Il vicepremier torna in Sicilia e lancia il progetto come simbolo di sviluppo, lavoro e rilancio del Sud. In piazza politici, imprese e sindacati. Ma restano divisioni sul territorio e il fronte del No non arretra
Matteo Salvini torna a mettere il Ponte sullo Stretto al centro della scena politica. A Messina, davanti al municipio e con i traghetti sullo sfondo, il vicepremier e leader della Lega ha rilanciato con forza il progetto, accompagnato da uno slogan che non lascia spazio a dubbi: “È l’ora del Ponte”.
Dopo una fase più defilata, segnata anche dalla sua presenza a Budapest per gli incontri con Viktor Orbán, Salvini è riapparso nella città dello Stretto per ribadire che l’opera resta una priorità politica e infrastrutturale. Accanto a lui, sul palco, anche Pietro Ciucci, amministratore delegato della società Stretto di Messina, il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, l’imprenditore Vincenzo Franza ed Enzo Bianco, ex ministro dell’Interno e oggi presidente dei “Liberal-Pd”.
Salvini: “Un messaggio d’amore e speranza”
Nel suo intervento, Salvini ha caricato il progetto di un forte valore simbolico, definendolo non soltanto una grande opera, ma anche un segnale per il futuro del Mezzogiorno e delle nuove generazioni.
Per il leader leghista, il Ponte rappresenta “un messaggio d’amore e di speranza per milioni di giovani” e può diventare persino un “Ponte della pace”, capace di unire territori, creare lavoro e rilanciare il Sud.
Il vicepremier ha anche risposto, indirettamente, alle critiche di chi teme infiltrazioni criminali o sprechi, sostenendo che proprio la costruzione dell’opera potrebbe rappresentare una risposta concreta a mafia e ’ndrangheta, che prosperano dove mancano sviluppo e occupazione.
Nel suo discorso, Salvini ha inoltre parlato del Ponte come di una possibile leva per trattenere o riportare in Sicilia migliaia di giovani, definendolo una forma di “re-immigrazione positiva”, contrapposta all’immagine degli sbarchi e dell’emergenza migratoria.
Schifani: “Alleato di ferro”
A sostegno del progetto si è schierato con nettezza anche il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, che ha parlato del Ponte come di un sogno a cui non intende rinunciare.
“Salvini ha in me un alleato di ferro”, ha dichiarato, confermando la sintonia politica sull’opera. Assente per altri impegni il presidente della Calabria Roberto Occhiuto, che però resta vicino al dossier anche per ragioni politiche e personali: la sottosegretaria forzista Matilde Siracusano, sua compagna, è messinese.
Attorno al fronte del sì si sono ritrovati anche rappresentanti di Cisl, altre sigle sindacali, artigiani, imprenditori e Confindustria, tutti uniti dalla convinzione che il Ponte resti un’infrastruttura strategica per la crescita economica e occupazionale del Sud e dell’intero Paese.
Una piazza non pienissima, mentre De Luca raduna più gente
Nonostante la presenza di Salvini e il peso simbolico dell’iniziativa, la partecipazione in piazza è stata inferiore alle aspettative. Davanti al municipio si sono contate meno di duemila persone.
Nelle stesse ore, però, il vero protagonista della scena messinese era altrove: Cateno De Luca, ex sindaco della città, ha richiamato circa cinquemila sostenitori al coperto, al PalaRescifina, per un’iniziativa elettorale legata al nuovo sindaco e al suo schieramento.
Un dato politico che pesa e che racconta come, a Messina, il Ponte resti sì un tema centrale, ma anche profondamente divisivo. Lo stesso De Luca e il sindaco uscente Filippo Basile hanno mantenuto una posizione più prudente, confermando un atteggiamento attendista su un’opera che continua a spaccare la città.
Il fronte del No resta attivo
A ribadire che il consenso sul Ponte non è affatto unanime ci ha pensato anche il fronte contrario all’opera. In serata, proprio nell’area di Torre Faro, dove dovrebbe sorgere il pilone siciliano del collegamento, i sostenitori del No hanno promosso un’iniziativa pubblica, seppur in tono più raccolto, ospitata in un chiosco bar.
Segno che il confronto sul progetto resta vivo sul territorio, dove continuano a emergere dubbi su costi, priorità infrastrutturali e impatto ambientale.
Ciucci: “Cantieri pronti, arrivate 25 mila candidature”
Dal palco, Pietro Ciucci ha provato a rafforzare l’immagine di un’opera pronta a partire, parlando di cantieri pronti e sottolineando che sarebbero già arrivate 25 mila candidature da parte di chi spera di lavorare alla realizzazione del Ponte.
Un messaggio chiaro: il progetto non viene presentato solo come visione politica, ma come occasione concreta di lavoro e sviluppo.
Anche Enzo Bianco ha rilanciato, annunciando di voler lavorare per allargare il consenso sul Ponte anche nel campo progressista. L’ex ministro ha ricordato di essere favorevole all’opera da anni e di non aver cambiato posizione nemmeno ora che si trova all’opposizione.
Un’opera che resta simbolo e terreno di scontro
La giornata di Messina conferma che il Ponte sullo Stretto continua a essere molto più di un’infrastruttura: è uno snodo politico, economico e identitario. Per Salvini è il simbolo di un’Italia che investe e collega il Sud al resto d’Europa. Per i sostenitori, è una promessa di lavoro e modernizzazione. Per i contrari, resta invece un progetto contestato, mentre strade e ferrovie del Mezzogiorno aspettano ancora interventi urgenti.
Il leader della Lega ha scelto di rimetterlo al centro del dibattito con un messaggio forte. Ma, al di là degli slogan, la partita resta tutta aperta. E si giocherà non solo nei palazzi della politica, ma soprattutto sul terreno del consenso reale nei territori coinvolti.
