Il primo dato politico che emerge dal referendum costituzionale sulla riforma della giustizia è territoriale: il Mezzogiorno sta andando alle urne meno del resto del Paese. Alle 19 di domenica 22 marzo l’affluenza nazionale si è attestata al 38,9%, ma diverse regioni del Sud si collocano nettamente sotto questa soglia, confermando una partecipazione più debole rispetto al Centro-Nord.
La fotografia più netta arriva dalle regioni in coda. La Sicilia risulta la maglia nera nazionale con un’affluenza attorno al 28,7%, mentre la Calabria è poco sopra, al 29,35%. Anche la Campania resta sotto il 30%, ferma attorno al 29,9%, e la Basilicata si muove appena oltre quella soglia, con il 30,48%. Si tratta di percentuali lontane sia dalla media nazionale sia dalle regioni più partecipative del Nord, come Emilia-Romagna, Lombardia, Toscana e Veneto.
Il quadro del Sud, però, non è del tutto uniforme. La Sardegna, pur restando sotto la media italiana, mostra un dato relativamente migliore rispetto ad altre aree meridionali: alle 19 ha superato di poco il 33%. È un’indicazione utile perché segnala che il Mezzogiorno non si muove come un blocco unico: esiste un Sud molto freddo, come Sicilia e Calabria, e un Sud che tiene di più, pur senza agganciare i ritmi del Centro-Nord.
Già alla prima rilevazione delle 12 il Mezzogiorno mostrava segnali di debolezza. In Sicilia aveva votato il 10,03% degli aventi diritto, in Puglia il 12,12%, in Molise l’11,48%, mentre il dato nazionale era del 14,9%. Questo scarto, registrato già nelle prime ore della giornata, si è poi confermato nella rilevazione successiva delle 19.
Dal punto di vista politico, il segnale è chiaro: nel referendum sulla giustizia il Sud, almeno finora, non sta facendo da traino alla partecipazione. Il baricentro dell’affluenza resta nel Centro-Nord, mentre il Mezzogiorno continua a esprimere una partecipazione più contenuta. Questo non consente ancora di dire se nel Sud prevarrà il Sì o il No, ma consente già di affermare che, nella giornata di oggi, il peso meridionale sul dato complessivo è stato soprattutto quello di una minore mobilitazione elettorale.
Il punto decisivo è proprio questo: fino alla chiusura definitiva dei seggi e all’avvio dello scrutinio, ogni lettura sul “come sta votando” il Sud riguarda solo la partecipazione, non l’orientamento di merito. Per sapere se il Mezzogiorno starà premiando o bocciando la riforma della giustizia bisognerà attendere i risultati di lunedì 23 marzo, quando inizierà il conteggio dei voti. Per ora, l’unica tendenza consolidata è che il Sud sta votando meno della media italiana.