Parla Osvaldo Cammarota

Per lo sviluppo del territorio costiero di 50 km da Salerno a Castellabate, 478 chilometri quadrati e oltre trecentomila abitanti amministrati da otto Comuni, i sindaci e la Regione Campania hanno promosso un Masterplan- Programma Integrato di Valorizzazione.

Il Progetto preliminare che vede tra gli altri l’impegno professionale dell’architetto Stefano Boeri, è stato discusso e approfondito dal Partenariato socio-economico locale, costituito da sessanta attori sociali e trentuno soggetti imprenditoriali. Il Masterplan-PIV è un nuovo strumento di intervento concepito per promuovere sviluppo integrato a scala sovracomunale; una strategia che nel processo di elaborazione del progetto definitivo, si avvale anche degli apporti del Partenariato.

Il Sud on line ne parla con Osvaldo Cammarota, operatore di coesione e sviluppo territoriale e direttore della BRI-Banca Risorse Immateriali, che ha accompagnato il percorso partecipativo.

Nel documento finale del Partenariato si legge, tra le altre cose, che “l’attrattività del luogo è la principale opportunità di sviluppo, per le imprese e le comunità”. Detto così sembra un assunto scontato. Cosa c’è invece dietro mesi di lavoro? 

Quando si ragiona su scala sovracomunale, come in questo caso, si moltiplicano le criticità che limitano lo sviluppo di un intero sistema territoriale che coinvolge oltre trecentomila persone. Occorre quindi porre in campo una ampia opera di raccolta di osservazioni, suggerimenti e proposte per rafforzare i caratteri di sostenibilità ambientale, economica e sociale degli interventi prefigurati nel Progetto preliminare. Serve, come in questo caso,valorizzare i caratteri identitari che fanno di questo luogo un “pezzo di Mediterraneo”, in cuisi ritrova una rara concentrazione di paesaggio, storia, colture, produzioni, che lo rendono unico. E partire da qui per proporre una credibile offerta integrata dei suoi beni e servizi nelle reti globali dell’economia e della società.

Da quale presupposto siete partiti?

Tra le risorse identitarie si segnala, come caratteristica prioritaria, una cultura di impresache ha incorporato i principi di sostenibilità ambientale e sociale come fattori di successo. Alcune aziende del luogo, infatti, hanno raggiunto alti livelli di notorietà e competitività nella dimensione internazionale. Sono esempi dai quali tutti abbiamo da imparare per innovare e sviluppare una cultura operativa che concorra ad uno sviluppo che abbia i richiesti caratteri disostenibilità, inclusività, resilienza e durata nel tempo.

Un tema molto delicato è la qualità delle strutture amministrative locali. Non sempre in linea con le esigenze di una programmazione che è sempre complessa.

Nel documento di sintesi non mancano suggerimenti per rafforzare e innovare il sistema amministrativo a scala intercomunale. La preoccupazione principale è di dover reggere un processo di attuazione che si profila denso di complessi adempimenti, inediti per la dimensione sovracomunale di intervento. Altro tema trattato è l’esigenza di pianificare uno sviluppo più armonico, equilibrato e connesso, non solo all’interno del sistema territoriale, ma anche nelle relazioni con analoghe esperienze confinanti, territori in cui sono depositate risorse complementari altrettanto competitive. 

Se dovesse indicare una chiave di successo?

L’uso razionale delle risorse finanziarie e del patrimonio pubblico in generale, di tutto quanto può essere riconvertito e valorizzato senza consumare suolo. Questo è uno dei suggerimenti più ampiamente condivisi, nella consapevolezza che il Masterplan-PIV è un piano-programma-processo che ha bisogno di capacità attuative affidabili nel tempo.

Lei ha una lunga esperienza di operatore e studioso di sviluppo locale. Negli anni Novanta ha potuto sperimentare un modello a struttura sistemica nel “Miglio d’Oro”, vale a dire nei comuni che vanno da San Giorgio a Torre del Greco. Le è servita?

In questo campo nulla è replicabile meccanicamente. Ogni ambito della regione ha le sue peculiari risorse e connessi problemi da risolvere. In ogni caso, sì, quell’approccio culturale resta il più adatto per promuovere sviluppo territoriale nella società densa e complessa del nostro tempo. Ma è una ricerca continua. 

Che cosa può dirsi a proposito del gruppo di lavoro con cui ha collaborato. C’è qualcuno a cui sente di dover indirizzare un particolare grazie?

Mi invita a citarli e lo faccio volentieri. Mauro Vincenti, Donato Cerone, Immafederica Refuto, Mattia Coppola, Gilda Marigliano, Annarita De Blasio, Antonella Giardino, Elena Bonavolontà e Paola Mangone. Senza l’armonica combinazione delle loro professionalità non avremmo mai potuto svolgere questo lavoro nei tempi ristretti che ci sono stati dati. 

Ma, in definitiva, qual è il senso di queste attività partecipative che non tutti ritengono necessarie?

Aldo Masullo, un amato filosofo del nostro tempo, sosteneva che “non c’è nulla più concreto del pensiero, perché esso orienta l’azione”Mi permetto di aggiungere che, quando un pensiero è condiviso ha maggiore forza per essere tradotto in realtà. Il Partenariato ha dato il suo contributo e, a proposito di concretezza, ha prodotto la traccia di un’idea-progetto che riguarda il possibile utilizzo della rete dei nove ex tabacchifici come “luoghi fisici” in cui organizzare, innovare, promuovere, sviluppare e proporre in chiave moderna al resto del mondo i valori identitari del territorio. La sfida si legge nel documento finale: produrre ricchezza e benefici sociali commisurati alla grandezza del patrimonio di cui si dispone.

di Raffaele Tovino