Parla Antonio Napoli: “Se Napoli fosse come Milano…”

Napoli non è Milano. È una città immobile e isolata perchè i suoi ceti dirigenti sono divisi, spaccati, ferocemente contrapposti. Lo stallo politico che blocca la città a pochi mesi dal voto amministrativo è frutto delle profonde “divisioni” che da sempre sono una chiave di lettura della fragilità del contesto partenopeo. Napoli è una città divisa: senza senso civico, senza orgoglio e spirito di identità. Soprattutto nelle sue classi dirigenti”. Parla Antonio Napoli, manager con passato da dirigente politico nel Pci-Pds.

Un giudizio molto severo il suo. Non teme di essere preso di mira dai suoi concittadini di ieri, come accade a chi critica Napoli da lontano?
Vivo da anni a Milano, città che ha fatto dell’orgoglio cittadino la sua forza, cresciuta nel mito della sua operosità, di nuovo diventata, per questa via, la capitale “morale” del Paese.

A Napoli invece?
Napoli è divisa. E’ la città di tutti contro tutti. La sinistra è frantumata, così la destra, così gli imprenditori, così la cultura, così i professionisti. Ci sono categorie – come i medici – organizzati per gruppi in lotta gli uni contro gli altri, meglio dei partiti.

E questo che cosa produce nella qualità della offerta politica?
Le divisioni alimentano i gruppi di potere, la poca trasparenza, non consentono il dialogo. I gruppi che si contrappongono vivono di tradimenti, di odii, di giudizi ipocriti, e persino di calunnie. Così si genera soltanto immobilismo.

Antonio_NapoliCosì si spiega il fatto che tanti ruoli di responsabilità vengono puntualmente ricoperti da commissari di governo?
A pensarci bene appaiono come unica soluzione quando l’attività prevalente dei ceti dirigenti cittadini diventa quella di impedire agli altri di fare. Una pratica molto diffusa. Del resto è cosa che risulta molto semplice, anche se alla lunga molto distruttiva.

Questo accade perché Napoli è una città tradita. È una città senza orgoglio – o meglio – dell’orgoglio ferito?
Facciamo tre esempi. Lauro, Gava, Bassolino. Grandi amori che tradiscono e sono traditi. A Napoli arriva sempre un momento in cui un formidabile innamoramento si rovescia nel suo opposto.

A che cosa si riferisce?
E’ il 1962 quando con Lauro, sindaco e presidente della squadra di calcio, il Napoli precipita in serie B. Ricordo che ci furono anche proteste clamorose e scontri. Risultato: comincia la parabola discendente per il comandante che, per anni, era stato per Napoli come un re. L’egemonia democristiana trova il suo punto do rottura nel colera del 1973. Il primato di Bassolino, costruito negli anni Novanta, crolla nel 2008, dinanzi alla città sommersa dai rifiuti.

Ecco, veniamo a Bassolino che per alcuni è l’unico candidato con lo spessore  del leader.
Anche l’epopea di Bassolino nasce con i caratteri della divisività. Nel 1993 Bassolino era un candidato “divisivo”, di rottura. Anche un po’ a rischio. Bassolino vinse perché interpretò l’idea di un cambiamento possibile, aiutato dalla convinzione diffusa che  i progressisti avrebbero vinto di lì a poco in Italia. Bassolino ha sicuramente risvegliato l’orgoglio dei napoletani.

Quindi potrebbe di nuovo essere una bandiera capace di suscitare l’orgoglio dei napoletani?
L’orgoglio non può essere l’unica risorsa. I napoletani devono avere una coscienza dei loro limiti. Non ha senso nascondersi la verità e la lunga strada che occorre percorrere per superare una tale quantità di problemi. Da sindaco Bassolino ha fatto un gran lavoro. Molto meno apprezzato la sua opera  in Regione, dove si è impantanato in una maggioranza enorme, ma ingovernabile. Uno schieramento che  andava da Rifondazione comunista (vorrei ricordarlo, rappresentata per oltre venti anni da chi oggi si propone come giovane renziano, e cioè Gennaro Migliore)e includeva anche Clemente Mastella e Ciriaco De Mita.

Equilibri precari che si rompono dinanzi alla grande crisi dei rifiuti?
Per i napoletani la fine di una illusione. Un colpo mortale a quanto fatto sino ad allora. Essi hanno preferito mettere da parte l’orgoglio del “rinascimento” e hanno elaborato il lutto della figuraccia. Come dar loro torto? Per riparare a quel disastro bisognerà spendere 600 milioni di euro. La Campania spenderà per rimuovere le ecoballe quanto è servito a Milano per fare l’Expo. Non un danno da poco.

I napoletani si sono poi innamorati anche del sindaco magistrato.
Pensavano che un uomo di legge avrebbe messo ordine a Palazzo San Giacomo. Invece con De Magistris si perviene al modello di città “corsara”, e anche un po’ volgare, che sopravvive e vivacchia nel suo isolamento. Napoli è come quei ragazzini difficili che a scuola vengono continuamente esortati a fare bene, a dimostrarsi come gli altri, a far valere le proprie qualità. E che poi – per una figuraccia, un piccolo errore – ricadono nella disperazione e si lasciano andare comportandosi peggio di prima.

