L’abbandono ai tempi di Internet, intervista con Lucio Rufolo

L’abbandono ai tempi di internet, il nuovo libro, in forma epistolare, di Lucio Rufolo, affronta il tema dal punto di vista esclusivamente maschile. Una sorta di antologia sulle pene d’amore che affrontano gli uomini quando vengono abbandonati dalla loro donna. Ma se pensate di trovarvi di fronte a un romanzo epistolare classico, rimarrete stupiti. Con l’umorismo che lo caratterizza, Lucio Rufolo é riuscito a mettere in evidenza in ogni lettera piccole manie e tic degli uomini che ne hanno provocato l’abbandono da parte delle donne.

Antologia di Spam River, edito da Homo Scrivens

La pedofilia non è un male circoscritto al Parco Verde, non esiste il palazzo degli orrori

Non so se avrei avuto il coraggio di leggere le pagine del verbale dell’amichetta della piccola Fortuna Loffredo e soprattutto non so se avrei avuto l’equilibrio necessario per scrivere un articolo, dopo quelle pagine piene di una testimonianza così dolorosa. Ma sono ammirata dalla penna di chi ha saputo raccontare un fatto di cronaca, come la pedofilia, senza scadere nella morbosità e nello scabroso. Ci vuole un equilibrio tra il diritto di cronaca e l’emozione che notizie così atroci possono provocare anche in chi la professione la svolge da tanti anni e si sorprende ed emoziona per ben poco. Ci vuole una certa razionalità per non dare  una storia del genere in pasto a lettori morbosi in cerca di voyeurismo più che di verità terribili sulla crudeltà umana.

Una notizia del genere, giornalisticamente parlando, scatena tutti gli stereotipi del nostro mestiere: il palazzo degli orrori, l’orco cattivo, la scarpina, simbolo di una violenza consumata e reiterata senza pietà e l’orrenda fine di una bambina, che parecchi giornalisti, senza averne alcun diritto, chiamano “Chicca”, come se fosse l’amichetta della figlia o della nipote.

Ore di trasmissioni, interviste all’avvocato della famiglia Loffredo, interviste alla mamma e la condanna da parte di molti su un palazzo, un’intera comunità dove nemmeno la mamma del compagno della mamma della piccola Fortuna si salva. Domande senza risposta, scomodando esperti e meno esperti, gente comune che vuole dire la sua se sia peggio la rete di pedofili o di omertosi, se tutto questo sia colpa del degrado e dell’ignoranza, e su tutte le domande pesano le mancate risposte delle Istituzioni.

Silenzi pesanti prima e durante e uno spettacolo indecoroso dopo, fatto di chiacchiere, di trasmissioni televisive dove c’è tutto per tenere incollato lo spettatore alla tv, ma spesso manca l’umanità, anche se i giornalisti fanno a gara per chiamare la piccola Fortuna, Chicca. Il fatto è che Chicca, potrebbe essere chiunque, la figlia dei vicini di casa, l’amichetta di nostra figlia o di nostra nipote, la bambina che incontriamo al parco, ma forse non vogliamo pensarci e releghiamo al Parco Verde le nostre paure, come se al di fuori di quell’area la pedofilia quasi non esistesse.

Quello che manca nel mare di trasmissioni televisive sul terribile omicidio è il pensiero per quei bambini che hanno squarciato il velo di bugie ed omertà messo in piedi dagli adulti, manca il pensiero per quei bambini costretti a vivere gomito a gomito con il mostro, anzi i mostri, manca la consapevolezza che inchioda tutta l’umanità a questa vergognosa colpa. Manca il pensiero di cosa sarà di quei bambini che sono stati al centro del circo mediatico, una volta che i riflettori saranno spenti, manca il pensiero di aver creato le condizioni affinché quei bambini si portino dietro per tutta la vita, oltre le violenze in alcuni casi, anche il marchio di provenire da quel parco. Ma il Parco Verde può essere ovunque, ad ogni latitudine e in ogni ambiente, prolifica nel degrado e nell’ignoranza, ma non è circoscritto, non  è qualcosa lontano da noi. Ha ragione padre Maurizio Patriciello: “Non chiamatelo palazzo degli orrori”

Luca De Filippo: quel presepe che non gli è mai piaciuto

Natale per un napoletano significa, Natale in casa Cupiello e la tradizione inizia da bambini. Ogni anno la famiglia de Filippo passa le feste insieme alle famiglie napoletane con la zuppa di latte di Tommasino, l’enteroclisma del presepe, la lettera alla “matre”. C’è sempre il tempo  per una commedia di Eduardo a Natale, soprattutto se questa è Natale in casa Cupiello. Quest’anno il Tommasino che è rimasto più impresso proprio perché è il figlio del grandissimo Eduardo, non berrà più la sua zuppa di latte, o meglio, la berrà là impressa sulla pellicola, ma per chi rimane, Natale in casa Cupiello sarà una commedia un po’ più amara.

Si sa, il teatro è finzione, come il cinema, ma per anni molti di  noi si sono chiesti perché a Tommasino il presepe non piacesse: spirito di contraddizione verso un padre che cerca di farglielo piacere promettendogli un vestito nuovo, due camicie, due cravatte e cinque lire, oppure davvero non gli piaceva perché segno di tradizioni antiche che per fortuna a Napoli non tramontano mai? Non avremo mai la risposta, ma solo quei dialoghi padre figlio, nella finzione e nella realtà, che sono patrimonio culturale partenopeo e che diventano lingua universale per chi è cresciuto in una famiglia napoletana tradizionale dove Niculino ha la pettola da fuori e lo zio non ha diritto al posto nella nota della salute e se ci entra dopo varie insistenze, ci entra con qualche malattia.

Ma Natale in Casa Cupiello racchiude in sé lo spirito napoletano, il tragico che si fa commedia nelle battute ma che si mostra dall’inizio con un Lucariello fuori dalla realtà con la sua fissazione per il presepe, una Concettina che asseconda il marito e che lo tiene all’oscuro dei problemi della famiglia e un Lucariello, figlio scapestrato, Ninnillo per la mamma, che si vende le scarpe dello zio solo perché ha l’influenza.

Adesso anche Tommasino/Luca non c’è più,  nonostante quel: “Me ne vado, me ne vado, faccio prima Natale e poi me ne vado!” se n’è andato prima del 25 dicembre. Ma forse se esiste un’aldilà, incontrerà Eduardo e allora possiamo immaginare padre e figlio  in un dialogo surreale: “Lucariè, giusto in tempo per Natale,  sto facendo il presepe. Pensa che qui è più semplice prepararlo, per fare la cascata con l’acqua vera non ho bisogno nemmeno dell’enteroclisma. Allora, te piace ‘o presepe?” “Papà a me il presepe nun me piace.”

