Il condominio non è responsabile dei danni derivanti da appalti

LEGALMENTEAlcuni lettori chiedono alla Nostra Redazione – Area  Servizio Legale – se il Condominio è responsabile  dei danni provocati ai condomini da una Ditta Appaltatrice ovvero derivanti dal contratto di appalto stesso. In particolare un lettore ci chiede se riteniamo possibile azionare una domanda risarcitoria da parte del proprietario di un appartamento per i danneggiamenti da questi subiti a causa di infiltrazioni d’acqua provenienti dal canale di gronda in correlazione con il sottotetto e con le parerti esterne  dal lato del fabbricato condominiale.

In effetti sembrerebbe – da quanto riferitoci – che l’assemblea condominiale in precedenza tenutasi aveva, con regolare delibera, conferito dei lavori ad una società di costruzioni-ristrutturazioni che, però aveva dimostrato di non aver operato bene,  mancando di sostituire la grondaia e di prendere provvedimenti ristrutturativi tali da rimuovere la causa delle penetrazioni d’acqua.

Ora il problema che si poneva il condomino consisteva nel fatto che avendo il suo appartamento – secondo ciò che ci viene indicato –  ricevuto un danno la cui causa era indiscutibilmente attribuibile alla difettosa ed incompleta esecuzione dei lavori (senza illustrare però il come ed il perché della suddetta affermazione né il nesso di causalità, il tipo di danno ed in effetti chi abbia compilato  la certificazione dei danni subiti) se questi poteva e può esigere che ne risponda il Condominio stesso? Oppure deve rivolgersi alla ditta appaltatrice i lavori?

Ora il problema è duplice: in effetti  la legittimazione passiva dell’azione deve attribuirsi in concreto in capo all’impresa appaltatrice, od al direttore dei lavori che abbia certificato, contrariamente alle evidenze, la regolare conclusione dei lavori stessi- individuata quale controparte del rapporto negoziale.

Per quanto riguarda il contratto d’appalto, la corresponsabilità del committente può configurarsi solo in caso di specifica violazione di regole di condotta, sanzionabile ex art. 2043 c.c. ed in particolare per culpa in eligendo per essere cioè stata affidata l’opera ad un’ Impresa inidonea, ovvero nel caso in cui l’appaltatore sia stato mero esecutore di ordini. Da quanto emerge dalla narrazione dei fatti  nulla si evidenzia in proposito, anzi, i comproprietari hanno contribuito alla scelta dell’Impresa che si sarebbe occupata dei lavori con il loro voto in seno all’assemblea condominiale.

Del resto il Legislatore ha previsto per il Condominio, che  qualora il quorum, circa l’affidabilità dell’Azienda- Impresa Edile, non sia raggiunto perché qualcuno avanza dubbi, quel soggetto o comunque ciascun partecipante, potrà reagire all’inerzia degli altri con lo strumento di cui al’art. 1105 co. 4 c.c. al fine di richiedere l’intervento dell’autorità giudiziaria, strumento del quale gli attori – nel caso di specie –  colpevolmente non si sono avvalsi.

Sulla base di quanto detto suggerisco, quindi, al futuro attore del procedimento, prima extragiudiziale e poi giudiziale, di fornire validi elementi di riscontro circa i danni lamentati, quantificandoli in maniera specifica e con puntuale riferimento ai fatti concreti sia spazialmente che temporalmente identificabili, facendosi redigere una perizia da un Tecnico idoneo che la giuri in Tribunale affinché si prenda la responsabilità di quanto affermato e che sarà alla base della discussione.

Occorrerà, ancora,  attivare una procedura ADR, chiamando a Mediazione l’Impresa Edile e semmai il Condominio (quest’ultimo a sostegno della propria tesi), dopodiché nel malaugurato caso di mancata adesione alla Mediazione da parte dell’Impresa invitata non rimarrà altro che eventualmente ricorrere ad un Accertamento Tecnico Preventivo da farsi prima della causa affinché venga descritto dettagliatamente lo stato dei luoghi, nonché i fatti, le circostanze,  la responsabilità ed ancora una volta qui tentare una risoluzione alternativa per poi, infine, in ultima istanza andare in causa contro l’Impresa (spedando che questa abbia una Assicurazione che il Condominio si sarebbe dovuto far dare nel contratto di appalto). Chi non ha intenzione di seguire questi passi faccia molta attenzione alla concreta possibilità di incorrere nella condanna da parte del Giudice al pagamento di spese, diritti ed imposte di causa particolarmente alti qualora non provi adeguatamente la propria domanda.

Canone Rai in bolletta / Cosa fare se non si è in possesso di Televisore?

LEGALMENTEEvitare di corrispondere il canone della Rai è cosa possibile? Sì, ecco come fare. Con le nuove norme in vigore, basterà inviare una autocertificazione nella quale indicare di non possedere la TV oppure di averla posseduta fino ad una data e poi dopo averla ceduta o donata a parente o un amico. Sia potrà evitare il pagamento dell’imposta sulla televisione chiedendo di scorporarla dalla bolletta Enel.

Ma c’è un problema. Il contribuente potrebbe averci ripensato ed essersi dotato di televisione, per cui per superare la presunzione di detenzione di un apparecchio televisivo è inviare, ogni anno un’autocertificazione, come precisa la legge, con cui si informa per l’appunto che “nessun apparecchio è presente nell’immobile di propria residenza”. Senza firma autenticata, ma solamente con un documento allegato.

Però attenzione: se non si fa annualmente tale dichiarazione, non sarà più possibile farlo successivamente. Con la conseguenza che, se il cittadino riceverà l’ avvertimento di accertamento per il mancato pagamento dell’ tassa, non potrà impugnarla dimostrando dopo di non essere detentore di apparecchio televisivo , essendo ormai “decaduto dai limiti presuntivi di buona fede “.

Va sottolineato che è prevista l’esenzione è più di 75 anni e un reddito di 8000 euro. Se si possiede una seconda abitazione con televisore, non va pagato un secondo abbonamento. Idem se si possiedono più televisori.

Altro aspetto da evidenziare. Chi informa con lettera raccomandata la Rai Tv e l’Agenzia delle Entrate di non detenere televisioni mentre invece c’e’ l’ha , oltre a subire la sanzione per l’evasione fiscale (pari a cinque volte il canone Rai) sarà imputabile penalmente. A meno che in tempo utile non si comunichi che in un determinato giorno si è deciso di acquistare una tvIn questo modo ci si metterà in regola spontaneamente senza aspettare che vengano effettuati controlli .

L’AVVOCATO RISPONDE / Catasto e Agenzia delle Entrate, per il calcolo della Tari arrivano i metri quadri. Occhio agli errori.

LEGALMENTEDal 9 novembre del 2015 vengono indicati nella visura catastale anche i metri quadri complessivi dell’appartamento oltre quelli che saranno calcolati per la base imponibile della tassa sui rifiuti.

L’inserimento di questo nuovo dato nelle visure e cioè nei ”documenti di individuazione” degli immobili è avvenuto in modo automatico.

Attenzione quindi ai controlli ed alle future sanzioni!

Sono interessati 57 milioni di immobili sui 61 milioni registrati e si prepara, inoltre, la riforma del Catasto che quando approvata, vedrà il superamento dei vani e l’utilizzo dei metri quadrati anche per il calcolo delle rendite.

Il problema non è solo formale: mutano, infatti, i dati di cui l’ignaro cittadino è in possesso e che già dovrebbero essere a disposizione dei Comuni.

É qui che nascono i problemi e le sgradite sorprese: controlli, contestazioni ed accertamenti.

In particolare per la tassa sui rifiuti, che ora si chiama T.A.R.I. e per la quale – certo non con un intento di semplificazione – si chiede di fare riferimento alla superficie calpestabile esclusi i muri e le aree scoperte – come i balconi e i terrazzi – si verificano i primi disagi in quanto l’Agenzia delle Entrate sta indicando valori di metri quadrati errati  nelle visure per ben due nuovi valori.

I metri quadrati complessivi spesso si stanno rivelando, appunto, inesatti rendendosi dunque necessaria  una attenta verifica sia se si vuole compravendere l’immobile, sia se la superficie che risulta è a seconda ”gonfiata” o “ sgonfiata” al fine di evitare sanzioni ingiuste.

In base alla legge non si è al riparo da contestazioni sino a quando il cittadino interessato non si sarà adoprato “diligentemente” per ottenere le relative ed opportune correzioni.

Certo, per il contribuente non esperto è una complicazione di non poco conto che, inoltre, avrà un costo, il quale però una volta fatturato dai Tecnici e dagli  Avvocati interpellati,  potrà essere chiesto in risarcimento all’Agenzia delle Entrate ex art. 2054 c.c.

