Non solo i banditi entrati dalla porta principale e il gruppo sbucato dal sottosuolo. Nella rapina alla filiale Crédit Agricole di piazza Medaglie d’Oro, a Napoli, gli investigatori stanno valutando anche l’ipotesi della presenza di un complice nei pressi o addirittura all’interno della banca poco prima del colpo.

La pista è al vaglio dei carabinieri del comando provinciale di Napoli, guidato dal generale Biagio Storniolo, che stanno analizzando le immagini della videosorveglianza esterna e interna dell’istituto di credito. L’obiettivo è ricostruire chi fosse presente nei paraggi e nei locali della banca negli istanti precedenti all’irruzione.

L’ipotesi del complice o del “palo”

Secondo gli investigatori, non si può escludere che i tre banditi entrati dall’ingresso principale abbiano ricevuto un via libera da uno o più complici. Una possibilità ritenuta compatibile con la complessità del piano e con la conoscenza precisa dei luoghi e dei movimenti interni alla filiale.

L’ipotesi del basista appare infatti centrale: i rapinatori difficilmente avrebbero potuto agire “al buio”. Chi ha organizzato il colpo sembrava conoscere tempi, accessi e sistemi interni della banca.

Resta quindi da capire se il basista, o comunque un complice con funzione di “palo”, fosse presente al momento della rapina. Dopo l’operazione che giovedì intorno alle 14 ha portato alla liberazione degli ostaggi, tutte le persone uscite attraverso il varco praticato in un vetro blindato sono state identificate e ascoltate dai carabinieri. Le verifiche sono ancora in corso.

La ricostruzione di Crédit Agricole

Intanto Crédit Agricole Italia ha fornito una serie di precisazioni tecniche sulla dinamica del colpo e sui sistemi di sicurezza della filiale.

Secondo quanto spiegato da Luigi Altavilla, responsabile Sicurezza di Crédit Agricole Italia, le cassette di sicurezza sono protette da più livelli concentrici: il caveau blindato, le procedure di accesso e il sistema a doppia chiave per le cassette individuali.

Il caveau dispone di pareti in cemento armato con acciaio, porta corazzata certificata, sistemi antiperforazione, antitaglio e antitermite, oltre ad allarmi in grado di segnalare tentativi di attacco.

L’irruzione alle 12.07 e l’allarme alla control room

Secondo la ricostruzione della banca, alle 12.07 tre uomini mascherati sono entrati dall’ingresso principale della filiale. Un minuto dopo avrebbero dato il via libera ai complici che si trovavano nel cunicolo scavato sotto il caveau.

Il foro nel pavimento sarebbe stato realizzato rapidamente con un martelletto pneumatico, rompendo la pavimentazione soprastante. Dal sottosuolo sarebbero poi spuntate altre sei persone, vestite con tute bianche, mascherine e luci da speleologo sulla fronte.

Il loro ingresso è stato ripreso dalle telecamere di sorveglianza, oscurate dopo pochi secondi. Alle 12.08, però, l’allarme era già scattato alla control room di Parma, che ha immediatamente avvisato le forze dell’ordine.

L’arrivo dei carabinieri e l’assedio

I carabinieri sono arrivati sul posto in meno di dieci minuti dall’allarme. Da quel momento è iniziata la gestione dell’assedio, conclusa con la liberazione degli ostaggi.

Crédit Agricole ha precisato che la porta blindata del caveau è temporizzata per impedire aperture in orario notturno o fuori dall’operatività bancaria. Il sistema a doppia chiave, cliente e banca, serve invece a garantire l’autenticazione dell’accesso alla singola cassetta, non la resistenza meccanica della cassetta stessa.

Sensori attivi anche a filiale aperta

La banca ha sottolineato che la sicurezza aggiuntiva è affidata a diversi sistemi di allarme: non solo sensori volumetrici per rilevare la presenza di persone, ma anche sensori sismici e microfoni in grado di attivarsi in caso di violazione del perimetro della filiale o del caveau.

Questi dispositivi, attivi anche durante l’orario di apertura, sono monitorati 24 ore su 24 dalla control room sicurezza della banca. Nel caso della rapina di Napoli, secondo Crédit Agricole, i sensori sono regolarmente scattati.

Oltre cento cassette aperte, una quarantina razziate

Le immagini mostrano oltre cento cassette di sicurezza forzate o aperte, ma secondo le verifiche quelle effettivamente razziate sarebbero circa quaranta.

Per Crédit Agricole, il sistema complessivo di sicurezza ha permesso di limitare gli effetti di un’azione criminale complessa e ben organizzata, consentendo un intervento rapido delle forze dell’ordine e contribuendo alla salvaguardia delle persone prese in ostaggio.

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