Tra sostenitori e contrari, l’ora legale continua a dividere. Ma in Italia il confronto non riguarda soltanto abitudini e lancette: c’è anche un tema economico ed energetico. Secondo i dati richiamati nell’articolo, nei sette mesi di ora legale del 2025 il risparmio complessivo ha superato i 90 milioni di euro, grazie a un minore utilizzo dell’illuminazione elettrica.

Il ritorno dell’ora legale, che quest’anno scatta nella notte tra sabato 28 e domenica 29 marzo, riporta al centro una questione discussa da anni sia in Italia sia in Europa. Introdotta per la prima volta nel 1916 e regolamentata dall’Unione europea nel 2001, questa misura continua infatti a essere oggetto di un confronto acceso tra chi ne sottolinea i benefici e chi invece ne mette in evidenza i limiti.

Negli ultimi mesi il tema è tornato d’attualità anche sul piano politico internazionale. In Spagna, il premier Pedro Sánchez ha annunciato l’intenzione di chiedere all’Unione europea l’abolizione del cambio d’ora, sostenendo che oggi i vantaggi energetici siano ridotti e che gli effetti negativi sulla salute e sulla vita quotidiana possano superare i benefici. In Italia, al contrario, prende quota una linea diversa: rendere stabile l’ora legale per tutto l’anno. Alla Camera è infatti in corso l’iter di una proposta di legge sostenuta da oltre 350 mila firme, con conclusione dei lavori prevista entro il 30 giugno.

Il dibattito, però, non nasce oggi. Già nel 2018 la Commissione europea aveva promosso una consultazione pubblica a cui parteciparono 4,6 milioni di cittadini europei: l’84% si espresse a favore della cancellazione del cambio d’ora. Da allora il confronto si è sostanzialmente fermato in una situazione di stallo tra chi chiede di mantenere sempre l’ora solare, chi preferisce l’ora legale permanente e chi, di fatto, difende lo status quo.

Dal punto di vista italiano, uno degli argomenti principali a favore dell’ora legale riguarda il risparmio energetico. L’allungamento delle giornate serali consente infatti di sfruttare più a lungo la luce naturale, riducendo i consumi per l’illuminazione. Secondo quanto riportato nel testo, questo vantaggio è particolarmente rilevante per il Sud, dove la posizione geografica permette di beneficiare maggiormente dell’estensione della luce solare.

Il dato economico stimato da Terna rafforza questa lettura: oltre 90 milioni di euro risparmiati nei sette mesi di ora legale del 2025. Un numero che riaccende la discussione proprio mentre l’Europa continua a interrogarsi sul futuro del cambio d’ora e l’Italia valuta se trasformare una misura stagionale in una scelta permanente.

In questo scenario, la domanda resta aperta: abolire il passaggio dall’ora solare all’ora legale oppure rendere stabile il nuovo orario per tutto l’anno? Per ora, il confronto resta politico, tecnico e culturale insieme. Ma il punto fermo, almeno secondo i dati citati, è che l’ora legale continua ad avere un impatto concreto sui consumi e sui costi dell’energia

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