Dopo anni difficili, la Banca del Mezzogiorno torna al centro della scena bancaria nazionale. L’istituto, nato dalle ceneri della ex Popolare di Bari e risanato sotto la regia pubblica di Mediocredito Centrale, è oggi un asset che attira l’interesse di più pretendenti. Un passaggio che certifica non solo il recupero della banca, ma anche il valore strategico riconquistato nel Mezzogiorno.
Secondo quanto emerge, il gruppo MCC si prepara ad avviare la cessione della banca, con una valutazione compresa fra 450 e 600 milioni di euro. Intorno al dossier si muovono diversi soggetti: tra i nomi citati figurano Banco Bpm, Crédit Agricole e Credem, mentre anche il mondo del credito cooperativo guarda con attenzione all’operazione. Un interesse così ampio non nasce per caso: arriva al termine di un percorso di risanamento che ha restituito solidità, presenza territoriale e prospettiva industriale alla banca.
Il dato più evidente è proprio questo: quella che fino a pochi anni fa era una crisi bancaria tra le più delicate del Sud Italia oggi si presenta come una realtà contendibile, con una rete commerciale importante e una posizione rilevante in regioni chiave come Puglia, Campania e Basilicata. La banca conta infatti circa 190 filiali, concentrate in larga parte nel Mezzogiorno, e rappresenta ancora un presidio significativo per famiglie e imprese del territorio.
Il risanamento ha avuto un costo elevato, ma ha evitato il collasso di una banca profondamente radicata nel tessuto economico meridionale. L’intervento pubblico, attraverso Mediocredito Centrale, ha consentito di mettere in sicurezza l’ex Popolare di Bari, riportandola progressivamente in condizioni di mercato. Oggi questo lavoro si traduce nella possibilità di aprire una nuova fase: quella dell’integrazione in un gruppo capace di valorizzarne la rete, l’identità territoriale e il potenziale commerciale.
Per il Sud, la partita va oltre la semplice vendita. La Banca del Mezzogiorno resta infatti un nodo cruciale per l’erogazione del credito in aree dove la presenza bancaria ha un impatto diretto su investimenti, occupazione e sviluppo locale. Il fatto che l’istituto sia tornato appetibile segnala che il percorso di recupero ha funzionato: la banca non è più un problema da gestire, ma una piattaforma da cui ripartire.
Resta ora da capire quale sarà il profilo del futuro acquirente e quale progetto industriale accompagnerà il prossimo passaggio di mano. Ma un punto appare già chiaro: il vero risultato di questi anni è aver trasformato una banca salvata in una banca nuovamente desiderata dal mercato. Ed è forse questo l’indicatore più netto del risanamento completato.