Bruxelles verso la normalità , ma il livello di allerta è ancora alto: il racconto di una ragazza napoletana

Si torna alla normalità a Bruxelles, gradatamente, fino a lunedì, quando i cittadini potranno riprendere la vita di sempre. Per il momento sono riprese le scuole proprio stamattina, non senza misure precauzionali. Riaprono le linee metropolitane, rimangono chiusi i musei. Insomma, una città che deve fare i conti con il terrorismo nei prossimi mesi, perché lo aveva in casa anche se in questi anni Bruxelles è sempre stata la città simbolo di una integrazione tra culture differenti. Comunità di ogni cultura ed etnia convivono in una civilissima città Europea, dove risiede il Parlamento europeo.  “Qua i magrebini, o le zone ad alta percentuale di magrebini sono in tutti i quartieri e in media sono bene integrati, e’ quella la cosa che sconvolge tanti di noi. Poi e’ vero che ci sono delle zone di Molenbeek in cui io non mi sento a mio agio e credo capiti solo li’, non negli altri comuni quindi la questione Molenbeek esiste. I vari governi, a tutti i livelli, hanno chiuso un occhio troppo a lungo. La situazione ora dovra’ cambiare.” Dichiara Annalisa, una napoletana di 40 anni che da più di un decennio vive a Bruxelles. Annalisa è una manager, sposata con un ragazzo di origine austrialiane, e hanno tre figli piccoli. ” Noi come la maggior parte delle famiglie, belghe e non, abitiamo lontano dal centro turistico e dalla Grand Place. Nel nostro quartiere – Ixelles/Uccle – i negozi sono quasi tutti aperti e per strada c’e’ un po’ di gente, ma certo meno del solito.” continua Annalisa.

Da venerdì siete chiusi in casa, o almeno la percezione che abbiamo noi è che non possiate uscire, che la città si sia completamente chiusa:

“Certo la paura c’è, ma la nostra vita non è stata stravolta del tutto, riusciamo ad andare al supermercato, la mia primogenita è andata a giocare da un’amichetta, ci vediamo in casa, stasera aspettiamo amici a cena. Per il resto, nei giorni scorsi abbiamo lavorato da casa, anche perché i bambini non vanno a scuola, per un po’ rinuncerò ai viaggi di lavoro e anche mio marito”

Come avete impiegato il tempo?

“Abbiamo cucinato, giocato ai giochi da tavolo con i bambini, ma non abbiamo rinunciato a dare una parvenza di normalità a quanto stava accadendo.”

L’allerta è ancora massima, ma entro lunedì si torna alla normalità?

“Fino a ieri i trasporti erano quasi tutti bloccati e i negozi nelle zone principali dello shopping (in centro, Porte de Namur, Louise) sono chiusi. Almeno lo erano ieri. Viviamo aspettando le indicazioni su cosa fare, comunque ancora oggi  niente scuola per i bambini, sono al liceo francese e seguono le indicazioni dell’Ambasciata. Ma il mercoledì è mezza giornata e mi sono concessa un’altra giornata per tranquillità.  Comunque siamo abbastanza tranquilli. Credo che quest’anno rinunceremo al mercato di natale forse. Ma vediamo di giorno in giorno che succede. La vita va avanti, questa e’ la nostra citta’ e piano piano riprenderemo a godercela.”

Violenza sulle donne, non esiste il tempo per le ferite dell’anima

Oltre al danno la beffa: una moglie, che ha subito violenze per 24 anni si è vista rifiutare la richiesta di addebito al marito. Il tribunale di Genova ha, infatti, stabilito che la signora ha sopportato troppo e per questo non ha diritto a nessun mantenimento e nemmeno a vedere riconosciute le colpe del coniuge. I giudici hanno riconosciuto le violenze subite dalla donna, e che l’abbandono del tetto coniugale sia stato dovuto alle continue percosse del marito, ma non hanno voluto addebitare la fine del matrimonio al marito, avendo la moglie, tollerato di fatto tali condotte. Secondo il tribunale, non  esiste un rapporto di causa evidente tra le ripetute violenze subite nel corso degli anni e la rottura del matrimonio, «avendo peraltro essa stessa ammesso che tali condotte sono iniziate nell’anno 1991, subito dopo la celebrazione del matrimonio»

Insomma una sentenza destinata a far discutere nei prossimi giorni e nei prossimi mesi: una donna subisce per 24 anni le percosse del marito che si ubriaca, all’inizio è incredula e decisa a far funzionare il matrimonio a discapito di se stessa e della sua vita, costruisce una famiglia con quell’uomo. Una famiglia destinata a pagare il prezzo più alto di quelle violenze domestiche: il figlio finisce in galera e la figlia verrà loro tolta dagli assistenti sociali proprio perché non poteva crescere con un padre così.

Una storia di violenza come ce ne sono tante purtroppo, con lei che  subisce e lui che la picchia, anche davanti ai figli,  la manda in ospedale e finisce anche in galera. Ed è proprio a questo punto che la donna decide di andare via di casa e di riprendersi sua figlia che da anni vive in una comunità protetta, non nega le sue responsabilità e le sue ripetute debolezze, ma chiede che l’uomo si prenda le sue colpe e che gli vengano riconosciute dal tribunale in sede di separazione.  Invece il tribunale decide in modo diverso capovolgendo anche quello che è il sentire comune per quanto riguarda le vittime della violenza. Una persona che subisce non pensa che continuando a stare accanto al suo carnefice sta tollerando il suo comportamento, a volte resiste per anni per amore, perché pensa di non avere alternative e spesso per una soggezione psicologica che la spinge a credere a tutto quello che le dice il suo carnefice per umiliarla. Ci sono mille motivazioni per cui coppie del genere durano per anni, la forza del carnefice e la debolezza della vittima, oppure la convinzione che le cose cambieranno, insomma non lo sappiamo. Sappiamo però che quando una vittima si ribella al suo carnefice non si ribella alle ferite dell’anima, sono lì, sanguinano perché non basta chiudere per liberarsi di anni di violenze. Una vittima di violenza non è meno vittima perché sopportando le vessazioni del suo carnefice per anni ha inconsciamente tollerato la sua condotta, una vittima di molestia, violenza deve giustificare a se stessa quello che ha subito, lo abbia o meno subito dall’inizio del rapporto,  e anche il tempo che ci ha messo per ribellarsi, e quel tempo, siano pochi giorni o tanti anni, merita il rispetto.

Storia di Aicha, la soldatessa di Allah che ha sfidato il Califfato

Nella visione occidentale la percezione più forte della condizione femminile islamica è quella di una donna sottomessa all’uomo, con pochissimi diritti e molti doveri. Questa immagine stride con il ruolo che Hasna Aitbulachen, la kamikaze che si è fatta esplodere giovedì a Parigi, nel quartiere di Saint Denis, aveva nella società e anche nell’organizzazione terroristica dell’Isis. Hasna, infatti, nata e cresciuta in Francia, era responsabile amministrativa di una piccola società di costruzioni, istruita e abituata ad usare i social network, una donna come ce ne potrebbero essere tante in occidente. La notizia della prima donna kamikaze che si è fatta saltare in aria in Europa ha ravvivato l’interesse sulla condizione femminile nell’Islam, soprattutto quello integralista, suscitando anche sorpresa in chi è convinto che le donne islamiche siano sottomesse agli uomini e non possano essere indipendenti. Nella sua storia e possibile ritrovare similitudini con  Aicha la “miliziana tunisina”  fuggita dalle fila dell’Isis, che nel libro scritto a quattro mani dai giornalisti napoletani Simone di Meo e Giuseppe Iannini, “Soldatessa del Califfato” (Imprimatur editore),  racconta la sua esperienza come “guerrigliera di Allah” e i motivi della sua fuga.

“Sì – conferma Simone di Meo, uno dei due autori del libro – del resto abbiamo riscontrato la medesima condizione in Fatima, la ragazza napoletana convertitasi per amore e fuggita in Siria, una “terrorista da tastiera” come è stata definita, pronta al martirio, eppure se vai sulla sua bacheca puoi trovare i like a pagine islamiche e che inneggiano ad Allah come unico Dio e like a pagine filo occidentali anche nel periodo della conversione.”

Nel suo libro Soldatessa del Califfato, Aicha racconta la sua dolorosa esperienza attraverso la crudeltà umana e la sua fuga dall’Isis

“Anche Aicha, che è una tunisina di origine sciita,  aveva un ruolo di primo piano all’interno dell’Isis, era una social media manager e faceva parte della brigata di Al-Khansa, la polizia morale del Califfato, composto da sole donne. Lei e il marito, un combattente che ha un ruolo di spicco nell’organizzazione fanno parte di una elite. Nello stato dell’Isis le donne hanno ruoli che non ci possiamo nemmeno immaginare.”

Eppure l’Occidente ha sempre pensato che la donna nel mondo islamico fosse sempre in secondo piano e avesse delle limitazioni:

“Sì, in realtà esiste questa tipologia ed è riferita a specifici ambiti etnici e religiosi che considerano la donna inferiore all’uomo, ma in altre realtà islamiche i ruoli sono equiparati. Pensiamo solo che al Baghdadi si è sganciato dalla forma terroristica per organizzare una forma Stato e uno Stato ha bisogno delle migliori energie dei migliori professionisti e lì il genere non conta.”

Aicha era una muajirah, una combattente di Allah, come è avvenuta la sua conversione?

“Aicha un giorno assiste alla decapitazione di decine di bimbi cristiani, i cui genitori si sono rifiutati di convertirsi e lì inizia la sua crisi, acuita dall’impossibilità di avere figli. La sua è una storia cruda, che mette in luce le contraddizioni dei terroristi. In un paragrafo, ad esempio, racconta che l’Isis fa i soldi vendendo alla rete mondiale della pornografia i video degli stupri di gruppo compiuti sulle povere ragazze yazidi e sulle prigioniere di guerra occidentali. È un commercio top secret, chiaramente. Nessuno lo confermerà mai perché nel Califfato che si ispira alla religione di Allah non c’è spazio per i filmini a luci rosse. Ma per fare la guerra c’è bisogno di tanto denaro. E ogni sistema per accumularlo è assolutamente legittimo”.

Conosciamo la spietatezza dei terroristi, com’è riuscita a fuggire?

“Approfitta di un permesso che le è stato concesso per la morte del fratello, torna a casa, sfuggendo all’Isis”

E il marito?

“Aicha ha raccontato che il marito le ha scritto una mail, nella quale si diceva stanco degli orrori, probabilmente è fuggito anche lui.”

Il libro è un’importante testimonianza di come funziona il meccanismo dell’indottrinamento religioso, attraverso l’esperienza di una donna, addetta al reclutamento di donne occidentali, che ha potuto toccare con mano le atrocità commesse dal Califfato, Aicha affronta anche il tema della primavera araba, di cui oggi sembrano tutti essersi dimenticati:

“In effetti dopo i fatti di Parigi non si è fatta alcuna analisi sulle conseguenze della primavera araba, nel libro Aicha sostiene che ha sortito l’effetto contrario rilanciando l’integralismo islamico, un avvenimento che ha portato indietro tutto il Nord Africa.”

Passiamo all’attentato di Parigi, alla fine i terroristi hanno colpito degli obiettivi diversi da quello che si poteva immaginare, il che rende impossibile prevedere cosa colpiranno, la situazione è preoccupante:

“La generalizzazione dei luoghi simbolo di attentati è il più grosso errore che si possa fare, del resto nessuno si aspettava che Charlie Hebdo sarebbe stato l’obiettivo più a rischio, il suo orientamento a sinistra lo faceva escludere. Sono dell’idea  che proteggere principalmente i luoghi simboli possa diventare un’agevolazione per il terrorismo”.

In Italia, secondo lei siamo preparati? Anche qui sembra che si sia orientati a proteggere i luoghi simbolo, ad esempio il  Vaticano che molti considerano un grosso bersaglio.

“Indubbiamente l’attenzione deve rimanere alta, ma qualche tempo fa stesso io scrissi che c’è un’imprevedibilità sugli obiettivi sui quali si sta concentrando l’Intelligence italiana. Secondo una lista stilata dal capo della polizia nella top ten rischio attentati c’è Ravenna. A Ravenna è sepolto Dante che nella Divina Commedia collocò Maometto nell’inferno. Tutti si sarebbero aspettati che all’attenzione dei terroristi ci fossero Roma, Milano, Napoli, nessuno avrebbe pensato alla tomba di Dante”.

Le ultime ore di Pompei, la lezione di Alberto Angela a Paestum

Una grande lezione sulle ultime ore di Pompei ha concluso la serata di sabato della  XVIII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeolgico, la tre giorni dedicata agli operatori turistici che si è svolta a Paestum. Per più di due ore, sotto il tempio conosciuto come quello di Cerere, Alberto Angela ha ricordato la storia della più incredibile eruzione del Vesuvio, evocando immagini suggestive e ipotesi affascinanti su una eruzione che ha colpito Pompei ed Ercolano, preservandole comunque alla memoria di tutti. Ascoltiamo Gabriel Zuchtriegel direttore del Parco archeologico di Paestum e Alberto Angela, le riprese sono di Mygirasole.

Alberto Angela

Gabriel Zuchtriegel

E’ napoletano il nuovo presidente della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo. Si chiama Guido Raimondi, è nato a Napoli il 22 ottobre 1953, laureato in Legge nel 1975 nella città partenopea, è stato assistente alla cattedra di Diritto Internazionale. Nel 1977 diventa magistrato. Tra gli incarichi che ha ricoperto, Raimondi è stato direttore dei servizi giuridici dell’Organizzazione internazionale del lavoro di Ginevra.

Nel gennaio 2010 è stato eletto giudice della Corte europea dei diritti dell’uomo dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa con 107 voti. Da novembre 2012 è vicepresidente della Corte. Raimondi, che assumerà il nuovo incarico il 1 novembre prossimo, è il secondo italiano alla presidenza della Corte, dopo Giorgio Balladore Pallieri, che fu presidente alla fine degli anni ’70.

Napoli – Sono disavventure che purtroppo potrebbero capitare in qualsiasi città del mondo, nessuno lo mette in dubbio.  Ma questa consapevolezza non  rende meno grave quanto accaduto e non deve far dimenticare  che il problema della sicurezza rimane. Questa volta l’interessato, vittima di un tentativo di rapina a mano armata, ha avuto la fortuna di poter raccontare sui social network quanto è accaduto in serata, ma ci auguriamo davvero che al più presto le Istituzioni riescano a dare risposte forti a chi chiede sicurezza e a contrastare la criminalità con fermezza.

Quello che lascia turbati è l’indifferenza dei passanti che non sono intervenuti, nonostante la vittima abbia dimostrato coraggio e sangue freddo.

A raccontare su Facebook la sua esperienza è lo stesso protagonista, Francesco Bassini:

“Io vivo a Napoli, la mia città, E’ il posto che più amo e che amerò per sempre. – scrive nel suo post-
Abito in pieno centro, a due passi dal Museo archeologico più importante del mondo.
Sono le otto di sera e sono chiuso in casa da ieri pomeriggio a far cose che diano un concreto significato alla mia quasi inutile esistenza.

Non ho la necessità di uscire. La mia vicina ha rimediato alle mie basiche esigenze: pane e sigarette. Ma all’improvviso, mi sovviene la voglia di scendere solo per fare quattro passi.
M’infilo un jeans, le Nike e non tolgo nemmeno la t-shirt con su stampatoTopolino (pagina storica del mio diario tessile: Orlando, 1994) che ho messo sù ieri pomeriggio quando sono rientrato a casa.

Esco dal portone e costeggio quel marciapiede che sento casa mia: la pizzeria di Salvatore, il Bar di Lello, la farmacia dei fratelli Di Donna.

Quasi all’angolo con Via Stella, un tizio mi si para davanti (nemmeno mi accorgo da dove sia spuntato fuori)… Mi mette una mano in petto e guardandosi intorno quasi mi sussurra: “portafoglio e cellulare, fà ambress’…”

Lo guardo, il mio olfatto percepisce il suo odore sgradevole e dalle sue pupille comprendo che è strafatto di chissà quale droga.

“Guagliò, a stò giro ti è andata male. Addosso, ho solo le chiavi di casa…” gli rispondo io, accennando un mezzo sorriso di compassione.

Ma forse è quel mio mezzo sorriso che lo spinge a sbattermi con un pugno in petto sul marciapiede, a sfilare la sua mano dietro la schiena ed a tirar fuori una pistola che m’infila fra la bocca e il naso.

“portafoglio e cellulare, ‘o t’acirre mò mò…”

Ora punta i suoi occhi dentro i miei, incurante di chi ci passa vicino e del fatto che al polso ho un orologio che per lui è solo plastica, ma che gli garantirebbe denaro per sballarsi almeno fino a domani. Anch’io lo guardo negli occhi, e l’adrenalina mi schizza fino a farmi diventare il più impavido dei cuor di leoni: “Azz, tien’ pure ‘a pistola? E sparami allora. Famm’ verè quant’ si ‘omm…”

Continuo a non distogliere il mio sguardo dai suoi occhi. Ho paura, ho una fottutissima paura ma non posso distogliere i miei occhi dai suoi. Se lo faccio, magari questo davvero mi pianta una pallottola fra la bocca e il naso, cazzo!

Con la coda dell’occhio, vedo la gente che ci passa vicino: indifferente, quasi che il momento di terrore che sto vivendo sia solo una semplice pittoresca oleografia della mia città.

“Emmò fà l’omm’: spara, che aspetti?”

Scelgo di sfidarlo, mi vesto dei panni di quello che non ha paura. Magari riesco a disorientarlo costringendolo a lasciarmi andare.

Lui mi guarda, con i suoi occhi senza luce. Ora ho davvero paura. Basta un click nel suo cervello per fargli premere il grilletto della pistola (è vera, la riconosco dal freddo della canna che mi preme fra la bocca e il naso).

Poi, all’improvviso, la canna della pistola si sposta e con il manico della stessa il tipo mi colpisce sulla guancia tirandosi su da me scivolando via da me come se nulla fosse accaduto.

Rimango solo, frastornato e dolorante, rotolandomi su quel marciapiede che credevo fosse casa mia. Il dolore fisico ora sopravanza la paura. Ho male alla guancia ma tocca rialzarmi e trascinarmi fino a casa (sono appena centro metri, cazzo).

Mi guardo intorno ed osservo i passanti che mi guardano senza avvicinarmi, anche solo per aiutarmi a tenermi in piedi, manco fossi un appestato, quello che tutto sommato se avesse cacciato “portafoglio e cellulare” non avrebbe avuto problemi.

Io vivo a Napoli, la mia città, E’ il posto che più amo e che amerò per sempre. Ma stasera, più che mai, sento l’esigenza di fuggire lontano da qui”.

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Benvenuti a Craco, la città fantasma che ha fatto la storia del cinema

Craco due

LA BASILICATA E IL CINEMA

Cosa hanno in comune, la Passione di Cristo, di Mel Gibson e Basilicata Coast to Coast, di Rocco Papaleo? E ancora, cosa hanno in comune: Ninfa Plebea di Lina Wertmuller? E Cristo si è fermato ad Eboli di Francesco Rosi e Il sole anche di notte dei fratelli Taviani? La Basilicata come set e la città fantasma di Craco usata come scenario dai vari registi. Sì perché Craco deve la sua “fortuna” cinematografica alla conformazione del suo territorio interessato da un complesso sistema franoso su molti fronti.

CRACO CITTA’ FANTASMA

Craco è una cittadina arroccata sui monti della Basilicata  che sembra impreziosire i calanchi tipici dell’area sud orientale della regione. Ce ne sono tanti  di splendidi paesini arroccati che si scorgono percorrendo la Basentana, tutti minacciati dalle frane, in un territorio che offre un paesaggio degno di un western di Sergio Leone. Non  a caso gli scenari di questa parte della Lucania hanno irretito e ispirato grandi registi come quelli già citati.

PRIME FRANE

Le prime frane, registrate nei libri di storia risalgono al 1600 e si susseguono nei secoli, ma sembrano non destare particolari preoccupazioni  nei Crachesi che continuano a espandere la loro città, fino agli anni ’60, quando la mancanza di lavoro e le continue frane costringono la maggior parte della popolazione ad allontanarsi.

LA VISITA ALLA CITTA’ FANTASMA

Ci avventuriamo alla ricerca di questa città in un pomeriggio estivo  non molto caldo, attraverso una strada solitaria. Molti i turisti diretti alla nostra stessa meta, prevalentemente del nord e stranieri, affascinati dall’idea di una città fantasma. Da qualche anno il Comune di Craco, in collaborazione con Craco Ricerche s.r.l, Parco museale scenografico, organizza visite alla città attraverso un percorso in sicurezza. Non è necessario prenotarle al telefono, le visite partono ogni ora tutti i giorni dell’anno, dalle 10 fino all’imbrunire, ed al più presto è prevista l’apertura di un nuovo percorso in sicurezza, nella parte più alta del borgo.

CRACO NEL FUTURO

L’intento è quello di recuperare e valorizzare il sito di Craco per fini, scientifici, culturali, cinematografici e turistici, con residenze ed atelier per artisti. A tal fine è stato istituito un Parco Museale Scenografico con Atelier d’arte, cinema e design e si sono realizzate infrastrutture scientifiche per realizzare un Laboratorio di ricerca e sperimentazione e formazione sulle nuove tecnologie per la difesa del suolo e del monitoraggi ambientale. Ad oggi, l’intera area è monitorata da geologi perché il terreno è ancora in movimento e proprio i movimenti vengono studiati.

LA FUGA DEGLI ABITANTI

Per poter visitare il sito è necessario seguire alcune norme di sicurezza, quali indossare un casco protettivo e firmare una dichiarazione in cui si assicura di non allontanarsi dal gruppo. Si sale verso il cuore della città, accompagnati dalla musica classica di due violinisti che salutano il tramonto dall’androne di uno dei palazzi padronali della città. Negli anni ’70, dopo le ultime frane del ’63 che a poco a poco hanno coinvolto tutto l’abitato e le difficoltà economiche, i crachesi hanno abbandonato la città che franava verso valle esponendola negli anni ’80 a vandali e sciacalli che l’hanno depredata di tutto, da effetti personali dimenticati a ringhiere in ferro battuto. Dagli  anni ’70 in poi la maggioranza della popolazione, a malincuore, abbandonò la città, senza ottenere nessun esproprio o  risarcimento e tutt’ora al catasto queste case risultano dei legittimi proprietari.Allora gli abitanti erano circa 2000 e di questi solo circa 800 vivono nelle vicinanze del borgo, una ventina in due palazzine costruite accanto al sito, il resto a Craco Peschiera, un paesino costruito a valle proprio per ospitare gli abitanti in fuga.

