Sull’orizzonte dell’economia sono tornati i nuvoloni. L’euforia dei primi mesi del 2021, effetto del rimbalzo post-lockdown, si è spenta. I mercati temono che la variante Omicron possa minacciare la ripresa e rinchiuderci di nuovo tutti in casa. Ieri, la Banca Mondiale, si è affrettata a rivedere al ribasso le stime sulla crescita del 2022, portandole al 4,1%: una brusca frenata rispetto al 5,5% dell’anno appena chiuso. Ma la verità è che accanto alle varianti del Covid, sono tante le “variabili” dell’economia che potrebbero far saltare i conti della ripresa prossima ventura. C’è l’impennata delle materie prime e in particolare dei prezzi dell’energia. Un salasso che, secondo Confindustria, costerà alle imprese circa 37 miliardi di euro. A cui aggiungere, ovviamente, i costi che le famiglie sosterranno per fare fronte ai maxi aumenti delle bollette. Ma c’è anche l’inflazione, che ha rialzato la testa un po’ dappertutto, spingendo le autorità monetarie a rivedere le politiche espansive adottate nella fase più acuta della pandemia.

La Fed americana ha già annunciato che ritoccherà al rialzo, anche più volte, i tassi di interesse, per frenare l’impennata dei prezzi. Ed è davvero improbabile che la Bce non segua la stessa rotta, anche se la momento la presidente Christine Lagarde, afferma il contrario. Paradossalmente, tutto questo avviene in un momento in cui le fiammate inflazionistiche fanno da sfondo ad un’economia che ha rallentato il suo ritmo e che, paradossalmente, di tutto avrebbe bisogno che di una nuova stretta monetaria. Se il Covid dovesse prendere una piega ancora più brutta, le Banche centrali sarebbero costrette a tornare sui propri passi e allargare di nuovo i cordoni della Borsa. Perdendo di fatto la faccia di fronte ai mercati.

Proprio per questo, oggi, sarebbe necessaria una governance dell’economia mondiale in grado non solo di adottare interventi coordinati e tempestivi fra le Banche Centrali, mettendo in campo un mix di politiche, sia monetarie che fiscali, in grado di evitare una spirale fatta di bassa crescita e inflazione. Molto dipenderà da come i Paesi sapranno difendersi della varianti del virus e, soprattutto, dall’efficacia delle campagne di vaccinazione. Ma un fatto è certo: occorre il coraggio di decidere in fretta e di utilizzare fino in fondo tutte le armi a disposizione per combattere il virus di una nuova recessione. Cominciando ad utilizzare subito e bene le ingenti risorse che il Pnrr ha messo a disposizione della ripresa. Ogni ritardo potrebbe essere davvero fatale.

Di Antonio Troise

Giornalista professionista, blogger, editorialista, comunicatore e un passaggio obbligato dalla carta stampata al digitale.

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