Non sono solo i veleni tossici interrati dai criminali ad uccidere la Terra dei Fuochi, il lavoro delle mamme coraggio di Acerra ci pone un altro interrogativo: da dove vengono tutti questi copertoni se esiste una normativa che traccia la filiera degli pneumatici dalla nascita fino alla morte? È facile supporre che cosi come gli scarti industriali fatti bruciare per strada siano in regime di evasione fiscale, anche i copertoni che servono da letto di combustione siano in regime di evasione fiscale, ci deve essere un intoppo da qualche parte, per cui i copertoni invece di essere smaltiti finiscono in mano alla criminalità che li trasforma in combustibile per eliminare le tracce dei suoi affari camorristici.
LA NUOVA NORMATIVA
La normativa, dal 2011 prevede anche che lo smaltimento del copertone si paghi al momento dell’acquisto e non, come accadeva prima, quando si cambia il copertone, spetta al gommista poi avviare la procedura per lo smaltimento. Il sistema di pagare lo smaltimento all’acquisto chiaramente da un lato aveva lo scopo di frenare chi si liberava dei copertoni illegalmente per non pagarne lo smaltimento, o anche gli stessi gommisti disonesti che si facevano pagare lo smaltimento ma poi se ne liberavano in un altro modo, ma dall’altro non ha risolto il problema degli pneumatici che vengono sversati nelle discariche e così, le mamme coraggio, nei loro raid ne recuperano almeno una quindicina in una giornata.
IL PATTO DELLE ISTITUZIONI
“Esiste un patto”, mi dice Chiara, una delle mamme coraggio, mentre dipinge un copertone che presto si trasformerà in rana da giardino “firmato nel luglio 2013 dal ministero degli Interni, dalla Regione Campania, dalla Provincia di Napoli e di Caserta, quasi tutti i sindaci della Terra dei Fuochi, tranne Frattaminore il cui sindaco si è rifiutato di firmare, dalle prefetture di Napoli e Caserta, dall’Anci, dalle Asl di Napoli e Caserta, dall’Arpac, da Legambiente, dalle guardie ambientali e dall’Isde, con il quale la Regione tra le varie cose stanziava 5 milioni di euro per tutte le attività messe in campo per contrastare il fenomeno dei roghi. Nel 2013 l’Ecopneus scpa, che si occupa di gestire il tracciamento, la raccolta, il trattamento e la destinazione finale degli pneumatici fuori uso, ha firmato un Protocollo d’Intesa con il ministero dell’Ambiente, il ministero degli Interni, le prefetture e i comuni di Napoli e Caserta contro l’abbandono dei pneumatici fuori uso nella Terra dei Fuochi.”
“IO SCELGO LA STRADA GIUSTA”
L’Ecopneus è una società che si occupa proprio di questo, secondo il protocollo firmato i comuni, attraverso le aziende di raccolta dei rifiuti da cui sono serviti, effettuano la raccolta dei Pfu abbandonati sul territorio per concentrarli in aree idonee allo stoccaggio, dove l’Ecopneus provvederà alla raccolta.L’operazione è stata finanziata con i fondi messi a disposizione da una parte dei soci. La campagna che sarebbe durata per tutto il 2014 si chiama “Io scelgo la strada giusta” ma si vede che in alcune zone non l’ha proprio trovata visto che gli pneumatici sono ancora lì, pronti a diventare camera di combustione di nuovi roghi. Ma le aziende comunali che si occupano dei rifiuti dovrebbero fare la loro parte, visto che solo il Comune è autorizzato a raccogliere i rifiuti sul terreno comunale. Invece i copertoni sono lì Ed è quella presenza minacciosa sull’ambiente che ha spinto Chiara e le altre alla raccolta e alla trasformazione in altro dei copertoni. “Vogliamo capire dove sono finiti i 5 milioni stanziati dalla Regione e se la campagna sia mai partita, perché a giudicare dalla presenza dei copertoni, pare proprio di no”
LE MAMME CORAGGIO
Le mamme coraggio, continuano la loro battaglia e aspettano tutti il 21 giugno, al Castello di Acerra per l’esposizione delle cose realizzate con i copertoni. La loro protesta non ha connotazione politica: “Abbiamo scelto di rimanerne fuori. – dichiara Chiara – Abbiamo deciso di andare per la nostra strada e conservare lo spirito con il quale siamo nate, siamo tutte uguali e unite, chiunque di noi quando parla lo fa per tutte noi.” Come mai questa organizzazione? Le chiedo più per farle spiegare quello che sono stati questi anni per loro “In fondo un po’ questo spirito era la forza del Coordinamento Comitati Fuochi, noi che lo abbiamo visto nascere eravamo tutti uguali, eravamo interscambiabili nel portare avanti le nostre battaglie, un giorno un nostro interlocutore istituzionale chiese di riconoscere qualcuno con il quale interloquire, è più facile ‘agire’ su un singolo che su più persone, per questo cerchiamo di agire insieme, creando un unico fronte”.
LA POLITICA
