I consulenti del lavoro non hanno dubbi: il primo modulo della riforma fiscale varato con la Finanziaria finisce per premiare i redditi medio-alti. Più o meno quello che avevano detto i sindacati bocciando il piano del governo. In effetti, se si considerano le simulazioni elaborate dagli esperti del settore, i vantaggi maggiori si concentrano dai 40mila euro di reddito in su. Al di sotto di questa soglia, il taglio delle tasse è decisamente inferiore. Chi ha un reddito di 10mila euro, ad esempio, fra minori imposte e detrazioni, si troverà una busta paga più pesante di 158 euro. Il vantaggio sale fino a 422 euro per chi guadagna 15mila euro l’anno, per poi ridiscendere a quota 319,52 per un reddito di 20mila euro. Oltre questa soglia, i vantaggi decrescono, attestandosi a poco più di 233 euro per i redditi fino a 28mila euro e a 152 per quelli che raggiungono i 30mila euro. Poi, l’impennata piuttosto brusca per i lavoratori che si portano a casa uno stipendio compreso fra i 40mila e i 50mila euro. Sono i più premiati, dal momento che risparmieranno, rispettivamente, 944 e 738 euro. Non se la passano male neanche i redditi fino a 55mila euro, che potranno contare su un risparmio fiscale di 670 euro.

Per avere, però, l’esatta dimensione della riforma fiscale, bisognerà aspettare marzo, quando scatterà il nuovo sistema dell’assegno unico universale per i figli. E, qui, potrebbero esserci brutte sorprese dal momento che nelle buste paga non ci saranno più le detrazioni “anticipate” dal datore di lavoro ma i contributi per i figli a carico saranno pagati direttamente dall’Inps, sulla base dei nuovi parametri. Sempre che, ovviamente, si sia provveduto a presentare la domanda sul portale dell’istituto di previdenza. E gli importi ricevuti potrebbero essere molto diversi rispetto al passato perché saranno riparametrati sull’Isee e non sul reddito ai fini fiscali.

Ad esempio, una famiglia con un Isee fino a 15mila euro riceverà 175 euro al mese con un figlio, 350 con 2, 610 con 3 e 970 con 4 (la cifra sale a 1.090 euro al mese se entrambi i genitori lavorano, con 30 euro per 4 figli, 120 euro in più). A questa cifra vanno aggiunti i 20 euro al mese a figlio in caso di mamma under 21. I nuclei che superano i 40mila euro di Isee invece riceveranno per l’assegno unico 50 euro al mese con un figlio, 100 euro con due figli, 165 euro con tre figli, 330 euro con 4 figli. Anche in questo caso vanno aggiunti i 20 euro a figlio se la mamma ha meno di 21 anni mentre non viene prevista la maggiorazione per entrambi i genitori lavoratori.

“Dalle prime proiezioni effettuate – spiega Rosario De Luca, presidente della Fondazione Studi Consulenti del lavoro – emerge chiaramente che saranno premiati i redditi medio alti. Non siamo molto ottimisti: le buste paga del 2022 riserveranno diverse sorprese che, in moltissimi casi, non saranno positive”.

Di Antonio Troise

Giornalista professionista, blogger, editorialista, comunicatore e un passaggio obbligato dalla carta stampata al digitale.

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