Ad onta della frana e delle devastazioni subite in seguito, l’impianto di Craco è rimasto intatto e questo lo rende un paese fantasma unico nel suo genere e tra i più suggestivi esistenti.

MEL GIBSON

Di Craco rimane in piedi solo la parte alta, costruita sulla roccia dai Normanni nell’anno 1000, il resto è scivolato a valle o è stato buttato giù per mettere in sicurezza quanto rimasto. Ma tanto basta a renderlo un set ideale per film di diversi generi. Non a caso al suo interno Mel Gibson ha deciso di girare la scena dell’impiccagione di Giuda e anche Marc Forester ha girato le scene di Agente 007 Quantum of Solace.

RESPIRARE LA STORIA DELLE SUE TRADIZIONI

Salendo attraverso il percorso guidato, dove le case sembrano intrecciate tra di loro intorno al Castello che domina dalla rupe, si giunge ai palazzi patronali, alcuni dei quali conservano ancora gli affreschi nel loro soffitto, e alla Chiesa del borgo la cui piazza si affaccia sulla natura lucana, selvaggia ed unica e che rappresenta quello che era il cuore di un antico borgo in cui ancora oggi si può immaginare la storia dei suoi cittadini, delle sue abitudini e tradizioni.

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Traffico Piazza Garibaldi, l’assessore Calabrese perde le staffe e se la prende con una cittadino

La domanda posta su Facebook da Francesca Santagata è questa: ” ma della viabilità di Piazza Garibaldi ne vogliamo parlare? nelle more della chiusura dei cantieri (di cui anche sarebbe bello conoscere la data) c’è qualcuno che l’ha studiata e deciso di attuarla?No per sapere perchè anche dovrebbe essere un piacere conoscere chi l’ha decisa…scusate il sarcasmo ma io credo che riuscire a peggiorare una viabilità già pessima sia davvero da Guinnes”

La reazione dell’assessore Mario Calabrese non si è fatta attendere, il nervosismo e il caldo giocano brutti scherzi ed ecco che risulta quasi offensiva e intimidatoria: “Francesca Santagata, – scrive Calabrese –  ma con tutto l’affetto, un pò più di umiltà. Stai prendendo una strana deriva da capopolo da quando frequenti facebook. Ad oggi sei un tecnico (ingegnere? ingegnere ambientale?) ma non so se ti stai preparando ad altro. Lo chiedo al tecnico (perchè sono sicuro, specialmente se è ingegnere, che è in grado di darmi una risposta): quando ABC(o ARIN) interrompe l’alimentazione idrica a delle utenze, a un quartiere etc. è perchè ha studiato un nuovo modello di gestione o per qualcos’altro? E in quei casi (non rari purtroppo, ma, evidentemente necessari) non si potrebbe usare, semplicisticamente, il tuo sarcasmo?”

Insomma una non risposta che rilancia la palla al mittente e lascia sgomenti, tanto che la stessa Francesca risponde così: “credo vi stiate un po’ accanendo sui miei commenti su Facebook. . io non prendo alcuna deriva mi creda.. scrivo cose che vedo e mie valutazioni… gli “attacchi” personali onestamente li posso aspettare da un costagliola ma non da lei caro assessore.. non mi sto preparando a nulla… continuo solo ad essere un cittadino indignato di vedere la sua città in uno stato pietoso. .. mi chiedo inoltre cosa c’entra abc? ma scherziamo? io credo che avrebbe dovuto riapondere nel merito.. ma come al solito è la mia visione… stia bene e tranquillo sulle mie aspirazioni future”

Pare quanto mai inopportuno il suo citare la professione della cittadina pur di sviare a una domanda legittima, da mesi ormai, attraversare in macchina piazza Garibaldi è diventata un’impresa, tra i lavori di riqualificazione e quelli di impermealizzazione, e l’assessore non ha saputo dare una risposta esasustiva, ma ha preferito rimettere la palla al centro sottolineando più volte l’attività di Francesca Santagata.

L’impressione è che ad oggi, dopo mesi di disagi, nessuno abbia ben chiaro come risolvere i problemi di viabilità che si sono acuiti da quando la piazza è diventata un enorme cantiere e che tali lavori abbiano sofferto della mancanza di una  pianificazione preventiva di un piano di viabilità  e di uno studio sulla circolazione automobilistica in modo da attenuare i disagi agli automobilisti.

Ma in questa lunghissima discussione, nel corso della quale lo stesso assessore corregge il tiro e cerca di fare marcia indietro sull’attacco diretto alla cittadina, a gamba tesa interviene anche, Alessio Postiglione, uno staffista dello stesso assessore: Sommessamente, cara Francesca Santagata, ma i tuoi post contro l’amministrazione comunale è necessario farli con i computer di ABC in orario da lavoro di ABC, mi chiedo? O sei in vacanza? A me risulta che lavoreresti per ABC e fra le tue attività lavorative non c’è fare contro informazione su Fb. Sbaglio?”

A risponderle piccata è la stessa Francesca: “Alessio Postigilione ma come ti permetti? questa è la seconda volta che scrivi questa cosa: 1 scrivo dal mio smartphone 2 oggi (come l’altra volta in cui sbagliasti con lo stesso commento) sono fuori ufficio 3 io non faccio post contro l’amministrazione ma riposrto problemi e dovrei avere un encomio in una democrazia partecipata
assessore @mariocalabrese le chiedo di intervenire su queste modalità di attacchi e comunicazione dei vostri staffisti. la ringrazio”

Anche perchè, più che una domanda, quella di Alessio pare una minaccia velata, tanto che  sotto il suo post rincara la dose: “Basta controllare l’ip per verificare da dove uno scriva“.

Insomma il nervosismo sembra alle stelle, sarà che la campagna elettorale ormai è alle porte, ma risultano inspiegabili questi attacchi a un cittadino che fa una domanda. Alla fine anche lo staffista chiede scusa, sottolinea che i suoi post non erano intimidatori, ma la stessa  Francesca, protagonista di una domanda che ogni cittadino costretto al traffico di PIazza Garibaldi si fa, si dice scossa da quanto accaduto e si sfoga così:

“Rispondo solo ora perché sono davvero scossa da quello che è accaduto oggi. .. ricevere attacchi personali così forti e per un post nel quale segnalavo una evidente criticità in cui sono incappata stamattina (rischiando di perdere il treno) mi ha veramente scioccato e non esagero. accetto le scuse di Postiglione ma davvero penso che quello che va fatto è smetterla di avere atteggiamenti così squadristi verso chi solleva critiche anche a volte assolutamente basate sui fatti. ripeto io non attacco l’amministrazione userei evidentemente altri mezzi per farlo non mi interessa.. segnalo difficoltà e cerco sempre di essere costruttiva nei confronti.. bene mi aspetterei questo anche da parte di chi dice continuamente di supportare l’amministrazione e quindi la città. nonostante si pensi che io possa avere chissà quali mire ripeto che sono una cittadina che da anni (ben prima che molti di voi sapessero cosa fosse ) si impegna giornalmente nel miglioramento della città senza secondi fini ma semplicemente perché ci credo.. o meglio a questo punto posso dire ci credevo. resto molto turbata per quello che è accaduto e non nascondo anche di essere molto preoccupata come persona e come professionista.. spero davvero di sbagliarmi e di essere solo sotto l’effetto di questa pessima sensazione. la cosa per me può chiudersi qui.”

