L’ipotesi di invasione russa assomiglia alla presunta arma letale di Saddam Hussein

Chi ha qualche anno in più sul groppone sicuramente se lo ricorda. Durò mesi il battage mediatico sulla certezza che Saddam Hussein, dittatore iracheno, possedesse un’arma letale. Fu il principale pretesto che consentì all’esercito anglo-americano di mettere gli scarponi sulla sabbia del deserto iracheno. Un argomento su cui ci mise la faccia l’allora premier inglese Tony Blair, e che diventò un boomerang che gli stroncòla carriera: nell’ottobre del 2015, intervistato dalla Cnn, l’ex premier britannico ammise i suoi errori, dai dossier sulle presunte armi di distruzione di massa, al diffondersi del terrorismo islamico favorito dal regime di Hussein.

I’M SORRY

Su Repubblica del 26 ottobre 2015 si legge che, dopo dodici anni dalla controversa invasione In Iraq che è costata centinaia di migliaia o forse milioni di vite umane (ed a lui il posto di primo ministro), Tony Blair pronuncia tre candide paroline: “I am sorry”. L’ex leader laburista chiede scusa per gli errori dello spionaggio britannico che avevano attribuito a Saddam Hussein il possesso di armi di distruzione di massa, che fu poi la ragione ufficiale per l’intervento militare. E si apprende che il primo ministro inglese si era di fatto impegnato, già un anno prima della esplosione del conflitto, con l’allora presidente americano George W. Bush, a parteciparvi come alleato degli Stati Uniti in qualunque caso, cioè indipendentemente dalle motivazioni ufficiali (il possesso di armi chimiche o biologiche), in seguito usate per convincere parlamento opinione pubblica del proprio paese ad approvare la guerra.

PROBLEMA POLITICO

“L’ex premier – si legge nell’articolo a firma di Enrico Franceschini – non accetta di essere chiamato un criminale di guerra per i morti e i danni materiali causati dal conflitto … ma riconosce che l’Iraq è stato un enorme problema politico per lui. In effetti – insiste l’articolo di Repubblica – è stato il problema che gli ha fatto perdere il posto…: è verosimile che Blair sarebbe rimasto ancora al potere e avrebbe cercato di vincere una quarta elezione, contro il conservatore David Cameron, nel 2010”. 

LA BUFALE DI BUSH

Risale invece al 6 gennaio scorso un pezzo sullo stesso argomento pubblica da Il Fatto Quotidiano. Riferisce che l’allora ministro della Difesa del tempo, Geoff Hoon, nel suo libro di memorie rivela che su ordine dell’allora premier (Blair per l’appunto) gli pervenne l’indicazione perentoria di distruggere un documento chiave sulla vicenda che poi portò all’invasione. E conferma che le armi batteriologiche di Saddam erano un’invenzione, ma che servì a mandare avanti la guerra a tutti i costi – si legge stavolta su Peacelink.it -, anche quello di raccontare fesserie al mondo per convincere l’opinione pubblica riottosa che il pericolo batteriologico fosse vero ed imminente. 

E il presidente Usa di allora Bush non fu da meno, anzi. Nella fretta d’andare in guerra contro l’Iraq, la Casa Bianca non chiese alla Cia di verificare se davvero Baghdad fosse in grado di lanciare un attacco chimico batteriologico nel giro di tre quarti d’ora. E non si fece scrupolo d’utilizzare quest’argomento parlando alla nazione. Senza mai darsi pena di rettificare quando fu chiaro che si trattava d’una sciocchezza priva di fondamento.

L’ASINO E IL CAVALLO

Anche chi cerca in Google cosa resta della Guerra in Iraq, può ancora leggere (in Wikipedia) che la seconda guerra del Golfo inizia il 20 marzo 2003 e terminata il 18 dicembre 2011. L’invasione del Paese e la deposizione di Saddam Hussein sono la conseguenza della ostilità degli Stati Uniti, che vede tra le altre motivazioni i timori (ma ormai sappiamo che si rivelarono infondati) su un suo ipotetico tentativo di dotarsi di armi di distruzione di massa. A distanza di dieci anni circa, la storia si ripete. Le amministrazioni di Washington e di Londra sembrano pronte a mettere la mano sul fuoco non solo sul fatto che l’esercito russo si stia attrezzando al progetto di invadere l’Ucraina, ma persino su un progetto segreto di Putin di insediare a Kiev un governo manovrabile, succubo di Mosca. In sostanza proprio un governo “fantoccio” come gli americani ci hanno abituato a conoscere nella seconda metà del secolo scorso, in mezzo mondo: dal Vietnam del Sud all’America latina. Del resto fu così anche in Iraq, dove il conflitto finì col passaggio definitivo di tutti i poteri alle “autorità irachene” insediate dall’esercito americano su delega governativa statunitense.

Per saperne di più:• https://www.repubblica.it/esteri/2015/10/26/news/blair_iraq-125892929/• https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/01/06/invasione-iraq-tony-blair-volle-distruggere-documenti-che-ne-dimostravano-illegittimita-la-rivelazione-nel-libro-dellex-ministro-uk/6447450/• https://www.peacelink.it/mediawatch/a/1066.html

Di Claudio D'Aquino

Claudio D'Aquino, napoletano, giornalista e comunicatore di impresa