Archiviata la tornata referendaria, il Governo si prepara a rimettere al centro dell’agenda i principali dossier economici. Le prossime settimane si annunciano decisive, con una sequenza di provvedimenti che toccheranno fisco, crescita, sostegno alle imprese, caro energia e Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Il primo passaggio chiave riguarda l’aggiornamento del Programma di finanza pubblica. Subito dopo Pasqua, intorno al 9 aprile, l’esecutivo potrebbe rivedere le stime macroeconomiche, con una correzione verso il basso delle previsioni di crescita per il 2025. L’indicazione sarebbe quella di un Pil in aumento dello 0,5%, contro il +0,7% indicato lo scorso ottobre. Parallelamente, è atteso un peggioramento di alcuni indicatori di finanza pubblica, con un deficit previsto al 3,1% e un debito in salita al 137,1% del Pil.

La partita dei conti pubblici resta particolarmente delicata. Entro aprile l’Istat dovrà notificare a Bruxelles i dati aggiornati e, in assenza di variazioni significative, per il Governo sarà difficile reperire nuovi margini di bilancio. Un tema che pesa anche sul fronte della Difesa, considerata una voce di spesa strategica nel quadro degli impegni assunti in sede Ue e Nato.

Sul tavolo del Consiglio dei ministri è intanto atteso il decreto fiscale. Il provvedimento dovrebbe includere una serie di correzioni e misure di semplificazione, oltre a interventi pensati per sostenere gli investimenti delle imprese. Tra i punti centrali c’è il superamento dell’obbligo per le aziende di stipulare polizze contro le calamità naturali, vincolo inizialmente previsto per accedere ad alcune agevolazioni. Il Governo punta inoltre a rendere più efficace il meccanismo di Transizione 4.0, dopo mesi di rallentamenti e incertezze che hanno frenato i piani di investimento.

Proprio il nodo degli incentivi alle imprese si intreccia con quello dell’energia. Il 7 aprile scade il taglio temporaneo delle accise sui carburanti e resta ancora da definire un quadro di aiuti per le aziende energivore. Molto dipenderà anche dall’evoluzione internazionale e dall’impatto delle tensioni commerciali, a partire dalle decisioni annunciate dagli Stati Uniti. In questo scenario, non si esclude che parte delle risorse possano arrivare dai fondi destinati a Transizione 4.0.

Il decreto fiscale potrebbe contenere anche nuovi interventi sul costo dell’energia. Tra le ipotesi allo studio figura la proroga del contributo straordinario per i mini-pacchetti da 150 euro, finora riconosciuto in due tranche da 30 euro e che potrebbe essere esteso fino a giugno, quando molte famiglie si troveranno a fare i conti con il passaggio al nuovo sistema di tassazione Ue.

Un altro fronte aperto è quello dell’attuazione della delega fiscale. In attesa dei nuovi decreti, tra cui quello sui giochi, resta da sciogliere il nodo del testo unico dell’accertamento, che dovrebbe approdare in uno dei prossimi Consigli dei ministri per un primo via libera. Rimane invece in sospeso il decreto sui tributi locali, già trasmesso al Parlamento ma ancora in attesa dei pareri delle commissioni competenti. Tra le ipotesi in valutazione c’è anche una versione alleggerita del provvedimento, senza le norme sulla compartecipazione Irpef, tema che coinvolge direttamente Comuni, Regioni e finanze locali.

Infine, il capitolo Pnrr. Nei prossimi giorni dovrebbe tornare in legge il decreto sull’ulteriore rimodulazione del Piano. Al momento, però, sarebbe stato escluso l’avvio della società pubblica destinata all’acquisto dei treni Intercity e regionali, un intervento collegato a circa 1,2 miliardi di euro di fondi che restano ora a rischio in assenza di una nuova intesa con Bruxelles.

In sintesi, l’economia torna a occupare il cuore dell’azione di governo, ma con margini stretti e molte incognite ancora aperte. Tra crescita in rallentamento, conti pubblici sotto pressione, caro energia e ritardi nell’attuazione del Pnrr, le prossime settimane saranno decisive per capire la direzione della politica economica italiana.

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