Quanto accaduto, comunque non può che aprire una riflessione sui social network e la politica e questo proposito interviene Lucio Mauro, presidente di Cittadinanza Attiva:

“L’avvento del social network quale principale strumento di dialogo tra i cittadini e le istituzioni – scrive Mauro – ha creato tra queste ultime dei veri e propri mostri. Il motivo è di una semplicità disarmante. Quando il social network non esisteva, le istituzioni operavano nell’ombra, circondate dal silenzio. Oggi le contestazioni del cittadino (quando le Amministrazioni non coprono le malefatte) arrivano in tempo reale, per cui a volte le istituzioni non sono pronte a controbatterle e replicano in toni irritati, irrispettosi e spesso violentemente scurrili; altre volte preparano in anticipo le risposte, e gl’incaricati della difesa ad ogni costo sparano raffiche di puttanate che finiscono egualmente e inevitabilmente per essere contestate o smentite.
Le conclusioni? Prima del SN, le istituzioni erano “credibili” perché non temevano l’attacco, che arrivava solo di rado e solo dai media; oggi non lo sono più, perché la diffusione quasi capillare del SN ha soppiantato in larga parte i media, e FB raggiunge qualsiasi strato sociale di cittadinanza, per cui le istituzioni sono oggetto di critica continua, precisa e quasi sempre fondata.
Quindi assistiamo a esibizioni di lacchè che si sperticano nel difendere l’indifendibile, e di rappresentanti istituzionali (staffisti, “esperti” a loro dire di comunicazione e finanche assessori) che, abbarbicandosi ad un’insopportabile, arrogante aria di sufficiente superiorità, pensano di essere i depositari del Verbo, del Giusto, della Verità Assoluta.
In poche parole, per loro il cittadino è sterco.”

Gli fa eco Umberto De Gregorio:

“Il post di critica di Francesca alla viabilità di piazza garibaldi era assolutamente civile nella forma e nella sostanza, per cui gli attacchi subiti mi sono sembrati del tutto fuori luogo.
Detto questo, mi sembra interessante la riflessione di Lucio (Mauro n.d.r) che dice – in sostanza – che l’avvento dei social mette al centro dell’attenzione tutti i giorni le scelte dell’amministrazione. Chi comanda ed è chiamato a scegliere e a decidere, oggi, è sotto attacco, ogni minuto. SI chiami de magistris, renzi, berlusconi o marino. Chi comanda deve essere dotato di una pazienza non comune per accettare le critiche. Sia quando le critiche sono garbate sia quando sono sgarbate. A volte poi le critiche si trasformano in insulti, ed allora chi insulta non merita attenzione, questo va da se.
I social vanno presi con grande leggerezza e con tanta filosofia. Non ci accaniamo nella critica fine a se stessa, serve a poco. Non rifiutiamo la critica, è un errore enorme, anche quando la critica è ingiustificata. Non pensiamo di cambiare il mondo criticando su fb chi amministra: è una pia e pericolosa illusione.”

Villaggio Parthenope, tante ombre sul cantiere infinito

scontrino

Una corsa contro il tempo per l’inaugurazione del Villaggio Parthenope e alla fine quello che doveva essere il fiore all’occhiello dell’estate in città si trasforma in un flop clamoroso: benchè l’inaugurazione sia slittata di una settimana, il villaggio è ancora incompleto ed esteticamente brutto. Ad oggi, inoltre, non si sa quali siano i personaggi famosi ingaggiati dall’amministrazione comunale per allietare le giornate al Villaggio. Si ha l’idea che l’improvvisazione regni sovrana, così come regna sovrana l’impressione che non tutto sia fatto nel nome della legalità.

Uno dei pochi stand presenti, sul quale capeggia l’insegna di  Anima e Nozze, sponsor della manifestazione, offre uno spazio con i gonfiabili per i bambini: uno scivolo e vari giochi, l’utilizzo di un gioco solo costa 5 euro per 20 minuti e 6 se si vogliono provare tutti i giochi. SI perchè sul sito del Villaggio, si invitano i bambini a provare le attrattive messe a disposizione e a condividere i loro momenti con l’animazione presente sul posto. Ma amara sorpresa: allo stand non rilasciano alcuno scontrino fiscale, ma un bigliettino numerato  senza intestazione, con l’orario, il costo e i minuti di gioco per i bambini. Alla richiesta di uno scontrino fiscale i responsabili sorpresi rispondevano che non potevano farlo. Cosa nasconde, dunque lo stand, che ha tutta l’aria di sponsorizzare proprio la società Anima e Nozze?Perchè la cifra viene segnata su un fogliettino anonimo? Siamo in regime di evasione fiscale proprio nel villaggio voluto da quell’amministrazione comunale che fa della legalità la sua bandiera?  e per di più l’evasione fiscale sembra provenire proprio da una delle società che è sponsor della manifestazione. Ci auguriamo che al più presto l’amministrazione comunale faccia chiarezza sull’accaduto.

Roghi nella Terra dei fuochi, Sandro Ruotolo: l’autocombustione è solo una favola

padre patriciello

Quattro discariche incendiate negli ultimi mesi, e il sospetto fondato che i roghi non siano dovuti al caldo, ma che ci sia la mano della criminalità organizzata. E su questo, dopo l’incendio alla discarica Novambiente, la discarica Resit, quella che si trova a  San Giuseppiello e infine al sito Masseria del Pozzo-Schiavi, incendi che hanno devastato l’area giuglianese, la magistratura e le forze dell’ordine stanno indagando per capire la natura dei roghi e, stando agli indizi la pista dolosa trova sempre più conferme.Il mese di luglio, caratterizzato da un caldo record, verrà ricordato anche per i fumi pericolosissimi che ogni sera hanno avvelenato l’area nord di Napoli dal litorale flegreo, a quello casertano, fino alle aree più interne. Fumi che hanno costretto molte persone a chiudersi in casa per la paura di respirarli e a protestare chiedendo alle Istituzioni di intervenire. Ma il silenzio del Governo è assordante, mentre De Luca si è assunto l’impegno personale di affrontare una delle più grandi emrgenze della Campania: partirà a breve un programma di monitoraggio di acqua, suoli ed aria sugli 88 comuni della Terra dei Fuochi, in collaborazione con l’Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno.

Ma in questo luglio di fuoco, il premier Matteo Renzi continua a tacere e la popolazione è stanca di un silenzio che sembra voler nascondere l’esistenza di un  fenomeno pericoloso che, secondo alcuni esperti, è destinato nel tempo a fare più vittime dell’Aids.

 è il futuro che te lo chiede

Così il giornalista Sandro Ruotolo, da sempre in prima linea per denunciare i crimini commessi contro l’ambiente nella Terra dei Fuochi, lancia una campagna sui social e si fa fotografare con un cartello: Renzi, la terra dei fuochi brucia, il governo cosa fa?. La sua foto diventa virale, viene accolta da Don Maurizio Patriciello che la rilancia e così sempre più persone pubblicano foto sui social con lo stesso cartello. Si tratta di cittadini dei comitati, abitanti della terra dei fuochi e di semplici cittadini stanchi di avere un premier troppo “impegnato” a “salvare” l’Europa  da non avere il tempo di “salvare” la vita dei cittadini che governa.