Chiedete subito, quindi, una visura e controllate: quest’ultima non cambia ma contiene altre notizie. Ci saranno i dati identificativi dell’immobile (sezione urbana, foglio, particella, subalterno, Comune) e i dati di classamento (zona censuaria ed eventuale microzona, categoria catastale, classe, consistenza, rendita). I calcoli non mutano passando dai vani ai metri quadrati.

Ma, ecco cosa differisce, ci saranno anche altri due valori: i metri quadri complessivi ed i metri quadri da tenere come parametro per la T.A.R.I.

Per ora sono interessati solo gli immobili (il 95%) che hanno fornito una planimetria.
Il consumatore – contribuente capace (molto pochi a dire il vero ) – abilitato al dialogo ”online” con il Fisco potrà vedere direttamente queste informazioni, gli altri potranno richiederle presso le Agenzie private o agli sportelli dell’Agenzia delle Entrate, mentre i proprietari (o i possessori) meno abili (intendiamoci, non per loro colpa) dovranno rivolgersi a Tecnici e poi ad Avvocati esperti del settore.

Sappiate che questi dati sono già in possesso dei Comuni dal 2013 e che qualora la superficie fornita per la tassa sui rifiuti dovesse essere errata prima o poi arriverà una contestazione sotto forma di  sanzione – cartella esattoriale.

Con l’arrivo della T.A.R.I. è stabilito che il parametro di riferimento sia quello senza le aree scoperte come calcolato dal Catasto, ridotto del 20%.

– Cosa fare se  i metri  presentano un dato di superficie “incoerente”, in questo caso (beninteso però anche se i metri quadri indicati dovessero essere errati) i contribuenti – consumatori potranno presentare un ricorso per chiedere di integrare o di correggere i dati con una apposita procedura per  l’inserimento in atti della piantina catastale, ma questo – come evidenzia anche il sole 24 ore – comporterà una inevitabile spesa connessa all’intervento del Tecnico e dell’ Avvocato per chi non è in grado di farlo da solo.

Si tratta di una regolarizzazione che, per l’attuale normativa, è d’obbligo se si è intenzionati a vivere tranquilli, ovvero al fine di avere un modo per contestare cartelle esattoriali future che sicuramente arriveranno a valanga. 

L’AVVOCATO RISPONDE / Danno da vacanza rovinata

LEGALMENTEAlla fine delle vacanze c’è sempre chi protesta per i possibili cattivi risultati delle ferie trascorse, soprattutto se rovinate. A tale proposito vediamo cosa si intende, appunto, per “vacanze rovinate” al fine di correggere false aspettative ed indirizzare correttamente verso il percorso idoneo a richiedere ed ottenere un risarcimento.

Il “danno da vacanza rovinata” é spiegato nell’art. 47 del Codice del Turismo (d.lgs. 79/2011) nel quale si prevede “un rimborso-indennizzo-risarcimento del danno messo in relazione al tempo di vacanza inutilmente trascorso ed all’ eccezionalità dell’ opportunità perduta”; ma attenzione: il cosiddetto “inadempimento” di cui al decreto deve essere obbligatoriamente “di sufficiente importanza” (art. 47). Inoltre, ciò che va preso in considerazione é il danno non patrimoniale nella sua accezione di danno morale ed esistenziale da contraddistinguere dal vero e proprio danno quale quello patrimoniale, ossia la perdita economica subita (smarrimento del bagaglio, valore economico del contenuto del medesimo, oppure ancora il ritardo del volo aereo, la perdita della coincidenza, l’acquisto di un altro biglietto aereo / nave/ treno…, il pagamento di una notte in hotel, i pasti correlati …).
Invero, quando parliamo di “ danno da vacanza rovinata” ci riferiamo nello specifico alla perdita di un’occasione di relax mirata e specifica in un determinato giorno, periodo e luogo scelti.

Prima del d.lgs. 79/2011, tale danno era approssimativamente ricondotto alla fattispecie di cui all’art. 2059 c.c., che disciplina proprio il danno non patrimoniale, cui già sopra si faceva cenno. La legge, quindi, limitava e limita espressamente la risarcibilità del danno de quo “ai casi previsti dalla legge”.
Occorre, però, giunti a questo punto specificare che vi è ora una norma apposita che regolamenta l’ipotesi in parola di modo da garantire una tutela di intensità ed efficacia sicuramente maggiore rispetto al passato . L’espressa introduzione di detta voce di danno ad opera del Codice del Turismo ha, quindi, sanato questa lacuna aprendo alla piena protezione del turista.
Attenzione sempre a fornire le prove e la quantificazione del danno patito, nonché verificate con un Legale esperto della materia se ci sono tutti i presupposti affinché il cosiddetto pacchetto turistico o package sia indirizzato a realizzare l’interesse del turista all’ effettuazione di un viaggio con finalità escursionistica o a scopo di piacere di modo che tutte le attività connesse alla vacanza possano ritenersi essenziali.
A titolo esemplificativo la situazione che vede il villeggiante alloggiato, per una frazione del periodo di soggiorno, in una struttura alberghiera di livello inferiore rispetto a quella prenotata all’atto dell’acquisto del pacchetto vacanze o addirittura in una struttura in fase di ristrutturazione, con molti dei servizi promessi (palestra, spa e piscina, spiaggia attrezzata) non ancora attivi, riduce di gran lunga l’utilità che può trarsi dal soggiorno nella località turistica, dando luogo alla fattispecie trattata in questa sede.

Inviateci senza preoccupazione le vostre domande specifiche e vi diremo se i presupposti ci sono o meno scrivendo una mail alla rubrica LEGALE a : Ilsudonline@gmail.com oppure redazione@ilsudonline.it

Come ottenere il rimborso se il “treno è cancellato”

LEGALMENTENel caso in cui il treno venga annullato la compagnia ferroviaria dovrà ripagare non solo il titolo di viaggio ma anche i costi eventualmente sopportati dal passeggero per arrivare a destinazione con altro mezzo di trasporto.

Nel dettaglio occorre sapere che prima di tutto bisogna verificare le cause dell’annullamento del treno e poi formulare una regolare messa in mora alla compagnia. Nel caso di sciopero del personale sarà possibile richiedere in mediazione, prima, e giudizialmente, poi, di essere rimborsati non solo del biglietto ferroviario ma anche – come anticipato sopra- dei maggiori o differenti costi sopportati per fare lo stesso tragitto con altro mezzo, quale potrebbe essere la propria vettura od un’ auto presa a noleggio – sempre che non ci sia un altro treno di pari orario, percorso e velocità che le persone avrebbero potuto prendere in coincidenza con quello soppresso.

La Società Ferroviaria, sarà quindi chiamata a rendere conto ed a rimborsare le somme pari al costo del nolo auto ( qualora locata ) oltre al parcheggio dell’autovettura, al carburante ed ai pedaggi autostradali.
Attenzione, però, alle clausole cosiddette “vessatorie” quali potrebbero essere quelle in base alle quali la predetta società, in caso di ritardi od interruzioni del servizio, sarebbe tenuta al solo rimborso totale o parziale del biglietto. Esse, infatti, sono identificate come palesemente sfavorevoli per il consumatore-passeggero, il quale al momento in cui conclude il contratto di trasporto non è posto in condizione di prenderne concretamente visione.

Contro dette clausole si è soliti ricorrere all’ interpretazione dell’articolo 36 del Codice del Consumo (d.lgs. n. 206/2005), nel quale si stabilisce la nullità delle medesime qualora il consumatore non abbia ne avuto conoscenza prima della conclusione del contratto.

La società Ferroviaria, quindi, è sottoposta alla universale disciplina privatistica ed è tenuta ad indennizzare tutti i disagi e le conseguenze sopportate dal consumatore -passeggero a seguito del suo inadempimento.
L’importante è, però, rivolgersi sempre ad un Legale esperto che possa tentare prima la mediazione e quindi verificare se la controparte voglia venire a miti consigli prima di azionare il Tribunale competente.

L’ESPERTO RISPONDE / Viaggi in aereo, come funzionano i risarcimenti per bagagli persi o arrivati in ritardo.

Come tutelarsi in periodo di ferie e viaggi e a quanto ammontano i risarcimenti danni per perdite del bagaglio o ritardi nella consegna quanto si viaggia in aereo?

Il risarcimento richiedibile senza azionare la giustizia arriva fino ad un massimo di mille euro come previsto dalla Convenzione di Montreal. Se la valigia viene perduta o vi è un ritardo nella consegna per colpa del vettore internazionale (aereo, indipendentemente dal colore di bandiera) viene risarcito un danno ordinariamente quantificato. Se invece si denuncia un danno morale occorre poi provarlo davanti un Giudice ordinario ed a seconda del valore si individua la competenza.
L’art. 2059 del codice civile, prevede anche la possibilità ( ma occorre provare quello che si chiede ) di risarcire una lesione di diritti inviolabili della persona.

lo stress subìto a causa del ritardo, nella consegna delle valige non può essere valutato in via generica ma va documentalmente provato.

La Corte di cassazione, con la sentenza 14667, ha chiarito che per far rientrare proprio tra i diritti fondamentali dell’uomo lo stress subìto non basta un semplice ritardo della consegna del bagaglio seppur di alcune settimane. Troppo poco, secondo la Cassazione, per tirare in ballo i diritti costituzionalmente protetti.

Non può chiedersi neppure (facendo leva sulle norme previste dai codici del Consumo e del Turismo) il famoso danno da vacanza rovinata, perché cambia la “competenza” va qui tirato in ballo il tour operator e non la compagnia aerea. Per questo fate sempre attenzione a chi vi affidate.

Andare da un buon legale è sempre meglio per ottenere un consiglio saggio e pregnante invece di rivolgersi a generici consulenti alternativi che oramai pullulano ovunque.

Va poi precisato nello studio della pratica di risarcimento danni da chiedersi anche a quanto stabilito dalla Convenzione di Montreal quando si verifichino problemi con un vettore non comunitario in quanto non può essere applicato il Regolamento Ce n.2027/97.

Ma attenzione: l’articolo 22 della Convenzione firmata in Canada nel 1999, fissa il tetto di mille euro in caso di distruzione, perdita, deterioramento o ritardo, ipotesi quest’ultima che vale anche quando ad arrivare fuori tempo è il passeggero.

Questa somma può essere alzata con una dichiarazione del viaggiatore, da effettuarsi prima della partenza e pagando una tassa supplementare, ovvero si dichiara al vettore di avere «speciale interesse alla consegna». In tal caso il vettore risarcirà fino alla somma indicata, nel valore della richiesta (documentalmente provata) salvo provare al contrario da parte del vettore che è superiore «all’interesse reale del mittente alla consegna a destinazione».

La legge prevista in materia si allinea all’interpretazione della Corte di giustizia dell’Unione europea (sentenza C- 63/09) che, nell’interpretare l’articolo 22 n.2 ha affermato che nel danno, indicato come «prejudice e dommage» rientrano sia il pregiudizio materiale sia quello morale. Al fine di garantire un giusto equilibrio tra i diversi interessi in gioco. Da un lato si assicura una colpevolezza rigorosa dei vettori che trasportano merci e persone in ambito nazionale ed internazionale ma nell’altro si va nel rispetto dell’equo risarcimento. Ricordate che anche il ritardo o la cancellazione del volo aereo sono risarcibili almeno che non si provi da parte del vettore un problema a lui indipendente ed in ogni caso ogni e qualsiasi altra richiesta va sempre valutata con il proprio legale che consiglia cio’ che effettivamente è possibile provare .

Periodo di ferie e viaggi , come funzionano i risarcimenti per il bagaglio perso o arrivato in ritardo

LEGALMENTEUn assidua lettrice del sud online chiede in periodi di ferie e viaggi come potersi tutelare e a quanto ammontano i risarcimenti danni per perdite del bagaglio o ritardi nella consegna quanto si viaggia in aereo.

Egr. Lettrice il problema è atavico negli aeroporti .  Il risarcimento richiedibile  senza azionare la giustizia arriva fino ad un massimo di mille euro come  previsto dalla Convenzione di Montreal. Se la valigia viene perduta o vi è un ritardo nella consegna per colpa del vettore internazionale, ( aereo indipendentemente dal colore di bandiera ) viene risarcito un danno ordinariamente quantificato .Se invece si denuncia un danno morale occorre poi provarlo davanti un Giudice ordinario ed a seconda del valore si individua la competenza.
l’art. 2059 del codice civile, prevede anche la possibilità ( ma occorre provare quello che si chiede ) di risarcire una lesione di diritti inviolabili della persona.

lo stress subìto a casa del ritardo, nella consegna delle valige non puo’ essere valutato in via generica ma va documentalmente provato . La Corte di cassazione, con la sentenza 14667 , ha chiarito che per far rientrare proprio tra i diritti fondamentali dell’uomo lo stress subìto non basta un semplice ritardo della consegna del bagaglio seppur di alcune settimane Troppo poco, secondo la Cassazione, per tirare in ballo i diritti costituzionalmente protetti.

Non puo’ chiedersi neppure (facendo leva sulle norme previste dai codici del Consumo e del Turismo) il famoso danno da vacanza rovinata, perché cambia la  “competenza” va qui tirato in ballo il tour operator e non la compagnia aerea. Per questo fate sempre attenzione a chi vi affidate . Andare da un buon legale è sempre meglio per ottenere un consiglio saggio e pregnante invece di rivolgersi a generici consulenti alternativi che oramai pullulano ovunque .

Va poi precisato nello studio della pratica di risarcimento danni da chiedersi anche a quanto stabilito dalla Convenzione di Montreal quando si verifichino problemi con  un vettore non comunitario in quanto non puo’ essere applicato il Regolamento Ce n.2027/97.

Ma fate attenzione cari lettori viaggiatori : L’articolo 22 della Convenzione firmata in Canada nel 1999, fissa il tetto di mille euro in caso di distruzione, perdita, deterioramento o ritardo, ipotesi quest’ultima che vale anche quando ad arrivare fuori tempo è il passeggero.

Questa somma può essere alzata con una dichiarazione del viaggiatore, da effettuarsi prima prima della partenza e pagando una tassa supplementare, ovvero si dichiara al vettore di avere «speciale interesse alla consegna» . In tal caso il vettore risarcirà fino alla somma indicata, nel valore della richiesta ( documentalmente provata ) salvo provare al contrario da parte del vettore che è superiore «all’interesse reale del mittente alla consegna a destinazione».

La legge prevista in materia  si allinea all’interpretazione della Corte di giustizia dell’Unione europea (sentenza C- 63/09) che, nell’interpretare l’articolo 22 n.2 ha affermato che nel danno, indicato come «prejudice e dommage» rientrano sia il pregiudizio materiale sia quello morale. Al fine di garantire un giusto equilibrio tra i diversi interessi in gioco. Da un lato si assicura una colpevolezza rigorosa dei vettori che trasportano merci e persone in ambito nazionale ed internazionale ma nell’altro si va  nel rispetto dell’equo risarcimento. Ricordate che anche il ritardo o la cancellazione del volo aereo sono risarcibili almeno che non si provi da parte del vettore un problema a lui indipendente ed in ogni caso ogni e qualsiasi altra richiesta va sempre valutata con il proprio legale che consiglia cio’ che effettivamente è possibile provare .

 

E’ legittimo il licenziamento del lavoratore che rifiuta di trasferirsi nella sede distaccata

LEGALMENTE

E’ legittimo il licenziamento del lavoratore che rifiuta di trasferirsi nella sede distaccata

RISPONDE

Avv. Stefania Fabbricatore

Un assiduo lettore chiede alla Redazione del Sudonline sportello legale se il datore di lavoro vuole trasferirlo in una sede distaccata dell’azienda e lui si rifiuta che gli puo’ succedere ?

Caro Lettore la situazione che prospetta è stata analizzata da parecchi Tribunali che hanno valutato e fatto Giurisprudenza come sempre altalenante, ma oggi a mettere chiarezza sulla questione è intervenuta la Cassazione che in una recentissima sentenza la 10468/2015 del 21 maggio 2015 ha chiarito che in caso di diniego di volersi trasferire si puo’ arrivare anche al licenziamento.

la Cassazione spiega infatti che , il lavoratore non puo’ “legittimamente rifiutarsi di adempiere l’obbligo di prendere servizio presso il luogo del distacco e rendere la prestazione lavorativa nei termini in cui questa gli era stata richiesta, stante a) il potere gerarchico del datore di lavoro, b) la sussistenza a suo carico dell’obbligazione principale di pagamento della retribuzione e, per contro, c) quella principale del lavoratore di rendere la prestazione lavorativa”.

Nel caso di specie se Lei come lavoratore ritiene che il trasferimento possa comportare anche una dequalificazione delle sue mansioni , deve  rivolgersi subito e senza indugio ad un Legale esperto di diritto del lavoro , in quanto il suo comportamento di rifiuto netto , di per se costituirebbe una forma non voler eseguire la prestazione lavorativa  e questa configurerebbe una inammissibile forma di autotutela.

Il lavoratore infatti , se vuole far valere i propri diritti ha una serie di obblighi da rispettare che vanno dallo stragiudiziale al giudiziale nella parte finale. Ovvero puo’  rivolgersi alla propria tutela sindacale , può  rivolgersi alla mediazione in campo del lavoro chiamando il datore innanzi o un ente abilitato dal Ministero della Giustizia o davanti  l’UPLMO competente ( Ufficio Provinciale del Lavoro e Massima Occupazione ) ed in fine può tutelarsi agendo in giudizio e non certo rifiutandosi di eseguire la prestazione richiestagli.

Per i vostri quesiti scrivete a:

Ilsudonline@gmail.com oppure redazione@ilsudonline.it

Divorzio breve: via alle nuove regole dal 26 maggio. Ecco cosa cambia

LEGALMENTEUna lettrice del Sudonline.it chiede lumi sul Divorzio breve e se applicabile alle cause in corso

Cara lettrice

Entrerà in vigore il prossimo 26 maggio la nuova legge sul divorzio breve (l. n. 55/2015) pubblicata nella Gazzetta Ufficiale di ieri (n. 107/2015) che consentirà alle coppie di dirsi addio al massimo in 12 mesi, che diventano 6 in presenza di accordi consensuali. Queste Novità riguardano, un “grande quantità” di migliaia e migliaia di coppie che divorziano ogni anno in Italia e di altrettante che si separano.
Ecco i punti cardine della riforma:

–     1 anno per dirsi addio in sede giudiziale

Con la modifica dell’art. 3 della l. n. 898/1970, si riducono notevolmente i tempi della separazione.
dai tre anni previsti,  in caso di separazione giudiziale, basterà 1 anno per porre fine al matrimonio. Il termine decorre sempre dalla comparsa dei coniugi innanzi al Presidente del Tribunale nella causa di separazione .
Rimane fermo, inoltre, il requisito della mancata interruzione: la separazione dovrà essersi “protratta ininterrottamente” e l’eventuale sospensione dovrà essere eccepita dalla parte convenuta.

–     6 mesi per la consensuale

Il termine di un anno si riduce, ulteriormente, a sei mesi, secondo il nuovo testo dell’art. 3 lett. b), n. 2 della l. n. 898/1970, nelle separazioni consensuali.
Ciò avverrà indipendentemente dalla presenza o meno di figli e anche se le separazioni erano nate inizialmente come contenziose.

–     Comunione sciolta prima

L’art. 2 della l. n. 55/2015 aggiunge un comma all’art. 191 c.c. andando così ad anticipare il momento dello scioglimento della comunione tra i coniugi.
Finora previsto con il passaggio in giudicato della sentenza di separazione, lo scioglimento infatti avverrà nel momento in cui “il presidente del tribunale autorizza i coniugi a vivere separati” (all’udienza di comparizione, per le separazioni giudiziali), ovvero “alla data di sottoscrizione del processo verbale di separazione consensuale dei coniugi dinanzi al presidente, purché omologato” (per le consensuali).
L’ordinanza, inoltre, con la quale i coniugi vengono autorizzati a vivere separata deve essere inviata all’ufficiale dello stato civile ai fini dell’annotazione dello scioglimento della comunione dei beni sull’atto di matrimonio.

–     Processi in corso

Altro punto cardine della riforma è l’applicazione dei nuovi termini per la domanda di divorzio e lo scioglimento della comunione legale, anche ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della l. n. 55/2015.
Pertanto, le regole saranno valide anche per le separazioni personali pendenti al 26 maggio. 

Affari di condominio: quando l’amministratore può nominare un legale senza autorizzazione

LEGALMENTEUn assiduo lettore chiede alla Redazione se serve che l’amministrazione Condominiale per nominare un Avvocato debba munirsi di una  autorizzazione assembleare.

Egregio lettore ,

La Legge condominiale sta attraversando un periodo di grande evoluzione Giurisprudenziale che passa dalla Mediazione al Contenzioso nei Tribunali e finisce spesso ad ascoltare le disposizioni della Cassazione.

In particolare esaminiamo la problematica che Lei pone e che rientra nelle questioni di “ difetto di rappresentanza processuale da parte dell’amministratore “ .

Nel caso pratico- Lei ci racconta-  l’amministratore  ha conferito il mandato difensivo ad un avvocato di sua fiducia, senza alcuna delibera assembleare che a ciò lo autorizzasse e senza alcuna ratifica successiva

A chiarire le facoltà concesse dalla legge all’amministratore nell’esercizio dei suoi poteri è stata proprio pochi giorni fa la Cassazione, con la sentenza n. 8309 pubblicata il 23 aprile 2015, enunciando un preciso e dettagliato orientamento in base al quale non occorre una delibera dell’assemblea condominiale per la nomina di un difensore, per cui l’amministratore può incaricare un avvocato di fiducia senza bisogno di alcuna autorizzazione, né preventiva, né successiva.

La Suprema Corte ( Cassazione ) rafforzando i principi stabili nella giurisprudenza di legittimità (cfr. Cass. n. 1451/2014; Cass. n. 27292/2005), ha ricordato che l’amministratore, nell’esercizio dei suoi poteri di rappresentanza processuale ad agire e a resistere non ha bisogno di alcuna autorizzazione dell’assemblea, cosa che peraltro è perfettamente rispondente alla ratio della recente riforma condominiale che ha ampliato la sfera delle competenze e delle responsabilità dell’amministratore stesso. Per tali ragioni caro lettore sembra che in tema di condominio negli edifici, l’amministratore possa resistere all’impugnazione della delibera assembleare e possa gravare la relativa decisione del giudice, senza necessità della già richiamata autorizzazione o ratifica dell’assemblea, giacché l’esecuzione e la difesa delle deliberazioni assembleari rientrano fra le attribuzioni proprie dello stesso.

L’unica cosa che può fare in sua tutela qualora  riscontrasse un forte dissenso di fronte alla scelta di affrontare una causa  dove non è d’accordo è di ricorrere all’atto di dissenso rispetto alle liti .

Lo stesso é previsto dall’ all’art. 1132 c.c.  che chiaramente indica  “Qualora l’assemblea dei condomini abbia deliberato di promuovere una lite o di resistere a una domanda, il condomino dissenziente, con atto notificato all’amministratore, può separare la propria responsabilità in ordine alle conseguenze della lite per il caso di soccombenza. L’atto deve essere notificato entro trenta giorni da quello in cui il condomino ha avuto notizia della deliberazione. Si deve però tener presente che  nel caso in cui l’esito della lite sia stato favorevole al condominio, il condomino dissenziente che ne abbia tratto vantaggio sarà ugualmente tenuto a concorrere nelle spese del giudizio che non sia stato possibile ripetere dalla parte soccombente”.

Bullismo e Cyberbullismo scolastico, come difedendersi

LEGALMENTEUna lettrice preoccupata per la figlia minore ci chiede cosa è e come ci si comporta verso il Bullismo scolastico.

Cara Lettrice

I Bulletti che oggi danno piu’ preoccupazione sono quelli che mettono in pratica il Ciberbullismo. Hanno un’età tra i 10 e i 16 anni, e talvolta un’immagine di bravi ragazzi , una discreta abilità informatica, ignoranza a valutare la gravità delle azioni compiute online . Il cyber bulletto, che usa internet per concretizzare quello che magari non riesce a fare pagare nella vita reale, quello che si diverte nel tormentare altri.

Spesso sono compagni di scuola o di palestra del pomeriggio . Tramite il computer o telefoni cono collegato ad internet , imperversano sui social network, e talvolta a nome di altri diffondono immagini e informazioni riservate tramite Facebook o Wothapp o Mms sui telefonini, raccontano particolari personali o dichiarano disponibilità talvolta passionali od erotiche  a nome delle compagne o compagni . La Polizia delle Comunicazioni è piena di queste comunicazioni ed esposti

Quando dopo una segnalazione prendono provvedimenti gli agenti della Pol Postale per fermare azioni di bullismo è la stessa polizia a dire che “  spesso si hanno delle reazioni di stupore di vergogna e lacrime da parte dei cyber bulli più giovani che ovviamente non si sono resi conto di quanto fosse stato feroce il loro modo di prendere in giro qualcuno “ .

Il situazione muta considerevolmente con l’està dei cyber bulli, i comportanti provocatori diventano più organizzati , più prepotenti, più rassomiglianti ai umiliazioni ingiurie prepotenze ribaditi, agli agli amici di rete , comportamento tipico del bullismo “effettivo”.

E’ il progresso tecnologico di queste nuove  forme di comunicazione, da offre opportunità e modi di abusi.

Il cosi’ detto  cyberbullismo è un avvenimento che si registra in crescita, e che si presenta sotto varie varianti.

E per quanto virtuale, il bullismo elettronico ha conseguenze ingrandite perché  la diffusione di informazioni in rete non può essere controllata ed arriva a coinvolgere un numero altissimo di spettatori.

in certe circostanze i giovani tengano sotto silenzio molte delle sopraffazioni online perché non sanno che esistono leggi per tutelarli e perché in fondo l’angoscia di “leggersi” insultato sul web è causa di imbarazzo, è dimostrazione di debolezza che non si vuole confessare,

Questi soprusi virtuali hanno però conseguenze reali  e concrete  Chi compie atti di cyberbullyng è punibile penalmente:può essere denunciato, processato per diffamazione, violazione della privacy, calunnia.

L’importante è che Se capita di subire o di assistere o di sapere che sono in atto  atti di  cyberbullyng, bisogna parlarne subito ! Ed il problema andrebbe affrontato anche a Scuola con seminari di studio appositi  . Parlatene con l’avvocato di famiglia vedrete che riuscirà senz’altro ad aiutarvi

 

Condominio: se i lavori sono fatti male chi è responsabile del risarcimento?

LEGALMENTEUn lettore che abita in un condominio in cui di recente sono stati fatti dei lavori straordinari di manutenzione chiede di sapere chi è il responsabile del risarcimento nel caso in cui ci siano palesi responsabilità di “ cattiva ” esecuzione.

Quando i lavori deliberati in un condominio hanno creato un danneggiamento in una unità immobiliare   si produce una articolata serie di anelli concatenati di colpevolezza che genera in fine il risarcimento .

Un lettore ci domanda a chi richiedere il ristoro dei danni subiti nel proprio appartamento in occasione della errata esecuzione di lavori di bonifica e di impermeabilizzazione del tetto del fabbricato  ed a quali soggetti inoltrare la richiesta di risarcimento danni : il solo condominio , anche all’amministratore dello stabile, od alla impresa che ha eseguito male i lavori ?

Secondo giurisprudenza costante  anzitutto l’appaltatore dei lavori ( quindi l’impresa ) è responsabile dei danni provocati a terzi  proprio perché  svolge la sua attività nell’esecuzione dell’opera o del servizio appaltato in piena autonomia . A tale onere dell’appaltatore si può poi affiancare con richiesta di responsabilità in solido,   la pretesa nel confronti del Condominio come committente, o per aver dato un ordine specifico all’appaltatore ( tale da privare quest’ultimo di ogni possibile autonomia nell’esecuzione dell’opera ), o per la cosiddetta  «culpa in eligendo»  e cioè per aver fatto svolgere o demandato l’esecuzione dei lavori su parti condominiali o ad un terzo ( sub appalto ) oppure ad un soggetto ( operaio ) palesemente non idoneo ad adempiere con efficienza il compito affidatogli.

È poi possibile, che alla responsabilità dell’impresa esecutrice dei lavori, o del condominio, si aggiunga quella in prima persona dell’amministratore del condominio per «culpa in vigilando», nel caso in cui sia venuto meno al suo dovere,  quale deputato dello palazzo stesso, di verificare e controllare la regolare e corretta esecuzione dei lavori.

Per parlare pero’ di tale responsabilità dell’amministratore, occorre che con chiarezza lo stesso sia stato formalmente incaricato di vigilare appunto e sia effettivamente venuto meno al suo dovere di controllo sulla regolare effettuazione dei lavori, mentre non certo si può parlare di responsabilità dell’amministratore qualora il danno sia stato causato da una attività spontanea e volontaria  dall’impresa edile .

In pratica non esiste una responsabilità oggettiva dell’amministratore per i danni causati ai condòmini dall’impresa costruttrice che “ intervenga sulle parti comuni: essendo viceversa necessario, perché l’amministratore possa essere ritenuto responsabile in proprio nei confronti del condominio, che tali danni si siano verificati per un comportamento dell’impresa che l’amministratore, se avesse correttamente vigilato, avrebbe potuto evitare “ . Particolarmente rilevante è la qualifica professionale che nella vita privata ha l’amministratore ( Ragioniere , Diplomato , Commercialista o invece Geometra Architetto o Ingegnere )  nella decisione da prendersi per introitarlo nella responsabilità   e richiesta di risarcimento  ponendo un limite alle sue responsabilità dettato dal fatto che  l’amministratore (che pure rimane custode delle parti comuni nonostante la presenza di un appaltatore che debba eseguirvi degli interventi) risponderà dei danni derivati dalla cattiva esecuzione dei lavori da parte di un’impresa terza, solo  qualora egli effettivamente vigilando con attenzione avesse potuto accorgersene ed evitarli o avesse compreso la negligenza ed imperizia dell’impresa .

Malasanità, quando scatta il risarcimento

LEGALMENTEAlcuni lettori hanno contattato la redazione di www.ilsudonline.it per chiedere chiarimenti circa i danni risarcibili nei casi di “Malasanità”

La cosiddetta “Malasanità” ed il risarcimento danni a questa connesso riguarda un gruppo ampissimo di casistiche importanti da sapere e che vanno da:

Decesso del paziente internato in reparto Psichiatria; – Lesioni durevoli la cui causa è da rinvenirsi in un errore medico o nel trattamento, nella cura e nelle terapie di malattie rare; – Danno da malattia non individuata o diagnosticata male;

– Danno da chirurgia estetica; – Danno da errore in chirurgia generale od ortopedia; – Lesioni alle terminazioni nervose o al nervo motorio durante le operazioni all’ernia del disco; – Prescrizione di accertamenti non idonei; – Danni alla madre durante il parto od anche al nascituro; – Rottura di apparati dentali o protesi durante l’intubazione; – Lifting: cicatrici grossolane, eccessiva od insufficiente tensione cutanea e presenza di asimmetrie dentistiche; – Lesioni al midollo spinale dovute alla non immobilizzazione della colonna vertebrale; – Omessa diagnosi di malformazione del feto, cd. nascita indesiderata … E purtroppo tante altre forme ancora!

Tutti i giorni su quotidiani, tv e radio si sentono problematiche inerenti la Malasanità Ospedaliera generica che va dalla mancanza di posti letto al ritardo delle analisi e dei controlli in pronto soccorso sino ai casi più gravi di decesso dei degenti.

E’ un diritto dovere dei pazienti  tutelarsi contro i danni subiti direttamente connessi a fatti causati da errore medico ai quali deve seguire il giusto e corretto ristoro.
È corretto conoscere e comprendere i nostri diritti ed obblighi laddove possiamo chiedere il risarcimento del danno per colpa derivante dalla mancata prestazione di un servizio sanitario dovuto, o dal ritardo dello stesso imputabile ai tempi biblici di attesa non giustificabili in presenza di urgenze, od ancora  dal medico incapace che per colpa o negligenza commette un errore.

È doveroso, dunque, avanzare in qualità di Avvocato un aiuto alle parti che però devono fare attenzione a non cadere nell’errore di voler per ogni minima problematica ricorrere alle vie legali con lo scopo di essere risarciti.

E’ per questo che occorre un Avvocato,appunto,  abile esperto e specializzato che in modo idoneo – individuati i cosiddetti fatti luoghi e circostanze nonché gli eventi lesivi ed il relativo nesso di causalità –  possa poi incentrare l’attenzione sul problema reale verificando se e quale danno corporeo o psicologico ( od entrambi) si è ricevuto, e soprattutto “chi” è il soggetto inciso dal danno de quo al fine di poter procedere ad una giusta valutazione e commisurazione del tenore di indennizzo del danno patito in funzione della futura azione di causa.

In molteplici avvenimenti, difatti, va scisso il caso di malasanità Ospedaliera provocato da problematiche di carattere amministrativo – gestionale,  da quello imputabile direttamente ad errore medico; ed è compito del Legale competente specificare ciò al cliente  spegnendogli false aspettative o di converso accompagnandolo sulla corretta strada di richiesta di un risarcimento congruo.

Il ristoro da Malasanità ed il risarcimento danni da colpa medica sono argomento molto delicato per cui non sono sufficienti i consigli dell’amico o dell’infermiere di turno che segnali un giovane Avvocato bensì occorrono  Professionisti esperti che agiscano di concerto con staff particolarmente attenti e qualificati che vanno dagli investigatori ai Medici legali.

Le modifiche introdotte dal D.L. n. 98/2013 (Decreto del Fare), convertito con modificazioni nella L. n. 98/2013, stabiliscono che un Avvocato deve tentare prima di tutto per il suo Cliente la mediazione che è obbligatoria, oltre che nei casi di responsabilità medica, anche nei casi di responsabilità sanitaria intesa come la responsabilità dei soggetti esercenti professioni sanitarie ossia per quelle controversie aventi ad oggetto il risarcimento del danno derivante da rapporti instaurati tra paziente e struttura sanitaria pubblica o privata.

Il legislatore prende atto ormai dell’evoluzione giurisprudenziale in materia e della sostanziale equiparazione, sotto il profilo della responsabilità nei confronti del paziente, fra la prestazione del medico e quella della struttura sanitaria sul presupposto che il rapporto che si instaura tra costoro deve qualificarsi alla stregua di un contratto d’opera professionale. Pertanto, anche la responsabilità dell’ente ospedaliero o clinico, dovendo considerarsi come disciplinata dalle norme che regolano la responsabilità professionale medica, è stata correlata alla disposizione di cui all’art. 2236 c.c.

In questo modo, oltre alla classica responsabilità del medico quale prestatore d’opera intellettuale nei confronti del paziente vengono ricondotte nell’ambito della mediazione obbligatoria quelle fattispecie che attengono a prestazioni proprie delle strutture sanitarie inquadrate dalla giurisprudenza di legittimità nel c.d. rapporto da contatto sociale e nei contratti di spedalità.

Col rapporto da contatto sociale si fa riferimento a tutti quei casi in cui l’ente ospedaliero risponde a titolo contrattuale per i danni subiti da un privato ricoverato a causa della non diligente esecuzione della prestazione medica da parte di un dottore che operi all’interno della struttura sanitaria.

In tale fattispecie, l’obbligazione del medico, ancorché non fondata su contratto e connotata dall’affidamento che il malato pone nella professionalità dell’esercente una professione protetta, ha natura contrattuale e tale natura viene individuata non con riferimento alla fonte dell’obbligazione, ma al contenuto del rapporto.

Per quanto attiene, invece, al contratto di spedalità si fa riferimento alle modalità di gestione e di organizzazione delle cure mediche ed alla circostanza che i servizi erogati dalla struttura sanitaria sono di fatto distinti ed ulteriori rispetto a quelli del personale clinico.

La giurisprudenza di legittimità, nel delineare questa nuova figura contrattuale, ha messo in luce oltre alla principale prestazione di cura del paziente erogata dalla struttura sanitaria anche tutta una serie di altri servizi (l’alloggio, l’alimentazione, gli impianti e le attrezzature cliniche, le risorse umane sanitarie e non) che concorrono in modo complesso ed unitario a garantire il risultato finale e da cui possono derivare, nei confronti dei pazienti, responsabilità della struttura sanitaria che prescindono dall’attività del personale medico.

La parola all’avvocato: come difendersi dalle truffe porta a porta

LEGALMENTE

Un lettore che vive con la moglie ci chiede cosa fare se bussano alla porta delle persone sconosciute qualificandosi come operai di società di servizi.

Oramai Stampa , Radio e Tv ci hanno abituato  e le narrazioni quotidiane raccontando continuamente di vicende delinquenziali e banditesche di chi approfitta della buona fede di anziani e meno anziani cittadini : finti operai di una società di Acqua, Luce, Gas, o ancora di compagnie Telefoniche…

Attenzione quindi a tutti questi banditi che girano poiché sebbene non  risolutivo già il prendere alcune cautele aiuta proprio perché come dicono i Carabinieri nel loro sito internet (http://www.carabinieri.it/cittadino/consigli/tematici/giorno-per-giorno/contro-le-truffe/contro-le-truffev“La prevenzione è la migliore difesa”.

Non date credito dunque alle buone maniere di chi bussa ed alle “ pulite “  apparenze di chi è fuori il cancello di casa!

L’ ladruncolo imbroglione o truffatore per farsi aprire il portone del palazzo o la porta di casa per poi  introdursi nelle vostreabitazioni può farsi vedere in diversi modi. Solitamente è una persona( anche due )  distinta, garbata, signorile e ben vestita e tra l’altro particolarmente cordiale e gentile .

Dice o dicono di essere un funzionario-i / operaio-i /  inviato-i dell’Acquedotto o delle Poste, di varie Associazioni culturali oppure dell’INPS od ancora piu’ semplicemente addetti delle società di fornitura e distribuzione di  luce, acqua, gas, etc. – come già sopra evidenziato – e magari in certe circostanze arrivano persino a spacciarsi per Vigili Urbani o Poliziotti / Carabinieri .

Rammentatevi sempre che il controllo domiciliare delle utenze domestiche viene preavvisato con una comunicazione scrittao per posta oppure  in caso di Condominii viene applicato al portone del palazzo od ancora comunicato al portiere (quando questo ci sia ) con l’ indicazione di chi verrà e di quale sia  il motivo di detto intervento, nonché il giorno e l’ora della visita del tecnico.

Quindi per riepilogare:

  • Mai aprire agli sconosciuti e non fateli entrare in casa né vostra né dei vicini se avete le chiavi .
  • Diffidate degli estranei che arrivano a trovarvi a casa , principalmente se non avete portiere o vivete in case isolate o ville  ;
  • Non mandate i bimbi ad aprire la porta;
  • Prima di aprire la porta ( è buona regola impiantare videocitofoni o quanto meno spioncini) controllate e se avete di fronte una  o piu’ persone che non avete mai visto , in tal caso, non aprite ;
  • Nell’ipotesi di consegna di lettere, pacchi o qualsiasi altra cosa, chiedete che vengano lasciati nella cassetta della posta o sullo zerbino di casa. In assenza del portiere, se dovete firmare la ricevuta aprite con la “catenella” attaccata ( se l’avete )oppure  lasciate fuori il cancello il pacco e dalle sbarre firmate la ricevuta
  • Prima di fare entrare estranei dite loro di darvi  un documento per accertarvi della loro identità ed indicate che andate a telefonare  all’ufficio di zona dell’Ente del quale si dicono dipendenti al fine di verificare la veridicità delle loro affermazioni
  • Attenzione a non chiamare MAI utenze telefoniche fornite dagli stessi che hanno bussato  perché dall’altra parte potrebbe esserci un complice a rispondere ;
  • Procuratevi vicino al telefono e tenetela a disposizione, un’agenda con i numeri dei servizi di pubblica utilità (Acqua , Enel, Telecom, Gori , etc.) così da poterli consultare facilmente;
  • Se non siete in grado di chiamare gli Enti specifici meglio chiamare i Carabinieri o la Polizia . Non costa nulla un passaggio di sicurezza e se sono veri Operatori di Aziende anch’essi aspetteranno fiduciosi
  • Non date mai soldi a sconosciuti che dicono di essere funzionari di Enti pubblici o privati di vario tipo o inviati da amici e/o parenti in difficoltà
  • Evitate venditori che bussano a casa e di comprare merce porta a porta o di farvi mostrare come funziona proprioin casa vostra
  • Se inavvertitamente avete aperto la porta ad uno sconosciuto e, per qualsiasi motivo, vi sentite a disagio, non perdete la calma. Inviatelo ad uscire dirigendovi con decisione verso la porta. Aprite la porta e, se è necessario, ripetete l’invito ad alta voce. Cercate comunque di essere decisi nelle vostre azioni.

In generale, per tutelarvi dalle truffe seguiamo questi pochi consigli legali:

  • Non firmate nulla che non vi sia chiaro e chiedete sempre consiglio a persone di fiducia più esperte di voi;
  • Diffidate sempre dagli acquisti molto convenienti e dai guadagni facili e soprattutto se avete imparato ad usare Internet attenzione : spesso si tratta di truffe o di merce rubata;
  • Non cambiate mai soldi di taglio grande con soldi di taglio piccolo a sconosciuti , quelli che ricevete  potrebbero essere soldi falsi ;
  • Non partecipate a lotterie non autorizzate e non acquistate prodotti miracolosi od oggetti presentati come pezzi d’arte o d’antiquariato se non siete certi della loro provenienza;
  • Non accettate in pagamento assegni bancari da persone sconosciute;

Separazioni e divorzi lampo, che cos’è la negoziazione assistita

LEGALMENTE

Un lettore chiede cosa significa Separazione e Divorzio facilitati ed assistiti

Esaminate le rilevanti novità introdotte dal d.l. n. 132/2014 sulla negoziazione assistita da un legale in materia di separazione tra coniugi e divorzio, il Ministero ( dell’Interno in particolare ) ha emanato nei giorni scorsi, la circolare n. 16/2014 per fornire le prime indicazioni circa le modalità di attuazione degli adempimenti a carico degli uffici pubblici competenti.
Precisamente, mentre la norma di cui all’art. 12 del d.l. n. 132/2014 che consente ai coniugi sciogliere il vincolo matrimoniale civile  (o di modificare le condizioni già fissate di separazione e divorzio) senza intermediari davanti all’ufficiale dello stato civile , e non piu’ solo in Tribunale è divenuta operativa il trentesimo giorno successivo all’entrata in vigore della legge di conversione del decreto, la previsione contenuta all’art. 6 è invece già applicabile dal 13 settembre scorso (data di entrata in vigore del decreto).

Secondo la anzidetta ipotesi legislativa, una volta che i coniugi hanno concluso la “convenzione di negoziazione assistita” davanti al proprio legale (raggiungendo l’accordo consensuale di separazione personale, di cessazione degli effetti civili del matrimonio o di scioglimento del matrimonio, ovvero di modifica delle condizioni di separazione e divorzio precedentemente stabilite), l’avvocato è tenuto a trasmettere entro il termine di 10 giorni (a pena di sanzione amministrativa pecuniaria variabile tra i 5mila e i 50mila euro) all’ufficiale dello stato civile del comune in cui il matrimonio fu iscritto o trascritto copia autenticata dell’accordo, munito delle certificazioni previste nell’art. 5 del decreto e della certificazione sull’autografia delle sottoscrizioni apposte dalla coppia ( Consultarsi sempre con un bravo Avvocato per  “Separazioni e divorzi lampo  è sempre meglio che fare da soli anche se tecnicamente possibile ”). Una volta effettuata la trasmissione, specifica la circolare del Ministero, il compito dell’avvocato può ritenersi terminato e gli adempimenti successivi competono all’ufficio dello stato civile, senza bisogno, di apposita istanza formulata da parte del difensore.

Per quanto di diretto interesse dell’attività dell’ufficio dello stato civile, la circolare passa ad enucleare quindi le modifiche apportate dal d.l. n. 132/2014 alla normativa vigente in materia (artt. 49, 63 e 69 del d.p.r. n. 396/2000), per effetto delle quali, nell’elenco dei provvedimenti oggetto di annotazione negli atti di nascita e di matrimonio e di registrazione negli archivi dello stato civile, vanno aggiunti “gli accordi raggiunti a seguito di convenzione di negoziazione assistita da un avvocato, conclusi tra coniugi per la soluzione consensuale di separazione o divorzio (comma 5)”. In applicazione di tali modifiche, sarà l’ufficiale dello stato civile del comune in cui il matrimonio fu iscritto o trascritto, a dover curare “l’esatta esecuzione degli adempimenti che discendono dal ricevimento dell’accordo, nei sensi della normativa illustrata”. Con riferimento alla competenza, ai fini della corretta individuazione dell’ufficiale di stato civile, la circolare spiega che il matrimonio “iscritto” è quello celebrato con il rito civile, la cui iscrizione è avvenuta nel comune di celebrazione, mentre quello “trascritto” è il matrimonio concordatario (o di altri culti religiosi) la cui trascrizione è avvenuta analogamente nel comune di celebrazione, ovvero il matrimonio celebrato all’estero ma trascritto nel comune di residenza o di iscrizione Aire. Quanto, infine, alla decorrenza degli accordi, precisa infine la circolare n. 16/2014 che, sulla base delle modifiche introdotte dal decreto all’art. 12 della l. n. 898/1970, la data dalla quale decorreranno gli effetti e che dovrà essere riportata nelle annotazioni e indicata nella scheda anagrafica individuale degli interessati, sarà quella “certificata” nella convenzione stessa.

 

Per rivolgere quesiti all’Avvocato i lettori possono mandare una mail a redazione@ilsudonline.it

L’AVVOCATO RISPONDE / Le prove da presentare per provare lo stalking

Una lettrice ci chiede  “che prove cliniche occorre procurarsi per dimostrare lo “ Stalking “ .

RISPONDE Avv. Stefania Fabricatore

Per rappresentare il “crimine” ( oramai non si puo’ quasi piu’ parlare di semplice reato )  di stalking è essenziale  che gli atti oppressori ricadano sulla tranquillità pace e serenità psicologica della vittima, non essendo indispensabile verificare il cosi’ detto “ disagio psichico”  e il perdurante stress con certificati clinici , rientrando la constatazione di uno “stato patologico” nel diverso reato di lesioni.

Lo ha stabilito la quinta sezione penale della Cassazione con la sentenza n. 20531 del 19 maggio 2014, valutando ingiustificabile il ricorso di un uomo avverso la conferma in appello della condanna a 8 mesi e 10 giorni di reclusione per il delitto di cui all’art. 612-bis c.p., per atti persecutori commessi ai danni dell’ex convivente e del suo nuovo compagno che adduceva non ci fossero documenti clinici a provare lo stato di stress da lui provocato con comportamenti documentati.

Le molestie ( ovvero fastidi disturbi tormenti … continui e costanti )  gli inseguimenti in auto o a piedi e le minacce poste in essere dall’imputato costituiscono, per la Corte, operosità persecutorie idonee a provare il reato, avendo dato luogo ad un permanente stato di ansia e paura nella/e vittima/e . La Paura , preoccupazione , trepidazione per la propria incolumità e per quella del nuovo compagno/a che portino a quel comportamento estremo di dover  mutare le proprie abitudini di vita ,   è soddisfacente, secondo la Cassazione , a valutare che non sia necessario evidenziare  le cosi dette “ tracce cliniche di detto disagio”.

Nello specifico, richiamando la recente giurisprudenza in materia, la Suprema Corte penale ha chiarito come ai fini dell’integrazione del reato di cui all’art. 612-bis c.p. “non si richiede l’accertamento di uno stato patologico ma è sufficiente che gli atti ritenuti persecutori, abbiano un effetto destabilizzante della serenità e dell’equilibrio psicologico della vittima, considerato che la fattispecie incriminatrice di cui all’art. 612‐bis c.p. non costituisce una duplicazione del reato di lesioni (art. 582 c.p.), il cui evento è configurabile sia come malattia fisica che come malattia mentale e psicologica”.
Per quesiti e domande al nostro legale inviare una mail a:

redazione@ilsudonline.it  oppure  ilsudonline@gmail.com

 

Problemi e risposte: come licenziare il portiere del palazzo

LEGALMENTE

PROBLEMI CON I PORTIERI NEGLI STABILI – LICENZIAMENTI

Per quesiti e domande al nostro legale inviare una mail a:

redazione@ilsudonline.it oppure  ilsudonline@gmail.com

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Un Fabbricato con Condominio , come datore di lavoro, può assumere o licenziare personale. Ed a pieno titolo rientra “il portiere” .

Un lettore chiede se è possibile licenziare un dipendente del condominio, perché  non è più ritenuto essenziale utile o addirittura è divenuto insostenibile come costo .

Prima di ogni decisione occorre che un l’Amministratore convochi una assemblea condominiale alla quale partecipi un avvvocato esperto di diritto condominiale e spieghi i pro ed i contra, esamini fatti luoghi e circostanze e dia il corretto parere professionale in merito illustrando le procedure da seguirsi i costi e le spese cui il condominio andrà in contro come liquidazione tfr e spese accessorie. Fatto questo e convinti i condomini entriamo nel merito di alcuni aspetti.

Partiamo dall’inquadramento professionale: il rapporto è regolato dal «collettivo nazionale per i dipendenti da proprietari di fabbricati» (Ccnl).

Sempre che risulti l’effettività e la non pretestuosità del riassetto organizzativo (Cassazione, sentenza 88/2002), per l’abolizione del servizio è necessario che l’assemblea, in seconda convocazione, decida con la maggioranza degli intervenuti e almeno 1/3 del valore complessivo dell’edificio.

Ed Ancora se il servizio è contemplato nel regolamento condominiale, questo deve essere modificato (Cassazione, sentenza 3708/95): la variazione deve essere approvata dall’assemblea con la maggioranza stabilita dall’articolo 1136, comma 2, del Codice civile.

Fatti questi passaggi, la conseguenza diretta della eliminazione del servizio è il licenziamento del portiere per «giustificato motivo oggettivo». Per ciò che concerne i preavvisi, tutto dipende dal contratto applicato. Secondo l’articolo 114 del Ccnl Confedilizia, il datore di lavoro deve dare al portiere un preavviso scritto di 12 mesi; il lavoratore che usufruisce dell’alloggio di servizio, a sua volta, deve riconsegnarlo al datore di lavoro allo scadere del termine di preavviso. Per il Ccnl Federproprietà-Confappi e per altri, invece, il termine previsto è di 6 mesi. Il discorso cambia se il licenziamento non dipende dalla chiusura della portineria ma da comportamenti negligenti (individuati nell’ambito del contratto collettivo o di quello individuale) o gravi inadempimenti del dipendente. La procedura di licenziamento è prevista dall’articolo 2 della legge 108/1990: l’amministratore (autorizzato dall’assemblea, che delibera con le maggioranze ordinarie) comunica la decisione al diretto interessato per iscritto, indicando il preavviso. Entro 15 giorni il portiere può chiedere i motivi. Il condominio ha 7 giorni di tempo per rispondere, sempre per iscritto. Per rendere efficace il licenziamento, è necessario comunicare al dipendente la delibera assembleare di licenziamento (Cassazione, sentenza 14949/2000). Se il portiere non usufruisce dell’alloggio, è sufficiente un preavviso di 45 giorni, che sale a tre mesi (con lettera raccomandata) se utilizza una casa all’interno dello stabile, con decorrenza dal primo o dal sedicesimo giorno di ogni mese.

Caso Gori, lo sportello di SudOnLine contro le fatture pazze

LEGALMENTEE’ una vera e propria lotta quella che da mesi vede contrapposti la Gori S.p.a. – attuale gestore dei servizi idrici – che chiede ai cittadini di Sorrento  dei supplementi tariffari per gli anni precedenti ovvero per “partite pregresse ante 2012″. La Gori SpA, infatti, da tempo in difficoltà economiche sebbene la  Regione Campania abbia offerto un concordato pari a circa  70 milioni di euro ha un passivo che sembrerebbe essere di  svariati milioni per cui con un accordo interno è stato deciso di rivolgersi  all’utenza  postulando  delle integrazioni tariffarie per gli anni passati ovvero per le cosiddette partite pregresse  ante 2012.

Aperta su ilsudonline una linea a tutela dei cittadini  si è  acceso un dibattito con i cittadini ed i contribuenti per aiutarli contro la Società che in questo momento sta gestendo le risorse idriche nel comprensorio ATO 3 sarnese–vesuviano.

Cittadini sdegnati, seccati ed arrabbiati  che oltre alle tante sofferenze imposte dall’attuale Governo che li sommerge di tasse e privazioni nell’attuale  momento di crisi, si sono trovati a ricevere dalla Gori Spa  ulteriori disagi e stress non indifferenti, e questo  sia i Pensionati che i lavoratori.  E’ emerso che i cittadini non ritengono corretto  che la “Gori” per una propria amministrazione difettosa ed erronea  cerchi di risollevarsi caricando  ed appesantendo le fatture dell’utenza Acqua ( bene primario )  sebbene prescritte ai fruitori destinatari finali.

Le richieste continue pervenute a “Ilsudonline”  sono su come procedere per evitare il pagamento di tali fatture “ pazze “ e dare inizio ad organizzazioni per fare fronte comune. Su tale questione con l’apporto dell’Avv. Stefania Fabricatore  – che partecipa al dibattito online e  che ha messo a disposizione della cittadinanza Sorrentina il proprio studio legale in Napoli– si è spiegato per conoscenza dei fruitori che va formulato reclamo per fermare il recupero delle partite pregresse  innanzitutto compilando da internet il modulo su “ ilsudonline”.

Strada alternativa a quella appena illustrata è di inviare da soli una raccomandata a/r  alla Gori S.p.A. richiedendo  di dichiarare nulle  le fatture indicate, di ricalcolare i conguagli tenendo conto dell’avvenuta prescrizione parziale del credito (alcuni importi sono riferiti addirittura ai periodi dal 2003 al 2009,) nonché di sospendere nelle more qualsiasi procedimento scaturente dal mancato pagamento delle fatture.

Si ricorda che  la raccomandata a/r da inviare alla Gori S.p.a. va conservata in copia.

Per quelli che hanno già pagato le fatture infondate alla Gori S.p.A. è fondamentale sapere che il pagato può essere recuperato. Pertanto è necessario compilare e spedire anche qui una raccomandata a/r specificando la dicitura restituzione del “recupero partite pregresse ante 2012 richieste dalla Gori spa ”.

Se non si ottiene però risposta dalla già citata Gori S.p.A. l’Avvocato Fabricatore ha indicato che non vi è altra strada  che procedere prima con un ultimo tentativo chiamando a “Mediazione” (come previsto dal Ministero della Giustizia ) la Gori S.p.A. e poi procedere per via giudiziaria rivolgendosi al Magistrato competente preposto per competenza territoriale non escludendo poi anche di arrivare  fino alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo.

Si precisa che tale opposizione, per avere un margine di accettabilità, più elevato è sempre meglio che venga eseguita da un Avvocato ed il proprio Studio legale con il supporto giornalistico de “ilsudonline” è pronto ad assistere gratuitamente tutti i cittadini Sorrentini  inviando una mail a:

redazione@ilsudonline.it oppure a ilsudonline@gmail.com contenente nome cognome ed i propri recapiti telefonici  – verrete contattati dai nostri collaboratori che vi aiuteranno nella predisposizione dei moduli.

Il parere del Consiglio di Stato ha rafforzato la precisazione che l’acqua “ non è una merce qualsiasi per il semplice fatto che non è fungibile o sostituibile con qualcos’altro “.

E’ impensabile e del tutto illogico dunque che i comuni che sono garanti delle pratiche in materia di acqua continuino a non far nulla per i propri cittadini tartassati, pertanto a questo punto bisogna che l’intera cittadinanza della Penisola Sorrentina si attivi in modo legale per dare alla Gori S.p.A. un segnale forte e chiaro che non ci stanno.

Gli impianti di condizionamento sui terrazzi: quando i condomini protestano per il decoro

LEGALMENTEUna Lettrice ci chiede di sapere – avendo  installato un condizionatore d’aria per abitazione – cosa deve fare per  scongiurare lagnanze da parte dei condomini avendo ubicato l’apparecchio all’ esterno ma sul piano di calpestio del proprio balcone. Proprio dall’esterno  però risulta visibile una snella canalina per i fili dell’impianto che scendono sulla facciata corrispondente al proprio balcone dal punto in cui all’interno c’è lo sfiato fino al meccanismo propulsore.

Alcuni condomini hanno protestato e chiesto di rimuovere l’apparecchio perché a loro dire il ballatoio del terrazzino ha una ringhiera in ferro ed 0il condizionatore esterno visibile dalla strada ( a loro dire ) deturpa il decoro esterno del palazzo.

Come mi devo regolare ?

Risponde l’Avv. Stefania Fabricatore ( Foro di Napoli )

La irascibilità delle persone che abitano i Condomini supera ogni immaginazione ed è il tipo di cause che principalmente sovraccarica i Tribunali. L’ istallazione di un’apparecchiatura di climatizzazione è  divenuta sempre più una costante nei fabbricati nel corso degli ultimi anni  e parimenti sono aumentate le cause. Normalmente per le ordinarie residenze anche particolarmente signorili delle nostre città l’installazione del condizionatore non necessita di alcuna concessione di carattere amministrativo  salvo che non sia un fabbricato sottoposto a vincolo della sovrintendenza . Rispetto agli edifici di particolare pregio storico artistico (vedi d.lgs. n. 42 del 2004) infatti  l’installazione dei condizionatori non deve essere valutata una semplice operazione a rilevanza condominiale, ma è imprescindibile il consenso della  sovraintendenza. Il Problema delle polemiche  è sempre codificato in due principali elementi: l’eccessivo rumore ed il peggioramento dell’estetica degli edifici. Ma quando un impianto di condizionamento può considerarsi lesivo del decoro architettonico di un palazzo? Con questa espressione, si fa attinenza alle linee ed alle strutture del fabbricato che lo contraddistinguono e gli marcano una determinata, armoniosa fisionomia ed una specifica identità (cfr. Cass. n. 851/2007). La bellezza nonché la grazia dell’edificio non deve essere particolare bastando una linea estremamente semplice per poter parlare di decoro architettonico. Il danneggiamento al decoro di cui trattiamo deve dunque tradursi in un pregiudizio economico per le parti comuni e/o per quelle di proprietà esclusiva (cfr. Cass. n. 1286/2010). Il concetto di bellezza ancora , si trasforma gradualmente con il tempo e fa si che ciò che era mal avvertito ieri, non lo sia più oggi. A questo punto d’arrivo, che consente di poter articolare il problema decoro architettonico, è giunto qualche anno fa il giudice di pace di Grosseto, il quale ha riferito in una sentenza che specifici impianti – quali quelli di condizionamento e satellitari – non sono più considerati lesivi dell’estetica dell’edificio, essendo percepiti comunemente quali normali elementi presenti sugli stabili (cfr. GdP Grosseto 19 agosto 2011 n. 1038).

Resta fermo, tuttavia, il valore del regolamento condominiale di natura contrattuale obbligatoria  di vietare qualsivoglia trasformazione dell’estetica del palazzo anche sulle parti di proprietà esclusiva nonché la possibilità per il regolamento assembleare di disciplinare l’uso delle cose comuni per salvaguardare il decoro dello stabile: tale ultima regolamentazione non può però mai tradursi in un divieto d’uso (es. posso dirti come installare il condizionatore ma non posso vietarti di farlo).

Per questi motivi, la nostra lettrice dovrà: a) stabilire se il regolamento -ordinamento condominiale vieti o disciplini (a seconda della sua natura) questo genere d’ allacciamenti; b) valutare oggettivamente se l’installazione è pregiudizievole dell’estetica dell’edificio (è improbabile però che una macchina motrice di impianto di condizionamento poggiato sul piano di scalpiccio del terrazzo possa essere considerata tale); c) al termine di questa previsione in alternativa, dovrà porre in essere i rimedi necessari: ovvero se il Condominio continuerà a lamentarsi ed arriverà sino a minacciare di andare in causa, allora dovrà previamente  chiamarlo a “Mediazione”  nel caso abbia manifestato problemi. Nel caso in cui invece il condominio privato dovesse insistere nelle proprie lagnanze ( previo accertamento e sicurezza che effettivamente non ci sia alcun palese fastidio ) diffidarlo formalmente chiedendogli di cessare ogni turbativa.http://www.condominioweb.com/installazione-di-un-condizionatore-sul-balcone.11583