Secondo Pietro Ciucci, amministratore delegato della società Stretto di Messina, il progetto del Ponte sullo Stretto oggi non può essere letto con le stesse categorie utilizzate oltre vent’anni fa. Nel suo intervento, l’amministratore delegato della Stretto di Messina sostiene che il quadro normativo, finanziario e procedurale sia profondamente cambiato e che molte delle obiezioni sollevate nelle ultime settimane non tengano conto dell’evoluzione intervenuta nel frattempo.
Uno dei punti centrali riguarda il tema dei costi e delle varianti. Ciucci respinge l’idea che il progetto abbia superato il limite del 50% previsto dalla normativa europea sugli appalti, spiegando che gli aggiornamenti economici intervenuti nel tempo derivano soprattutto dall’applicazione di clausole già previste contrattualmente e dall’aumento generale dei prezzi che ha interessato le grandi opere infrastrutturali. Non si tratterebbe dunque, nella sua ricostruzione, di una modifica sostanziale del contratto, ma di un adeguamento coerente con le regole vigenti.
Sul piano tecnico, Ciucci distingue poi tra l’aggiornamento del progetto e le vere e proprie varianti in corso d’opera. A suo avviso, le uniche modifiche riconducibili al perimetro del limite del 50% riguardano la connessione ferroviaria metropolitana tra Reggio Calabria e Messina, con nuove stazioni già previste nella versione progettuale del 2011. Anche per questo, sostiene, non sarebbe corretto sommare indistintamente tutti gli interventi per arrivare a una presunta violazione della direttiva europea.
Altro nodo è quello del finanziamento. Ciucci ricorda che la gara del 2004 riguardava l’individuazione del general contractor per la progettazione definitiva e la realizzazione dell’opera, ma non configurava un partenariato pubblico-privato in cui il contraente generale dovesse sostenere direttamente il rischio finanziario dell’intervento. Nel piano originario, osserva, una parte della copertura era affidata alla società Stretto di Messina e al mercato, mentre l’assetto successivo è stato progressivamente ridefinito fino all’attuale soluzione basata sul finanziamento statale.
Per il manager, anche su questo punto si è diffusa una lettura imprecisa: non sarebbe corretto sostenere che il contraente generale dovesse farsi carico del 60% dell’opera. La struttura finanziaria, afferma, è cambiata nel tempo in seguito agli stop and go che hanno segnato la storia del progetto, fino alla configurazione attuale. Una situazione che, precisa, non sarebbe ancora definitiva, dal momento che la legge di bilancio 2024 prevede verifiche ulteriori per reperire eventuali risorse aggiuntive e alleggerire il peso sul bilancio pubblico.
Ciucci richiama inoltre il percorso istituzionale in corso, sottolineando che il decreto all’esame del Senato definisce una procedura dettagliata, trasparente e coerente con i rilievi della Corte dei conti. In questo contesto, aggiunge, il dialogo con la Commissione europea sarebbe stato avviato fin dall’inizio del riavvio del progetto e non avrebbe fatto emergere alcuna procedura di infrazione.
Infine, l’amministratore delegato contesta anche le stime circolate sulle eventuali penali in caso di mancato avvio dei lavori. Secondo la sua ricostruzione, l’efficacia del contratto è subordinata all’approvazione del Cipess e le penali, in caso di interruzione, sarebbero comunque molto inferiori alle cifre spesso richiamate nel dibattito pubblico. Il contratto, conclude, prevede già un sistema articolato di garanzie e tutele.
Il messaggio politico e tecnico dell’intervento è chiaro: il Ponte sullo Stretto, nella versione oggi in discussione, sarebbe un progetto diverso da quello del 2004, sia per quadro normativo sia per assetto finanziario. Ed è proprio su questa discontinuità che Ciucci chiede di fondare il confronto pubblico, lasciando da parte letture che, a suo giudizio, non fotografano più la realtà attuale.
