In Forza Italia il giorno dopo è quello delle domande e delle tensioni sotterranee. La scelta che ha coinvolto Maurizio Gasparri, costretto a un passo indietro non gradito nelle modalità, non ha chiuso la partita interna al partito: al contrario, ha aperto una fase ancora più delicata, segnata da malumori, rapporti di forza in movimento e da un tema destinato a pesare nelle prossime settimane, quello dei congressi regionali.
Gasparri, uscendo pubblicamente con poche parole e senza alimentare polemiche dirette, ha provato a disinnescare lo scontro. Ma dentro Forza Italia il clima resta teso. Il senatore, in attesa del nuovo incarico alla presidenza della commissione Esteri, ha fatto sapere di essere già tornato al lavoro, evitando repliche frontali. Dietro la linea prudente, però, resta la sensazione di una frattura che rischia di allargarsi.
Il nodo politico riguarda soprattutto il rinnovamento del partito e il modo in cui questo processo verrà gestito. La mossa che ha portato Marina Berlusconi a intervenire, insieme al ridimensionamento del ruolo di Gasparri, ha acceso inquietudini tra i dirigenti azzurri. La preoccupazione, in particolare, è che una fase pensata per rilanciare Forza Italia possa trasformarsi in un boomerang, acuendo divisioni già evidenti tra i gruppi parlamentari e nella classe dirigente territoriale.
Al centro della partita c’è Antonio Tajani. Anche dal suo fronte si riconosce che un rinnovamento sia necessario, ma la sensazione è che tempi e modalità abbiano sorpreso molti. Tajani, storico volto del berlusconismo e leader del partito, si trova ora a gestire una fase complessa: da un lato la necessità di dare una nuova fisionomia a Forza Italia, dall’altro il rischio che il processo finisca per indebolirne ulteriormente la leadership.
I segnali di nervosismo si moltiplicano. Paolo Barelli, dato come vicino alla componente di maggioranza interna, avrebbe evitato lo strappo più duro, mentre la promozione di Stefania Craxi a capogruppo al Senato viene letta come un segnale di assestamento più che come una svolta vera e propria. Intanto affiorano tensioni in Calabria, in Sicilia e in vista dei prossimi congressi regionali, che potrebbero diventare il terreno decisivo dello scontro interno.
È proprio sui congressi che si concentra ora la partita. Tajani li aveva annunciati per aprile e maggio, ma dentro il partito non tutti sono convinti che sia il momento giusto per aprire una fase congressuale così impegnativa. Il timore è che una competizione interna troppo dura possa aggravare le divisioni invece di ricucirle, soprattutto mentre il governo si prepara a passaggi politici rilevanti e Forza Italia deve ancora consolidare la sua tenuta elettorale.
Il problema, per i vertici azzurri, è anche numerico e strategico. Dopo aver contribuito alla sopravvivenza e alla stabilizzazione del partito nella fase successiva alla scomparsa di Silvio Berlusconi, Tajani si trova ora a dover affrontare critiche sulla tenuta del consenso: i sondaggi collocano Forza Italia in una fascia ancora fragile e la soglia del 20 per cento resta molto lontana. In questo quadro, il leader azzurro viene accusato da alcuni di non aver davvero preparato la successione e di non aver costruito un equilibrio interno sufficientemente solido.
L’impressione, in sintesi, è che Forza Italia sia entrata in una fase di passaggio ad alto rischio. Marina Berlusconi avrebbe scelto di intervenire dopo aver misurato il momento politico e i limiti dell’attuale assetto, ma il modo in cui questo cambio di passo si sta producendo rischia di aprire nuovi fronti invece di chiuderli. E con un Tajani politicamente indebolito e un partito attraversato da correnti e diffidenze, la sfida del rilancio appare oggi più complicata che mai.