COSA SARÁ / LETIZIA MAGALDI: “Prepariamo la ripresa puntando sull’innovazione delle imprese competitive”

Gli interventi previsti dal Cura Italia e dal successivo decreto liquidità per le imprese? Sono utili ad affrontare l’emergenza, ma si tratta pur sempre di prestiti che vanno restituiti. Le aziende della manifattura italiana hanno bisogno di altro…”. Letizia Magaldi, consigliere di amministrazione del Gruppo Magaldi, affida al Riformista del 9 aprile il giudizio sulle iniziative concepite per far fronte alle conseguenze economiche della pandemia. Ma un attimo dopo aver dato una opinione positiva sull’operato del governo, lancia la sua ricetta: “Per la ripresa serve qualcosa di più, ossia la capacità del sistema istituzionale di riconoscere i progetti, le aziende e i settori innovativi.E puntare decisamente su di essi”.

L’azienda

Magaldi è una realtà industriale che a Buccino, in provincia di Salerno, ha il suo quartier generale: 220 dipendenti, di cui oltre la metà sono ingegneri, gli operai una sessantina, presente nei mercati di più di cinquanta paesi nel mondo.Un’azienda che ha clienti e partner internazionaliquali Mitsubishi, Kawasaki, Toshiba, GeneralMotors, Doosan.

Il Gruppo produce trasportatori a nastro metallico per la movimentazione di materiali in condizioni di processo difficili e spesso proibitive e si è fatto strada anche nel settore delle energie rinnovabili, sviluppando e brevettando un impianto CSP (solare a concentrazione termodinamica), primo al mondo ad utilizzare sabbia quale mezzo di accumulo dell’energia generata dall’irraggiamento, rendendola disponibile anche in assenza di sole e diverse ore dopo il tramonto. Insomma, si tratta di una realtà industriale in cui la componente hi tech e la digitalizzazione 4.0 gioca un ruolo determinante. Se per far fronte alle esigenze di blocco delle attività produttive e commerciali, sono stati destinati agli imprenditori i primi 400 miliardi a debito, garantiti dal Stato, per la responsabile delle Relazioni istituzionali del Gruppo Magaldi la crisi pandemica deve essere occasione per rivedere le modalità con cui lo Stato italiano supporta il suo sistema industriale. Non servono sussidi e incentivi a pioggia e nemmeno solo prestiti da restituire a tasso agevolato.Lo Stato deve “assumersi – afferma – una parte del rischio delle imprese impegnate a innovare i processi produttivi e a lanciare prodotti a tecnologia avanzata sulla scena della competizione internazionale” dove agiscono grandi player, soprattutto statunitensi e cinesi. Puntando suicluster di aziende capaci di trainare la crescita industriale il Pil e di misurarsi con i concorrenti più agguerriti sui mercati internazionali”.


L’idea

Dare alle istituzioni il compito di assumere l’onere, attraverso leloro strutture di gestione delle misure finanziarie e dei provvedimenti legislativi, di riconoscere aziende dei settori competitivi su cui scommettere. Offrendo loro una premialità che consiste in un sostegno agli investimenti che assicurano vantaggio competitivo al Made in Italy manifatturiero. Ecco la proposta di Letizia Magaldi. “Servono risorse – spiega la manager – per rafforzare ricerca e digitalizzazione assicurando finanziamenti adeguati ai tempi medio-lunghi necessari a pervenire a risultati applicabili”. Avere insomma il “coraggio di investire nel futuro, anche a partire dalla difficile fase attuale, per preparare a una prospettiva di ripresa che rafforzi i fondamentali del nostro sistema industriale” e non si limiti a tamponare gli effetti negativi della crisi pandemica. Insomma puntare al massimo sui settori più dinamici e competitivi della seconda realtà manifatturiera dell’Europa. La ripresa comincia da qui.

Claudio D’Aquino

Claudio D'Aquino, napoletano, giornalista e comunicatore di impresa [ View all posts ]

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