Un cartello per l’accesso alla rete wi-fi del Senato, esposto durante una riunione ufficiale a Palazzo Madama, finisce al centro delle polemiche per una password che contiene la parola “Dux”, richiamo immediatamente associato alla retorica fascista e al titolo attribuito a Benito Mussolini.

L’episodio si è verificato ieri mattina in occasione di un’audizione congiunta delle commissioni parlamentari competenti in materia ambientale con il commissario europeo per il Clima, l’olandese Wopke Hoekstra. Sul cartello, intestato alla Rete Wi-Fi Senato Wireless e datato 31 marzo 2026, comparivano le credenziali ufficiali per l’accesso alla rete. Nella sequenza alfanumerica indicata come password spiccava chiaramente la parola “Dux”.

La scritta al centro della password

La combinazione riportata sul foglio era: “UFSsDuxV8SXmn”. Proprio al centro, dunque, si leggeva in modo inequivocabile “Dux”. Un dettaglio che non è passato inosservato tra i presenti e che ha subito sollevato interrogativi sull’opportunità di un simile riferimento in una sede istituzionale come il Senato della Repubblica.

Secondo quanto riferito da chi ha assistito alla scena, qualcuno avrebbe anche notato altre possibili suggestioni nella sequenza, ma l’elemento che ha catalizzato l’attenzione è stato soprattutto quel richiamo diretto, seppur inserito in una password tecnica, a una parola fortemente connotata sul piano storico e politico.

Casualità o leggerezza?

Il dubbio, inevitabile, è se si sia trattato di una semplice coincidenza oppure di una scelta infelice. Secondo una stima attribuita all’intelligenza artificiale, la probabilità che la parola “Dux” compaia casualmente in una sequenza alfanumerica di quel tipo sarebbe molto bassa: una su 21mila, pari allo 0,0046%.

Un operatore che si sarebbe accorto del riferimento avrebbe chiesto spiegazioni a un’addetta del Senato, ricevendo una risposta dai toni ironici. La replica sarebbe stata: “Ogni tanto ci divertiamo anche a scrivere Urss”. Una battuta che, nelle intenzioni, avrebbe voluto forse sdrammatizzare, ma che finisce per alimentare ulteriormente le polemiche sul livello di superficialità mostrato in un contesto istituzionale.

Il contesto: l’audizione con il commissario europeo per il Clima

Il cartello era affisso nella sala dove si è svolta l’audizione congiunta del commissario europeo Wopke Hoekstra, alla presenza dei rappresentanti delle commissioni Quarta, Ottava e Nona del Senato e Ottava e Quattordicesima della Camera.

Si trattava dunque di un appuntamento ufficiale e di rilievo, inserito nel quadro della visita istituzionale del commissario Ue in Italia. Proprio per questo, il dettaglio della password assume un peso simbolico ancora maggiore, perché avvenuto in un luogo altamente rappresentativo delle istituzioni repubblicane.

Il nome di De Carlo nel programma, ma nessun ruolo sulle credenziali

Nel programma della visita di Hoekstra, tra gli accompagnatori ufficiali al Senato compariva il nome del parlamentare Luca De Carlo, esponente di Fratelli d’Italia e presidente della commissione Agricoltura di Palazzo Madama.

Tuttavia, non risulta naturalmente alcun suo coinvolgimento nella gestione tecnica delle credenziali wi-fi. Anzi, durante il suo intervento, De Carlo avrebbe sottolineato la necessità di un approccio fondato su “meno ideologia, più pragmatismo”. Una frase che, alla luce del caso scoppiato attorno al cartello, assume inevitabilmente anche un tono paradossale.

Un caso destinato a far discutere

L’episodio rischia ora di trasformarsi in un nuovo caso politico e simbolico. In un Paese dove il rapporto con la memoria del fascismo continua a essere terreno sensibile, la comparsa della parola “Dux” in una comunicazione interna del Senato appare tutt’altro che irrilevante.

Al di là dell’eventuale intenzionalità, resta la leggerezza di un riferimento che, in una sede istituzionale della Repubblica, difficilmente può essere archiviato come una semplice goliardata tecnica.

Il nodo della memoria nelle istituzioni

La vicenda riapre così una questione più ampia: il rapporto tra linguaggio, simboli e responsabilità nelle istituzioni. Perché anche un dettaglio apparentemente secondario, come una password temporanea per il wi-fi, può trasformarsi in un segnale politico o culturale.

E in luoghi come il Senato, dove la memoria democratica dovrebbe essere custodita con particolare attenzione, certi richiami non possono essere liquidati con leggerezza.

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