Presso la Mondadori Bookstore del Vomero, Napoli, mercoledì 17 novembre 2021 è stato presentato il libro di Bruno Pezzella: “SHOCK DOWN La notte del pensiero”, kairòs edizioni. Hanno tenuto desta l’attenzione del pubblico gli interventi dell’editore Giovanni Musella, del giornalista Luciano Scateni, del saggista e scrittore Mauro Giancaspro, e le letture dell’attore Giulio Adinolfi.
Non è strano che I tempi difficili spingano I pensatori, chiusi nelle loro case per salvaguardarsi dal pericolo, a realizzare nuove imprese. Certamente non voglio paragonare Bruno Pezzella ad Isaac Newton, né la peste, che infuriava sull’Inghilterra tra il 1665 ed il 1666, alla malattia da coronavirus, fatto sta che lo scienziato, costretto a rintanarsi sotto il tetto materno, scoprì e creò: la formula del binomio per un esponente qualunque, quella di un metodo generale per costruire le tangenti alle curve, l’invenzione del metodo delle flussioni, diretto e inverso, e mise mano agli studî che culminarono nella sua teoria dei colori e nella concezione della gravitazione universale.
Mentre la maggioranza degli esseri umani, essendosi annoiati a morte davanti alla tristezza delle infinite trasmissioni dove il Covid 19 era discusso in tutte le argomentazioni possibili (e da chi meno ne avrebbe dovuto parlare), in molti casi si sono dedicati alla cucina. Pizze, in particolare. Ne fa fede che nei supermercati mancasse il lievito.
Il “nostro” Bruno Pezzella, invece, ha scritto un libro.
Se cominciamo dal titolo: “SHOCK DOWN La notte del pensiero,” abbiamo subito modo di annotare che valore abbia dato lui allo “stimolo fisico o psichico di notevole intensità” causato alla gente dal Covid 19 e dalle restrizioni, sofferenze, paure, incertezze, che questi tempi cupi hanno dato al genere umano, globalmente coinvolto: “Down”, ossia, giù.
In pratica, mentre alcuni filosofeggiano su di un possibile miglioramento delle capacità umane dovute all’esperienza vissuta (che ancora stiamo vivendo), lo scrittore, in tal senso si pone domande: “La catastrofe ha cambiato il nostro modo di pensare? Il disastro, ha avuto una funzione purificatrice?” Di certo appare convinto che sarebbe il tempo di fare qualche riflessione critica su “come siamo”, “come pensiamo” e se usciremo modificati (e se sì, in che modo e in che misura), da questa esperienza.
Il libro analizza il pensiero, anzi: “La notte del pensiero”, che a parere dello scrittore è iniziata molto prima della pandemia, mostrando un’involuzione del pensiero stesso, non più ideologico, se mai pragmatico, basato sul potere del capitale (inteso come economia, valore che si da alle cose e alle persone) e sulla speculazione, fattori che condizionano fortemente il modo di pensare degli individui. L’autore viene dalla pubblicazione di “Adessità” (Cuzzolin Editore), il tempo della provvisorietà e del transito (2017), e continua, anche, il discorso critico sull’”immediatismo” e sulla società del nowness, e prima ancora, da “Il sapere tra incertezza e coraggio. La conoscenza mobile (prima Edizione: Marzo 2011). Insomma: non serviva il covid per spingerlo a studiare la società e chiedersene il valore e le “indicazioni per il futuro”. Si guarda indietro e annota i mutamenti che vengono da lontano: dall’era del computer e dalla globalizzazione. Ci rendiamo conto che il modo con cui ha guardato alle reazioni dell’essere umano pensante (?), alla pandemia, sia in qualche modo collegato a quell’”Adessità”, trattata in precedenza. Siamo ancora collegati a “quell’immediatismo”, a quell’Hic et nunc che ci precipita nel presente che ci vieta di conservare “la memoria” e ci rende difficile immaginare un futuro compatibile e sostenibile?
Per quanto riguarda la città di origine, la complessa e straordinaria Napoli, il nostro autore, pur evidenziando la stampa estera che ne parla bene (io ricorderei, campanilisticamente, un articolo del Daily Mail, firmato da Martin Dunford, dal titolo: “Perché Napoli non merita di essere il posto che tutti amano odiare,” in cui Il tabloid inglese sostiene che proprio Napoli “potrebbe essere la nuova Barcellona”) ci dice: “noi esportiamo una visione di Napoli che purtroppo è negativa e sulla quale si lucra, sia da un punto di vista ideologico in Italia, sia purtroppo al di fuori, trattata come un prodotto commerciale.”
Tornando al libro e alle domande, Pezzella cerca di capire (forse, anche, di aiutarci a capire), come stia cambiando il nostro modo di pensare in quella che definisce “la contemporaneità”. Mostrandoci questo difficile periodo (periodo?), in cui anche la scienza sembra divenuta passibile di falsificazioni e la medicina ci lascia insoddisfatti a causa delle risposte che non è in grado di dare.
Dobbiamo chiederci: siamo sprofondati nei social, perdendo la lucidità del pensiero? Siamo ancora in grado di considerarci esseri umani pensanti, o non, piuttosto, “pensati” da altri che ci ritraggono in qualche modo? Viviamo una profonda crisi delle ideologie politiche, dunque: possiamo ancora credere che esistano?
Nel leggere il libro sembra che l’autore sia convinto che il nostro modo di pensare, in effetti, non sia cambiato, nonostante la tragedia che abbiamo vissuto (molti davvero da vicino, tutti, in qualche modo, colpiti) e ancora stiamo vivendo a causa del covid. La definiamo “catastrofe”, però l’autore ci spinge a credere che non siamo tuttora in grado di comprendere chiaramente cosa sia, perché è un qualcosa di “nuovo”, rispetto alla storia degli uomini. Guardando alle catastrofi del passato (poniamo le guerre mondiali, ma anche, per un confronto più simile, al’influenza spagnola, insolitamente mortale, che fra il 1918 e il 1920 uccise un numero altissimo di persone nel mondo),quelle modificarono totalmente la vita del mondo. Possiamo dirci che davvero questa ci abbia cambiato nel profondo, o non, piuttosto, modificato soltanto ih superficie? Non potrà accadere, che, una volta superatala, ritorneremo a pensare così come sempre abbiamo fatto negli ultimi cinquant’anni? Leggendo il libro potremmo essere portati a considerare il tempo del covid come una sorta di “intermezzo”che, forse, ci ha costretti a riflettere sullo stato delle cose, sul percorso verso cui ci stiamo avviando, come esseri umani e su dove è possibile che siamo destinati ad arrivare. Bruno Pezzella con “SHOCK DOWN La notte del pensiero”, pone domande, offre risposte, ma, anche da ”insegnante” (lo è stato e non si smette mai di esserlo), spinge alla riflessione. Buona lettura.

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