parlato di una situazione allora meno pesante.
Il costo del decreto e la caccia alle coperture
Il problema principale resta quello delle coperture finanziarie. Lo sconto attualmente in vigore è costato 417 milioni di euro, mentre l’intero pacchetto, comprensivo anche dei sostegni per autotrasportatori e pescatori, vale circa 500 milioni.
Sono queste le grandezze su cui il governo continua a lavorare in vista del nuovo decreto. La linea, per ora, è quella della prudenza: monitorare l’evoluzione della crisi in Medio Oriente, misurare l’impatto sul costo della vita e decidere solo all’ultimo miglio l’entità dell’intervento. Al momento, infatti, nulla è ancora stato definito in via ufficiale.
Il confronto con le imprese sul taglio a Transizione 5.0
Parallelamente, l’esecutivo dovrà affrontare un altro dossier molto delicato: quello relativo alle risorse destinate ai crediti d’imposta di Transizione 5.0. Il decreto fiscale approvato nell’ultima riunione del Consiglio dei ministri ha infatti ridotto a un terzo l’agevolazione prevista, provocando forti proteste da parte del mondo produttivo.
Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha parlato apertamente del rischio di “esodati” tra le imprese che avevano già programmato o avviato investimenti contando su incentivi poi fortemente ridimensionati. Il plafond disponibile sarebbe infatti sceso a 537 milioni, rispetto agli 1,3 miliardi stanziati inizialmente.
Il governo: servono priorità nuove
Dal ministero dell’Economia la linea è chiara: le risorse non possono più essere concentrate tutte su Transizione 5.0, perché il quadro internazionale è cambiato. La guerra e il caro energia hanno imposto nuove priorità, e ora il governo si trova a scegliere come distribuire fondi limitati tra più emergenze.
Il nodo sarà discusso in un tavolo convocato a Palazzo Piacentini, con la partecipazione del Mef, del ministro delle Imprese Adolfo Urso e del ministro per gli Affari europei Tommaso Foti. L’obiettivo è trovare un punto di equilibrio tra il sostegno agli investimenti e le misure per contenere l’impatto del caro carburanti.
Taglio accise, imprese energivore o trasporti: la scelta è politica
La questione, in sostanza, è tutta qui: dove destinare le risorse disponibili. Il governo deve decidere se impiegarle per aiutare gli automobilisti con un nuovo taglio delle accise, sostenere le imprese energivore, rafforzare gli aiuti alle aziende di trasporto oppure intervenire su più fronti con misure più limitate.
Una scelta che, oltre a essere economica, è profondamente politica. E che rischia di alimentare nuove tensioni sia con le associazioni imprenditoriali sia all’interno della stessa maggioranza.
Le ipotesi sul tavolo: contributo degli operatori e pressione sui concessionari
Tra le soluzioni allo studio ci sono anche ipotesi alternative per reperire risorse. In alcuni ambienti della maggioranza si ragiona sulla possibilità di chiedere agli operatori del settore energetico un contributo straordinario e volontario, facendo leva sull’aumento dei prezzi di gas e petrolio.
Un’altra pista riguarda invece i concessionari autostradali, che potrebbero essere sollecitati a intervenire sulle royalties. Più che una misura immediatamente praticabile, però, si tratterebbe soprattutto di una forma di moral suasion, dal momento che esistono contratti già in essere che limitano i margini di manovra del governo.
La priorità resta evitare un nuovo shock alla pompa
Con la scadenza del primo sconto ormai vicina, l’obiettivo dell’esecutivo resta quello di evitare un nuovo balzo dei prezzi al distributore. Ma la decisione finale dipenderà da una variabile decisiva: la disponibilità delle coperture.
Il nuovo taglio delle accise, se arriverà, sarà dunque ancora una volta temporaneo, legato all’andamento della crisi internazionale e alla capacità del governo di reggere il doppio fronte del caro carburanti e delle richieste del sistema produttivo.
