L’Europa si prepara a uno scenario energetico sempre più difficile. Stavolta l’allarme non arriva da indiscrezioni o valutazioni informali, ma da una lettera ufficiale inviata dal commissario europeo all’Energia Dan Jorgensen ai 27 Paesi membri, alla vigilia del Consiglio dei ministri competenti riunito ieri in videoconferenza.

Il messaggio è netto: bisogna prepararsi anche a un’interruzione delle forniture che potrebbe durare a lungo. E, di conseguenza, prendere in considerazione pure misure straordinarie come il razionamento di energia elettrica, gas e benzina.

La guerra nel Golfo pesa sull’Europa

La crisi in Medio Oriente, con la guerra nel Golfo, si abbatte così in pieno anche sull’Europa e sulle sue economie. Secondo Jorgensen, occorre evitare tutte quelle misure che rischiano di aggravare la situazione, aumentando i consumi o creando ostacoli al mercato energetico.

Nella lettera, il commissario invita infatti i governi a non adottare provvedimenti che possano “aumentare il consumo di carburante, limitare la libera circolazione dei prodotti petroliferi o disincentivare la produzione delle raffinerie dell’Ue”.

Risparmio energetico e più biocarburanti

La linea di Bruxelles è duplice: da una parte contenere i consumi, dall’altra cercare fonti alternative per alleggerire la pressione sul mercato. In questo quadro, Jorgensen esorta i Paesi membri a risparmiare nell’uso del greggio e a valutare un maggiore impiego dei biocarburanti, che potrebbero contribuire a sostituire almeno in parte i prodotti petroliferi fossili.

Il problema, infatti, non riguarda soltanto il rischio di approvvigionamenti più difficili, ma anche il tema dei prezzi, che continua a pesare su famiglie, imprese e governi.

Le scorte per l’inverno e il rischio concorrenza tra Stati

La situazione è resa ancora più delicata dal fatto che l’Unione europea si trova già in una fase cruciale: quella della costruzione delle scorte di metano per il prossimo inverno. Per questo Bruxelles insiste sulla necessità di una risposta coordinata, in modo da evitare che i singoli Stati membri finiscano per farsi concorrenza tra loro sul mercato energetico.

L’obiettivo è evitare una corsa disordinata alle forniture, che finirebbe per far salire ulteriormente i prezzi.

Il decalogo Aie: meno auto, più trasporto pubblico e telelavoro

Per ridurre i consumi, Jorgensen richiama esplicitamente il recente decalogo dell’Agenzia internazionale per l’energia. Le indicazioni sono quelle già note ma ora tornate di piena attualità: usare di più i mezzi pubblici, guidare più lentamente, ridurre la velocità delle auto, incentivare il telelavoro e contenere in generale l’uso dei carburanti, soprattutto del diesel.

Più si riuscirà a economizzare il petrolio, soprattutto il diesel, tanto meglio sarà per tutti”, ha spiegato il commissario al termine del vertice ministeriale.

Sul tavolo anche il razionamento per fasce orarie

Se la crisi dovesse aggravarsi ulteriormente e trasformarsi in una vera carenza di approvvigionamento, la Commissione europea ha già pronto anche un vademecum per il razionamento energetico, predisposto all’inizio della guerra in Ucraina.

Si tratta di uno schema che prevede eventuali limitazioni anche per fasce orarie, da attivare in caso di emergenza grave. Un’ipotesi che oggi non viene data per imminente, ma che Bruxelles non esclude più in linea teorica.

Jorgensen: “La crisi non sarà breve”

Il punto più preoccupante del messaggio del commissario riguarda però la durata della crisi. Secondo Jorgensen, infatti, le conseguenze non saranno limitate al tempo della guerra.

La crisi non sarà di breve durata e andrà oltre la guerra, perché le infrastrutture della regione sono state distrutte. Anche se ci fosse la pace domani, non potremmo tornare alla normalità in un futuro prossimo”, ha avvertito.

Un’analisi che lascia intendere come l’emergenza energetica possa diventare una condizione strutturale almeno nel medio periodo.

I 27 rassicurano, ma l’allarme resta

Al termine del vertice, i Paesi membri hanno provato a rassicurare i cittadini, sottolineando che la fornitura energetica europea è attualmente sicura e che l’Unione dispone già di strumenti e regole per garantirne la stabilità.

Ma le parole di Jorgensen restano sul tavolo e spiegano perché Bruxelles abbia deciso di puntare su una “risposta forte e coordinata”, senza rinunciare, almeno nelle intenzioni, all’obiettivo della transizione ecologica e dello sviluppo delle fonti rinnovabili.

Prezzi in forte aumento: +70% il gas, +50% il petrolio

Dall’inizio del conflitto, i prezzi energetici nell’Unione europea sono già saliti in modo pesante: circa il 70% per il gas e il 50% per il petrolio, per un impatto complessivo superiore ai 14 miliardi di euro.

Numeri che rendono più difficile la vita quotidiana di milioni di cittadini e che, secondo Bruxelles, impongono misure di protezione soprattutto per i soggetti più vulnerabili.

Anche la Gran Bretagna valuta misure simili

Il problema non riguarda solo l’Unione europea. Anche la Gran Bretagna si starebbe preparando a varare misure analoghe, confermando che la crisi energetica ha ormai una dimensione continentale.

Il timore comune è che le tensioni geopolitiche e i danni alle infrastrutture possano produrre effetti lunghi e profondi sull’intero mercato europeo.

L’Italia: il nodo principale oggi sono i prezzi

Per quanto riguarda il nostro Paese, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha chiarito che, al momento, il problema principale non riguarda la disponibilità fisica di petrolio e gas, quanto piuttosto il loro costo.

Diversa però la situazione sul fronte del Gnl. Il ministro ha spiegato che l’attacco ai siti produttivi di Las Raffan in Qatar ha causato l’interruzione per forza maggiore dei contratti di importazione destinati al terminale di rigassificazione di Rovigo. L’Italia sta ora cercando di sostituire i volumi mancanti con gas proveniente da altre rotte.

Un elemento che, pur senza configurare nell’immediato una crisi di sicurezza degli approvvigionamenti, rende il quadro più fragile e incerto.

Un’estate decisiva per capire la portata della crisi

L’Europa prova a rassicurare, ma intanto si organizza per il peggiore degli scenari. Tra inviti al risparmio, possibile ricorso ai biocarburanti e piani di emergenza già pronti, il continente entra in una fase in cui la parola chiave è prudenza.

Molto dipenderà dall’evoluzione del conflitto e dalla capacità dei governi di coordinarsi. Ma una cosa appare già chiara: la crisi energetica innescata dalla guerra nel Golfo rischia di accompagnare l’Europa ben oltre l’emergenza immediata.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *