L’AVVOCATO RISPONDE / Catasto e Agenzia delle Entrate, per il calcolo della Tari arrivano i metri quadri. Occhio agli errori.

LEGALMENTEDal 9 novembre del 2015 vengono indicati nella visura catastale anche i metri quadri complessivi dell’appartamento oltre quelli che saranno calcolati per la base imponibile della tassa sui rifiuti.

L’inserimento di questo nuovo dato nelle visure e cioè nei ”documenti di individuazione” degli immobili è avvenuto in modo automatico.

Attenzione quindi ai controlli ed alle future sanzioni!

Sono interessati 57 milioni di immobili sui 61 milioni registrati e si prepara, inoltre, la riforma del Catasto che quando approvata, vedrà il superamento dei vani e l’utilizzo dei metri quadrati anche per il calcolo delle rendite.

Il problema non è solo formale: mutano, infatti, i dati di cui l’ignaro cittadino è in possesso e che già dovrebbero essere a disposizione dei Comuni.

É qui che nascono i problemi e le sgradite sorprese: controlli, contestazioni ed accertamenti.

In particolare per la tassa sui rifiuti, che ora si chiama T.A.R.I. e per la quale – certo non con un intento di semplificazione – si chiede di fare riferimento alla superficie calpestabile esclusi i muri e le aree scoperte – come i balconi e i terrazzi – si verificano i primi disagi in quanto l’Agenzia delle Entrate sta indicando valori di metri quadrati errati  nelle visure per ben due nuovi valori.

I metri quadrati complessivi spesso si stanno rivelando, appunto, inesatti rendendosi dunque necessaria  una attenta verifica sia se si vuole compravendere l’immobile, sia se la superficie che risulta è a seconda ”gonfiata” o “ sgonfiata” al fine di evitare sanzioni ingiuste.

In base alla legge non si è al riparo da contestazioni sino a quando il cittadino interessato non si sarà adoprato “diligentemente” per ottenere le relative ed opportune correzioni.

Certo, per il contribuente non esperto è una complicazione di non poco conto che, inoltre, avrà un costo, il quale però una volta fatturato dai Tecnici e dagli  Avvocati interpellati,  potrà essere chiesto in risarcimento all’Agenzia delle Entrate ex art. 2054 c.c.

Chiedete subito, quindi, una visura e controllate: quest’ultima non cambia ma contiene altre notizie. Ci saranno i dati identificativi dell’immobile (sezione urbana, foglio, particella, subalterno, Comune) e i dati di classamento (zona censuaria ed eventuale microzona, categoria catastale, classe, consistenza, rendita). I calcoli non mutano passando dai vani ai metri quadrati.

Ma, ecco cosa differisce, ci saranno anche altri due valori: i metri quadri complessivi ed i metri quadri da tenere come parametro per la T.A.R.I.

Per ora sono interessati solo gli immobili (il 95%) che hanno fornito una planimetria.
Il consumatore – contribuente capace (molto pochi a dire il vero ) – abilitato al dialogo ”online” con il Fisco potrà vedere direttamente queste informazioni, gli altri potranno richiederle presso le Agenzie private o agli sportelli dell’Agenzia delle Entrate, mentre i proprietari (o i possessori) meno abili (intendiamoci, non per loro colpa) dovranno rivolgersi a Tecnici e poi ad Avvocati esperti del settore.

Sappiate che questi dati sono già in possesso dei Comuni dal 2013 e che qualora la superficie fornita per la tassa sui rifiuti dovesse essere errata prima o poi arriverà una contestazione sotto forma di  sanzione – cartella esattoriale.

Con l’arrivo della T.A.R.I. è stabilito che il parametro di riferimento sia quello senza le aree scoperte come calcolato dal Catasto, ridotto del 20%.

– Cosa fare se  i metri  presentano un dato di superficie “incoerente”, in questo caso (beninteso però anche se i metri quadri indicati dovessero essere errati) i contribuenti – consumatori potranno presentare un ricorso per chiedere di integrare o di correggere i dati con una apposita procedura per  l’inserimento in atti della piantina catastale, ma questo – come evidenzia anche il sole 24 ore – comporterà una inevitabile spesa connessa all’intervento del Tecnico e dell’ Avvocato per chi non è in grado di farlo da solo.

Si tratta di una regolarizzazione che, per l’attuale normativa, è d’obbligo se si è intenzionati a vivere tranquilli, ovvero al fine di avere un modo per contestare cartelle esattoriali future che sicuramente arriveranno a valanga. 

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