“Ho sentito padre Maurizio Patriciello – dichiara Sandro Ruotolo – e insieme alle mamme stanno documentando quanto sta succedendo, la situazione è drammatica, esistono la legge contro gli ecoreati, il decreto sulla Terra dei Fuochi, ma chi presidia il territorio dice che i soldati non si vedono, bisogna metterci la faccia perchè il Governo non può fare finta di nulla, dal momento che ci troviamo di fronte a bombe ecologiche già riconosciute e non a discariche ancora da analizzare”

In poco più di un mese prendono fuoco quattro discariche, nonostante il gran caldo, anche la magistratura sembra aver individuato una pista dolosa, che ne pensi?

“La mia convinzione è che il fenomeno dell’autocombustione  è una favola, l’estate e il grande caldo  sono più una scusa per mascherare questi tipi di reati, non dimentichiamoci anche di tutte le fabbriche che lavorano in nero che sfruttano questo periodo proprio per eliminare i rifiuti in regime di evasione fiscale, quello che manca è il controllo del territorio, aspettiamo anche cosa farà nei prossimi mesi il neogovernatore della Campania. Ma ripeto il Governo non può ignorare quanto sta accadendo”

Da quello che si legge in questi giorni, l’impressione è che i comitati e i cittadini abbiano il sospetto che il Governo ignori il problema di proposito, minimizzi, tanto tra pochi giorni si va in ferie e poi a settembre si parlerà d’altro:

“Infatti, il rischio che questo accada è altissimo in questo momento, ma la Terra dei Fuochi non è un’invenzione esise e grazie ai social network, la realtà viene monitorata ogni giorno. Proprio i social network, con la possibilità che la gente posti le foto di quanto accade, è un grande strumento di sensibilizzazione, utile anche alla mobilitazione che insieme a don Maurizio abbiamo avviato. Ognuno di noi mette la sua faccia per denunciare il silenzio delle Istituzioni.”

Non si sa se il grido di allarme verrà ascoltato, ma l’impressione, da questa parte del cielo troppo vicina al cielo inquinato, è che la tendenza sia quella di mettere tutto a tacere al più presto, tanto tra pochi giorni si va in ferie e così sempre più gente che abita nella zona della morte rivendica l’esistenza dei fumi che avvelenano l’aria e della Terra dei Fuochi. Allora il grido di Sandro Ruotolo, che in poche ore è diventato virale, serve anche  per ricordare a Renzi che prima di “salvare” l’Europa deve “salvare” i suoi cittadini.

luisa Crisci

Piazza dei Martiri alle 6 del pomeriggio, shopping nel degrado

ub

Per essere giornalisti non serve avere grandi notizie, ma di questi tempi basta guardarsi attorno: tra l’indifferenza dei cittadini che passeggiano, due ubriaconi semi nudi dormono su un muretto sporco di Piazza Santa Caterina, a pochi metri da Piazza dei Martiri, considerato da sempre il salotto buono della città. Scene squallide come queste non  vorremmo mai vederle nè in periferia, nè al centro, sono il segno visibile di quel degrado che da tempo si scorge in una città come Napoli. Due uomini, probabilmente ubriachi, dormono sguaiatamente su un muretto sporco della città. Quello che sconvolge è che la scena sembra lasciare indifferenti quasi tutti, o per lo meno quei passanti che in quel momento si trovano a pochi metri: nessuno interviene, nessuno chiama i vigili urbani. Eppure sono immagini che parlano da sole di come l’intera città sia abbandonata a se stessa. A pochi metri da lì c’è il famoso lungomare liberato, con il villaggio turistico voluto dall’amministrazione comunale e decantato come se da solo bastasse a nascondere queste scene di degrado che ogni tanto si scorgono in città. La totale indifferenza in cui si svolge la scena è comunque un pugno allo stomaco e lascia un amaro in bocca, come se ci stessimo abituando a tutto questo

Ci auguriamo che al più presto si vada oltre la facciata del lungomare liberato affinchè si scorga il degrado e lo squallore in cui versano le strade che non hanno la fortuna di costeggiare il mare.Ci auguriamo che al più presto ci si renda conto che sempre più spesso, un cittadino, o un turista, si imbatte in scene di questo tipo e che si corra ai ripari.

Napoli, la “Trattativa” in piazza

Ieri sera in piazza Plebiscito la proiezione del film “La trattativa”. Un’occasione per riflettere su uno dei momenti più critici della nostra storia recente. Ecco la videocronaca della serata

La piazza

Intervista con lo scrittore Maurizio De Giovanni

Parla il sindaco de Magistris

Week end nero per i vacanzieri mordi e fuggi

Il mare non bagna la Campania, o meglio: diventa sempre più difficile raggiungere le spiagge e quando le raggiungi la delusione è in agguato, come accade in questo week end di luglio. Ore paralizzati nel traffico del litorale Domitio, per molti vacanzieri della domenica e poi la sorpresa: lidi presi d’assalto a prima mattina con gli esercenti degli stabilimenti costretti a rimandare indietro chi è arrivato dopo mezzogiorno. Le lunghe file di traffico hanno creato tensione tra gli automobilisti, tanto che più volte si è sfiorata la rissa lungo quell’infinito cordone di vetture dirette verso il litorale casertano. Le cose non sembrano andate meglio per chi ha deciso di raggiungere la costiera con la circumvesuviana, l’agitazione dei dipendenti Eav, che per il momento è rientrata dopo che l’azienda ha garantito il pagamento dello stipendio entro lunedì,  ha penalizzato non solo i pendolari della circumvesuviana, ma anche i turisti del nuovissimo campania-express, corse soppresse, ritardi, e l’Eav costretta a rimborsare i turisti che si erano affidati a questo nuovo treno per raggiungere Sorrento, prenotando il biglietto in anticipo. Ma in realtà sembra che il nuovo servizio faccia fatica a decollare, nonostante le comodità che offre: una media di  30 passeggeri al giorno, circa dieci passeggeri a corsa, visto che le corse giornaliere sono tre (8,37 – 12,06 – 18,36).L’Eav fa sapere di avere già provveduto a pianificare alcuni accorgimenti che potrebbero far aumentare gli utenti e lamenta di esse stata penalizzata nei primi giorni dal fatto che i biglietti potevano essere comprati solo su internet.

Ma per tutti coloro che hanno subito i disagi di questo primo week end di luglio, rimane solo l’amaro in bocca.

Dal sottosuolo le prime risposte per capire i processi di generazione di terremoti.

