Diciotto nuovi consigli di amministrazione, per un totale di 118 caselle da riempire. È entrato nel vivo il risiko delle nomine nelle partecipate pubbliche, uno dei passaggi più delicati per il governo in vista dei prossimi due anni. E la sconfitta al referendum è destinata a pesare anche sulle scelte che l’esecutivo si prepara a compiere per il rinnovo dei vertici delle grandi quotate controllate dallo Stato: Eni, Enel, Poste, Leonardo, Enav e Terna.

Il quadro è ampio e attraversa buona parte della galassia pubblica. Come ricorda l’osservatorio Comar, tra le società direttamente controllate dal Tesoro figurano, tra le altre, Amco, Consap, Equitalia Giustizia, Poligrafico dello Stato, Mefop, PagoPa, Sogesid, Sogin, Sport e Salute, Stretto di Messina e Sviluppo Lavoro. A queste si aggiungono tre snodi centrali del gruppo Ferrovie dello Stato: Rfi, Trenitalia e Fs Logistix.

Non si tratta soltanto di un passaggio amministrativo. Sullo sfondo c’è una partita tutta politica. A Palazzo Chigi, infatti, l’obiettivo sarebbe quello di “serrare i bulloni”, puntando su figure il più possibile allineate alla maggioranza di centrodestra. Fratelli d’Italia, in particolare, ambirebbe a conquistare una quota rilevante dei consiglieri, con lo sguardo già rivolto alla lunga campagna elettorale che condurrà alle elezioni della primavera 2027.

Il primo banco di prova sarà il rinnovo dei vertici di Poste Italiane, con il deposito della lista per il nuovo board fissato per giovedì 2 aprile. In questo caso, l’amministratore delegato Matteo Del Fante e il direttore generale Giuseppe Lasco sembrano avviati alla riconferma. Buone possibilità anche per la presidente Silvia Rovere.

In Eni, invece, Claudio Descalzi non appare in discussione. Per la presidenza avrebbe però guadagnato terreno il nome di Andrea De Gennaro, attuale comandante generale della Guardia di Finanza, il cui mandato scadrà a maggio. Anche in Enel si profila la continuità: Flavio Cattaneo va verso la conferma come amministratore delegato, mentre Paolo Scaroni, vicino a Forza Italia, conserva chance concrete di restare presidente per un secondo mandato.

Scenario simile anche in Leonardo, dove l’amministratore delegato Roberto Cingolani dovrebbe ottenere il via libera per restare al vertice. Resta invece ancora aperta la partita per la successione del presidente uscente Stefano Pontecorvo. Più incerto, al contrario, il futuro di Terna, dove appare improbabile un secondo mandato per l’amministratrice delegata Giuseppina Di Foggia.

La partita, tuttavia, non riguarda soltanto le grandi società quotate. Anche sul fronte delle authority restano dossier aperti e strategici. La Consob è ancora senza presidente e, nelle ultime ore, sarebbe tornata a circolare con insistenza l’ipotesi di Federico Freni, soluzione però osteggiata dal vicepremier Antonio Tajani. Nelle prossime settimane dovrà inoltre essere rinnovato anche il vertice dell’Antitrust.

Tra partecipate, società strategiche e autorità indipendenti, il governo si trova così davanti a una tornata di nomine che avrà inevitabili riflessi non solo sulla governance pubblica, ma anche sugli equilibri politici della maggioranza. Per questo il dossier viene considerato uno dei più sensibili di questa fase: dalle scelte sui manager dipenderà infatti una parte rilevante dell’assetto del potere pubblico nei prossimi mesi.

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