Retegui esposito

L’Italia si avvicina alla sfida con l’Irlanda del Nord con un’urgenza che va oltre il semplice risultato. In palio non c’è solo una partita, ma un pezzo di futuro azzurro. Perché per arrivare finalmente al Mondiale, dopo due esclusioni che restano ferite aperte, la Nazionale deve prima di tutto ritrovare la cosa più semplice e più complicata del calcio: il gol.

Il tema accompagna tutta la vigilia. I numeri degli attaccanti italiani, guardando alla classifica marcatori, non sono travolgenti. Kean è a quota 8, Scamacca a 8, Pio Esposito a 6, Raspadori appena a 1, mentre Retegui viaggia sì a 15 reti, ma lontano dall’Europa, nel campionato saudita. Eppure, proprio dall’attacco arrivano i segnali più incoraggianti del nuovo corso azzurro. Nelle ultime sei partite l’Italia ha segnato 19 gol, e ben 14 sono arrivati dagli attaccanti: 5 di Retegui, 4 di Kean, 3 di Esposito, 2 di Raspadori. Un bottino che racconta meglio di qualsiasi dibattito la scelta fatta da Gattuso, che ha modellato la sua Nazionale intorno al doppio centravanti.

La sensazione è che il ct abbia capito in fretta dove intervenire. Se una volta la difesa era il rifugio naturale dell’Italia, oggi non basta più. È davanti che la Nazionale deve costruire la sua qualificazione. Anche perché il ricordo del 2017 contro la Svezia e del 2022 contro la Macedonia del Nord pesa ancora: in entrambi i casi, a condannare gli azzurri fu soprattutto l’incapacità di segnare. Stavolta il rischio di un terzo fallimento consecutivo va disinnescato prima, senza affidarsi a calcoli o all’idea di trascinare tutto fino ai rigori.

Contro l’Irlanda del Nord, però, servirà più della semplice statistica. Gli avversari sono annunciati con un atteggiamento prudente, quasi da catenaccio, una disposizione che anche la Germania aveva dovuto affrontare durante le qualificazioni. Ecco perché i numeri dovranno diventare sostanza. Il compito ricadrà soprattutto sui quattro uomini simbolo dell’attacco azzurro: Retegui, Kean, Esposito e Raspadori.

Al momento, la coppia che guida le gerarchie sembra essere quella formata da Mateo Retegui e Moise Kean. Due storie diverse, due percorsi lontani, due identità che raccontano bene il volto sempre più aperto e mescolato dello sport italiano. Retegui, oriundo argentino scoperto nel Tigre e lanciato in azzurro da Roberto Mancini, oggi gioca in Arabia Saudita ma continua a essere un punto fermo della Nazionale. Kean, cresciuto in Italia e figlio di genitori ivoriani, è invece l’attaccante dell’esplosività e della profondità, uno di quelli che possono cambiare il ritmo della partita con uno strappo.

Gattuso ha lavorato per mettere entrambi al centro del progetto. Con Retegui il rapporto si è consolidato anche fuori dal campo, con la visita del ct in gennaio a Kobhar, dove il centravanti gioca con l’Al Qadsiah. Un gesto che il numero 9 ha restituito presentandosi con una settimana di anticipo a Coverciano, approfittando della pausa del campionato saudita per allenarsi da solo con lo staff azzurro. Kean, dal canto suo, arriva con la voglia dichiarata di prendersi il Mondiale e con l’attenzione di chi ha imparato a gestire il proprio fisico per evitare ricadute e infortuni.

Dietro ai due titolari designati, però, l’Italia ha finalmente alternative vere. Pio Esposito, a soli 20 anni, si è ritagliato uno spazio sempre più importante. I suoi tre gol in cinque presenze raccontano un impatto già notevole, ma ancora più convincenti sono i movimenti da centravanti puro, la capacità di stare in area, di leggere la giocata, di farsi trovare nel posto giusto. È il profilo di chi può diventare molto più di una semplice riserva.

Poi c’è Giacomo Raspadori, forse il più prezioso per duttilità e intelligenza tattica. Il suo passaggio all’Atalanta, a gennaio, aveva anche l’obiettivo di restare pienamente dentro il giro azzurro. L’infortunio di Scamacca lo ha rilanciato come seconda punta, ruolo che interpreta con naturalezza da anni. Non ha i numeri più appariscenti, ma continua a essere l’uomo che tiene insieme il reparto, che cuce, si muove, crea spazi e accompagna l’azione.

In fondo, questa Italia si presenta alla vigilia con una certezza e una speranza. La certezza è che, oggi, il reparto offensivo dia più garanzie di quanto non dica la fredda classifica marcatori. La speranza è che basti per scardinare una partita complicata, chiusa, sporca, di quelle in cui serve pazienza ma anche ferocia sotto porta.

Gattuso si affida ai suoi attaccanti, e non potrebbe fare altrimenti. Kean, Retegui, Esposito, Raspadori: cambiano le caratteristiche, cambia il percorso, ma il messaggio è lo stesso per tutti. Non importa chi segna. Importa che l’Italia segni. E che, una volta per tutte, ritrovi la strada del Mondiale.

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