L’allarme lo aveva lanciato, tra gli altri, il geologo Franco Ortolani, sottolineando la pericolosità di esperimenti geotermici in zone ad alto rischio sismico come la Solfatara https://www.ilsudonline.it/da-cuma-a-foria-progetti-geotermici-nelle-zone-ad-alto-rischio-sismico-lallarme-di-ortolani-sono-pericolosi/. Mentre nei giorni scorsi si è tornati a parlare della pericolosità del progetto, da qualche giorno, l’amministrazione comunale ha reso noto i i risultati della prima fase di un altro progetto:  “Campi Flegrei Deep Drilling Project”, realizzato in collaborazione con l’Osservatorio Vesuviano, che ha realizzato la trivellazione del suolo nell’area dell’ex Italsider per la raccolta d’informazioni sull’ampia caldera flegrea. Un progetto, al quale il sindaco precedente Rosa Russo Iervolino non aveva dato l’autorizzazione e che nel luglio del 2012 fu approvato da Luigi De Magistris, suscitando le ire dei comitati dell’area flegrea, grillini e ambientalisti che avevano presentato anche un esposto alla magistratura. Il progetto si basa su trivellazioni e perforazioni del supervulcano dei Campi Flegrei ed è per questo che già tre anni fa esperti, ambientalisti, comitati e  popolazione avevano espresso le loro  perplessità circa il rischio di andare a sollecitare con trivellazioni zone ad alti rischio sismico. Per il momento, i risultati riguardano i primi 500 metri di profondità, anche se l’obiettivo è quello di fare un pozzo profondo di 3,5 chilometri. Oltre ad essere riusciti ad acquisire importanti informazioni sulle strutture profonde del suolo, la ricerca ha raggiunto il suo primo traguardo: per la prima volta si è riusciti, infatti a misurare  lo stato di sforzo crostale  un risultato importante sia  per i modelli della caldera, sia per capire i processi di generazione dei terremoti dell’area. Il progetto è stato reso possibile grazie a un finanziamento del Consorzio Internazionale per perforazioni profonde. Non c’è nulla di cui allarmarsi avverte Giuseppe De Natale, dell’Osservatorio Vesuviano INGV che in conferenza stampa ha illustrato i risultati della ricerca. Lo stesso sindaco tre anni fa aveva sottolineato l’importanza della geotermia come nuova risorsa per la città e garantito che tutto sarebbe stato fatto nella massima sicurezza. Ma le polemiche sui progetti geotermici in area flegrea non si placano. La paura, a detta degli esperti, è che le continue sollecitazioni possano far riemergere in superficie sostanze tossiche e provocare così bradisismi e terremoti.

Intanto suscita qualche perplessità un tweet del sindaco Luigi De Magistris : “stop alle trivelle, stop allo sblocca affari di Renzi! Sì ad acqua, terra, aria e mare beni comuni! Un’altra Italia pulita è già pulita.” Cinguetta il primo cittadino di Napoli, dimenticando che le prime autorizzazioni agli esperimenti geotermici con trivelle in zone a rischio sismico le ha concesse lui. E qualche suo follower gli risponde preoccupato per le trivellazioni nei Campi Flegrei. Chissà, visto che proprio in settimana in sala Giunta sono stati  rivelati i risultati della ricerca effettuata dall’Osservatorio Vesuviano, o De Magistris ha la memoria corta, oppure con il suo tweet si riferiva solo alle trivelle per l’estrazione del petrolio.

Renzi- De Luca, è guerra, la Campania nella morsa della Severino

NAPOLI – E’ guerra aperta tra il premier Matteo Renzi e Vincenzo De Luca, una guerra della quale le prime vittime sono gli abitanti della Regione Campania e nella quale l’esito finale non è così scontato. Intanto il consigliere “anziano” Rosetta D’Amelio, in virtù della sospensione firmata da Renzi venerdì scorso, ha dovuto provvedere a sconvocare il Consiglio regionale, in quanto la stessa sospensione avrebbe impedito al neogovernatore di presentarsi in aula. Proteste dei consiglieri del Movimento 5 Stelle che chiedono le dimissioni di De Luca e nuove elezioni. E non è detto che tra tre mesi non si torni alle urne.
Nonostante il parere dell’avvocatura di Stato, secondo cui sarebbe stato possibile nominare la Giunta, il premier, preoccupato forse delle pressioni di grillini e di Forza Italia, ha deciso di sospendere Vincenzo De Luca. Insomma chi si aspettava un provvedimento ad hoc è rimasto deluso, De Luca è fuori dalla sua Regione, per il momento. De Luca, intanto, ha già presentato il ricorso. Spetterà al Tribunale civile decidere come sbrogliare la matassa, nel caso in cui confermasse la sospensione, si ritornerebbe alle urne entro tre mesi, mentre se dovesse respingerla De Luca potrebbe governare fino ad ottobre, quando toccherà alla Corte Costituzionale esprimersi, ma nel frattempo il neogovernatore avrà nominato la sua Giunta e non ci sarebbe alcun problema.
Insomma, una situazione davvero anomala quella campana a cominciare dal parto delle stesse primarie, messe in forse più volte dalla volontà di una parte del pd napoletano di calare il candidato dall’alto. Mesi di riunioni, di accordi, di congelamento, e slittamenti di date, candidati che si sono ritirati in corsa o prima di iniziare a correre e quello scontro De Luca Cozzolino, vinto alla fine dall’ex sindaco di Salerno. Ma la strada verso le primarie non è stata facile, così come è sembrata molto ambigua la campagna elettorale del premier per il candidato campano, da un lato messaggi in cui ribadiva che chi vinceva governava e dall’altro parole di stima per il governatore uscente, Stefano Caldoro. Ma la posizione più difficile in questo momento sembra proprio quella del premier. De Luca, nel caso in cui il Tribunale decidesse di accoglierne il ricorso, uscirebbe rafforzato dallo scontro e sicuramente avrebbe una buona ragione per andare per la sua strada senza confrontarsi col suo partito. Se, d’altro canto, il Tribunale civile dovesse confermare la sospensione Renzi si troverebbe nell’antipatica situazione di non essere intervenuto quando avrebbe potuto e in più, non è detto che tra tre mesi il Pd non perda la Regione. Una cosa è certa che se il Tribunale dovesse accogliere il ricorso di De Luca, Renzi non solo avrebbe perso la partita, ma anche la Regione per 5 anni.

Incendio nella ex discarica  Resit, il sito posto sotto sequestro dalla magistratura

GIUGLIANO – Fa paura quella colonna di fumo che sparge nell’aria i veleni,il fumo avvelena l’aria, soprattutto quando a bruciare è l’ex discarica Resit. L’incendio, di vaste proporzioni, è divampato da uno dei teloni che fungono da copretura alle tonnellate di rifiuti tossici per quella che è la grande discarica che ha compromesso il futuro dell’ecosistema tra Giugilano, Marano, Qualiano, Sant’Antimo e Parete per i prossimi 40 anni. Sul posto sono accorsi i vigili del fuoco e i tecnici dell’Arpac

Stiamo parlando di una discarica di vaste proporzioni, i cui danni si sentiranno nel 2064, secondo il calcolo dei geologi. Si perchè fra 39 anni le 341.000 tonnellate di rifiuti tossici, di cui 31.600 provenienti dall’Acna di Cengio e sversati illegalmente dalla camorra nel corso degli anni, comprometteranno definitivamente la falda acquifera.

La discarica ex Resit è posta sotto sequestro dalla magistratura nell’ambito delle inchieste sulla Terra dei Fuochi, un’inchiesta che ha portato alla luce come i camorristi sversavano rifiuti tossici avvalendosi di documentazione falsa.

C’è grande preoccupazione da parte degli abitanti, le fiamme favoriscono la liberazione di sostanze tossiche nell’aria comprettendo ancora di più l’ecosistema dell’intera zona già devastata  e i cui effetti negativi  si ripercuoteranno per decenni, tanto che il pm Alessandro Milita dichiarò che la crescita esponenziale dell’inquinamento può essere paragonata soltanto all’Aids.