Le mamme coraggio nel corso delle ultime elezioni, si sono rifiutate di ritirare le schede elettorali nel seggio, non hanno scelto, non hanno voluto delegare nessuno facendo mettere a verbale la loro decisione: “Non ci sentiamo rappresentate e ci siamo sempre sentite prese in giro dalle Istituzioni”. Ma noi non abbiamo mai taciuto e abbiamo sempre portato avanti la nostra protesta. Una volta Caldoro doveva incontrare Padre Maurizio, venne alle sei del mattino per evitare di incontrarci, ma noi eravamo lì” “Sì, lo ricordo quel giorno – racconta Pina – mia figlia era morta da pochi giorni, ma a Caldoro cosa interessava. Aveva solo paura delle contestazioni”. Pina ha perso una bimba con un tumore e non ci sta a vedere ancora che la gente mette in dubbio la correlazione tra tumore e inquinamento ambientale.
IL DOLORE
Ma cosa ne sanno le Istituzioni del calvario di una madre e di una bimba vivace e che non si è mai persa d’animo, di due genitori divisi tra due vite per forza parallele, quella della figlia più grande che si accinge ad entrare nell’adolescenza e quella di una bimba di 6 anni e mezzo che ha combattuto per quattro anni e mezzo contro la più brutta delle malattie un medullo-blastoma e che alla fine non ce l’ha fatta?
I BAMBINI
Accanto a Pina, Chiara e me, c’è una bimba dell’età che avrebbe avuto la figlia di Pina oggi, che gioca con un pennello, anche lei è stata colpita dallo stesso male, ma per fortuna ne è uscita. Si vede ancora qualche segno della battaglia sul suo corpo, ma è una bimba vivace e gioiosa che non vede l’ora, insieme alle altre bimbe e a mia figlia, di dipingere una grossa ruota che diventerà sabbiera. Corre avanti e indietro e chiede quando possono iniziare ad aiutare anche loro. La mamma, Antonietta, mi dice che appena si libera dalla scuola o da qualsiasi impegno corre a casa di Giovi per aiutare le mamme coraggio nel loro progetto. È giusto che lo vedano anche come un gioco, i bimbi hanno imparato troppo in fretta e spesso sulla loro pelle cosa è un rogo, cosa avvelena le loro terre, cosa potrebbe compromettere il loro futuro, ma hanno anche il diritto di sperare. Intanto la giostra montata grazie all’aiuto dei mariti è pronta, è pronta anche la rana, le mamme coraggio sembrano bambine anche loro mentre provano le cose realizzate da loro. E le bambine si stanno dedicando a dipingere con mille colori la grossa ruota che farà da sabbiera, si sporcano, ridono, guardano i grandi che sorridono, guardano Chiara e le altre mentre, prende forma anche un nuovo progetto: la rastrelliera per le bici. Un’idea intelligente per le città e facile da realizzare, basta dividere in due un copertone e poggiarlo su un asse di legno. Mentre la fresa funziona ancora, Giovi desidera fare un cigno: “è un po’ complicato – mi dice- ma fino a che non lo realizzo non mi do pace” lei è fatta così. Del resto se non fosse fatta così la sua casa non avrebbe l’orto che cura personalmente e nemmeno la casa delle coccinelle, fatta da lei. È facile capire che quello che stanno facendo non solo costa in termini di fatica, ma anche economici, pitture, spaghi, attrezzi, pagano tutto loro.
Ammiro un pino secolare, in ottimo stato di salute, un papà mi chiede cosa osservo ed io gli dico il pino ben tenuto, iniziamo a parlare del passato di quelle terre, dei pini che la Sovrintendenza ha intenzione di abbattere nella Reggia di Carditello, a pochi metri da lì. Finiamo per parlare dell’industria Montefibre, la cui attività ha inquinato l’ambiente, nel 1987 il ministero dell’ambiente già considerava Acerra territorio ad elevato rischio di crisi ambientale. Oltre trenta anni fa, quando ancora non si aveva la consapevolezza della concatenazione tra lavoro, ambiente e salute.
LA CENA
Mentre prende forma il cigno, inizia a calare la notte e c’è il tempo per apparecchiare la tavola, si mangia tutti insieme, bambini ormai distrutti, qualche amico, i papà e le mamme, una parte di loro, ma ce ne sono altre che si sono avvicendate nel corso dell’intera giornata. Si mangia insieme, si chiacchiera di politica, di amministrazione locale e ci si prende in giro, il tutto forse per non pensare, non sembrano vedersi roghi in questa sera dolce di primavera. Ma l’incanto è rotto dalla notizia di un litigio in piazza finito in sparatoria e la preoccupazione di chi in quel sabato sera ha i figli in giro. Qualche telefonata tranquillizzante e poi lo sfogo di un amico: “Questa è Acerra, offre poco a tutti e così si impazzisce facilmente. Non capisco: Acerra e Pomigliano d’Arco sono vicine, ma sono due realtà completamente diverse, Pomigliano, anche se è in crisi, vive un rigurgito culturale e di vita dal quale Acerra sembra esclusa” provo a ribattere che c’è un impazzimento collettivo. Ma non so se vengo creduta. “Sono gli interessi, è la politica”, conclude Chiara, eppure in questa serata si ha la netta sensazione che se si è uniti e si ha un progetto una speranza c’è.

FINE

(leggi la prima parte)

Classe 1972, giornalista pubblicista del 1994, ha collaborato con agenzie di stampa, carta stampata, radio e tv private