Dopo la sostituzione di Gasparri con Stefania Craxi al Senato, a Roma si lavora per congelare le tensioni. Ma nel partito restano aperti i fronti sui congressi provinciali, sul ruolo di Barelli e sul peso della famiglia Berlusconi

In Forza Italia si tenta una tregua, almeno ai piani alti. Mentre nelle regioni continuano a divampare focolai di tensione — dalla Sicilia alla Puglia, passando per Abruzzo, Piemonte, Lombardia e Liguria — a Roma è in corso un’operazione di ricomposizione per evitare che lo scontro interno degeneri.

Il principio che accomuna le diverse anime del partito, almeno per ora, è uno: nessuno ha interesse a far esplodere Forza Italia. Per questo la sostituzione di Maurizio Gasparri con Stefania Craxi alla guida del gruppo al Senato, chiesta dalla minoranza, sostenuta da Marina Berlusconi e accettata dal segretario Antonio Tajani, viene considerata da tutti un punto di equilibrio sufficiente, almeno nell’immediato.

Tajani prova a ricucire

Per disinnescare il conflitto, Tajani si è mosso personalmente. Ieri ha fatto visita a Gianni Letta, storico punto di contatto con la famiglia Berlusconi, in un tentativo di consolidare gli equilibri e raffreddare le tensioni.

Il segretario, però, resta irritato per quanto accaduto. Ai suoi ha fatto sapere di voler chiudere con il “braccio di ferro quotidiano”, sottolineando che questa fase delicata richiede responsabilità e che non è questo, a suo dire, ciò che si aspetta la famiglia Berlusconi.

La richiesta di una “calmata” si traduce soprattutto in uno stop, almeno per il momento, a un altro possibile terreno di scontro: la sostituzione di Paolo Barelli, capogruppo alla Camera e fedelissimo di Tajani, oltre che suo cognato. Tra i nomi circolati come possibili alternative ci sono quelli di Debora Bergamini, Alessandro Cattaneo e Giorgio Mulè, ma al momento il dossier sembra congelato.

La minoranza non arretra

Nel fronte vicino al segretario si spera che lo stop su Barelli duri fino alla fine della legislatura. La convinzione è che, con mesi difficili all’orizzonte, aprire una crisi interna sarebbe un boomerang devastante anche in termini elettorali.

Ma la minoranza non sembra intenzionata a deporre davvero le armi. Anzi, tra i critici di Tajani c’è chi lascia intendere che lo scontro potrebbe riaccendersi in qualsiasi momento, contando sul sostegno della famiglia Berlusconi. Il ragionamento che circola è netto: se arrivasse un via libera esplicito da Marina Berlusconi, anche Barelli potrebbe essere messo in discussione.

In realtà, per gli oppositori interni, il nodo non è solo il capogruppo della Camera. Il vero obiettivo sarebbe fermare i congressi provinciali, i primi nella storia del partito, previsti dal prossimo mese.

Il nodo congressi e il sospetto sui tesseramenti

È proprio sui congressi che si concentra la battaglia più delicata. La minoranza legge l’iniziativa come un tentativo di Tajani di blindare la propria leadership e consolidare l’attuale classe dirigente, senza tenere conto delle richieste di rinnovamento che, da mesi, i fratelli Berlusconi avrebbero messo sul tavolo.

A rendere ancora più esplosivo il clima ci sono i sospetti sui tesseramenti. Secondo i critici, i numeri degli iscritti sarebbero stati gonfiati per rafforzare gli equilibri interni e salvaguardare gli assetti esistenti.

A dirlo apertamente è stata Francesca Pascale, che ha attaccato il partito sostenendo che i 250 mila tesserati dichiarati da Forza Italia, se confrontati con i risultati elettorali, rappresenterebbero “un’offesa all’intelligenza degli elettori e alla memoria di Silvio Berlusconi”.

Il ragionamento, nel partito, viene ripetuto da più parti: se in alcuni territori ci sono decine di migliaia di iscritti, ma poi il consenso reale alle urne è molto più basso, qualcosa non torna.

Dal fronte opposto, però, le accuse vengono respinte. I fedelissimi di Tajani rivendicano la regolarità del tesseramento e accusano i rivali di alzare polveroni perché privi di una vera forza interna.

Il peso della famiglia Berlusconi

Il tema di fondo resta sempre lo stesso: quanto pesa oggi la famiglia Berlusconi negli equilibri di Forza Italia? La sostituzione di Gasparri con Craxi è stata letta da molti come un segnale preciso: il rinnovamento chiesto dagli eredi del fondatore non può limitarsi a operazioni simboliche, ma deve incidere davvero sugli assetti del partito.

Da qui il timore, nel cerchio magico di Tajani, che tirare dritto sui congressi possa provocare una nuova offensiva. Alla Camera, ad esempio, il gruppo forzista potrebbe anche muoversi per chiedere formalmente la sostituzione di Barelli, magari attraverso una raccolta firme.

I “rivoltosi” ritengono infatti che, dopo il caso Gasparri, molti parlamentari abbiano iniziato a osservare con più attenzione il nuovo clima interno e a riposizionarsi. La convinzione diffusa è che nessuno, neppure Tajani, possa permettersi di ignorare il peso politico e simbolico della famiglia Berlusconi.

Una tregua fragile

Per ora, dunque, in Forza Italia prevale una tregua armata. Tajani prova a ricucire e a tenere insieme il partito, mentre la minoranza osserva, pronta a tornare all’attacco sui congressi e sugli equilibri parlamentari.

La sensazione è che lo scontro non sia affatto chiuso. È soltanto sospeso. E tutto dipenderà da due fattori: la gestione del rinnovamento interno e il ruolo che la famiglia Berlusconi deciderà di esercitare nei prossimi mesi.

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