Roberto Occhiuto

In un clima segnato dall’incertezza economica e politica, con i rincari di gas e carburanti che continuano a pesare su famiglie e conti pubblici, la Calabria sceglie una direzione che fa già discutere. Con il nuovo statuto regionale, infatti, tornano i sottosegretari alla Presidenza: figure che siederanno in giunta senza diritto di voto, ma con deleghe operative, staff dedicato e un trattamento economico rilevante.

La novità è contenuta nella riforma che approda in aula da lunedì e che consente al governatore Roberto Occhiuto di nominare fino a due sottosegretari, oltre a un massimo di nove assessori regionali. Si tratta di incarichi di diretta nomina del presidente della Regione, pensati – secondo la maggioranza – per rafforzare il coordinamento dell’azione di governo. Ma per le opposizioni rappresentano soprattutto l’ennesimo allargamento del perimetro del potere esecutivo.

Il punto più controverso riguarda i costi. I sottosegretari percepiranno un’indennità pari all’84% di quella degli assessori, per una cifra che si aggira intorno ai 14.470 euro lordi al mese. A questo si aggiungono le spese per le strutture di supporto, stimate tra i 400mila e i 600mila euro annui per ciascun ufficio. In totale, la spesa complessiva potrebbe superare il milione di euro l’anno.

Numeri che hanno acceso la protesta del centrosinistra e del Movimento 5 Stelle, in particolare della lista Tridico presidente, che leggono l’operazione come una scelta politica prima ancora che amministrativa. Secondo le opposizioni, i nuovi incarichi sarebbero “un ampliamento mascherato del potere esecutivo” e un modo per costruire “nuove filiere di fedeltà politica”, distribuendo deleghe e poltrone utili a rafforzare gli equilibri del centrodestra e la leadership di Occhiuto dentro la coalizione.

La maggioranza respinge però le accuse e difende la riforma, sostenendo che si tratta di figure necessarie per migliorare il coordinamento tra Presidenza e assessorati. Proprio con questa impostazione il centrodestra, in commissione, ha respinto in modo compatto tutti gli emendamenti delle opposizioni: dalle proposte di riduzione delle indennità fino al 50% alla cancellazione delle spese accessorie di rappresentanza, fino al divieto di assumere collaboratori esterni.

Lo scontro politico si trasferisce ora in Consiglio regionale, dove il nuovo statuto arriva dopo un percorso tutt’altro che lineare. La nuova carta, infatti, ha già conosciuto una prima battuta d’arresto sul piano procedurale. La promulgazione avvenuta il 23 febbraio era stata effettuata senza rispettare il termine di trenta giorni dalla pubblicazione sul bollettino ufficiale. Un errore definito dalla maggioranza un semplice “mero disguido”, corretto con una seconda promulgazione.

Per le opposizioni, al contrario, quell’incidente è il segnale della fretta con cui il presidente della Regione vuole chiudere la partita del rimpasto, avendo a disposizione tutte le leve possibili, comprese le nuove caselle previste dallo statuto. Una fretta che, secondo i critici, si spiega anche con i nuovi equilibri politici emersi dopo il referendum e con la necessità di tenere compatta una maggioranza attraversata da tensioni e ambizioni interne.

Il voto di lunedì dirà se la Calabria avrà davvero i suoi nuovi sottosegretari. Ma il confronto è già aperto: per la maggioranza è una scelta di efficienza amministrativa, per le opposizioni l’ennesima moltiplicazione delle poltrone in una regione dove le emergenze restano molte e le risorse, sostengono i contrari, dovrebbero essere destinate ad altre priorità.

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