Napoli sta peggio di prima, quindi?
Si, perché ha avuto un momento in cui si era risvegliata e poi è ricaduta indietro. Oggi attraversa sicuramente un momento buio.

Tornando a Bassolino, crede che gli elementi di divisività della sua prima candidatura si siano esauriti?
Io gli attribuisco la responsabilità di aver contribuito a dividere il PD nel 2011. In quella circostanza il candidato vincente e forte era Umberto Ranieri. Aveva l’appoggio del 85 per cento del partito con se mentre i bassoliniani – allora e forse ancora oggi – non contavano più del 15 per cento. Un dato di fatto di cui i giornalisti che seguono la politica napoletana non tengono nel dovuto conto. Ranieri avrebbe vinto al primo turno. Aveva già ricevuto il consenso del centro moderato napoletano e nazionale.
E cinque anni fa non esistevano i 5 stelle.

Sta provando a ricandidarlo?
Osservo solo che Ranieri sarebbe stato un ottimo sindaco, unitario, colto, non demagogo, non accentratore. E incorruttibile. Avrebbe aiutato le forze migliori della città a partecipare di una stagione difficile ma di rilancio dell’immagine della città in Italia e nel mondo. Invece i bassoliniani partirono all’assalto, pretesero delle primarie che anche all’epoca potevano essere evitate e pensarono di vincerle mobilitando il loro sistema di potere, con gli esiti che sappiamo.

Si riferisce alle primarie di Andrea Cozzolino, allora super-assessore regionale, con le deleghe pesanti delle attività produttive e dell’agricoltura. Una ferita che brucia ancora?
Cozzolino sa che ho tentato fino alla fine di evitare che ciò accadesse, di convincerlo. Ma non ci riuscii. E non è Bassolino il responsabile di tutto ciò?

I bassoliniani oggi chiedono a gran voce le primarie.
C’è chi afferma che, se il Pd non le convoca, Bassolino sia pronto a candidarsi lo stesso e a rottamare il partiti. Dovrebbero ricordarselo che le prime primarie sono andate come sappiamo e le seconde le ha vinte De Luca. Sono così sicuri di vincere le terze?

Quanto a quelle prime, surreali primarie, il gruppo dirigente nazionale in pratica fece come Ponzio Pilato. Se ne lavò le mani.
La soluzione di Bersani e dei suoi uomini fu davvero terribile. Se si fosse dato ascolto a quanto sosteneva l’allora segretario Tremante  – annullare cioè i tre seggi dove avevano votato cinesi, famiglie camorriste e più persone di quanto erano i voti del PD nel quartiere – Ranieri avrebbe vinto anche le primarie e non staremmo qui a parlare.

Invece andò diversamente. Bersani candidó un tal prefetto Morcone…
Che oggi si occupa dell’accoglienza degli immigrati. Il Pd a Napoli si suicidò e da allora non si è più ripreso.

Anche il centro destra provò a farsi male e ci riusci.
In effetti la stessa destra si divise su Gianni Lettieri. Per non parlare degli industriali, anche loro spaccati su Lettieri al punto che Palazzo Paretanna si trasformò in una specie di comitato elettorale per De Magistris nella fase delicata del bollottaggio.
Così la città è stata regalata a De Magistris.

A questo punto, cosa si può ancora fare per Napoli?
Si dovrebbe provare anzitutto a declinare il verbo “unire”.
Cominciamo e eliminare tutto ciò che divide.
Forse per riuscirci si dovrebbe chiudere definitivamente con una generazione che ha grandi responsabilità.
In questo momento conta unirsi, non dividersi ancora. Puntiamo tutti insieme su chi può rappresentare con orgoglio la città fuori di essa.

In che modo?
Il centro destra si riunifichi intorno a una figura che anche elettori del centro sinistra possano votare nel caso perdano al primo turno. Altrettanto faccia il centro sinistra su un nome di un giovane capace e “performante”.

Performante?
Sì, uso volutamente  quest’espressione usata da Bassetti a proposito della candidatura di Sala a Milano. Uno che ha seriamente fatto qualcosa di buono. Che possa a sua volta ricevere i voti anche del centro destra se questi perderanno il loro candidato al ballottaggio.

Insomma non un esponente di una generazione che, come oggi si usa dire, ha già dato?
Un modo terribile di esprimersi! Semmai si tratta di uomini e donne che hanno “già avuto”. Non sono un grillino e quindi non sono interessato agli stipendi dei parlamentari, ai vitalizi, ai benefict, ai regali e agli immobili. Ma è indubbio che essi – i politici napoletani – “hanno già avuto”.

Che cosa intende dire?
Hanno avuto la fiducia della gente di Napoli, di persone semplici, che soffrono. Elettori che hanno creduto a quello che si raccontava loro. La politica non è “dare” qualcosa di molto simile all’elemosina, quella di cui si vantavano i ricchi signori della nobiltà. La politica è invece una missione nobile: è ricevere la fiducia della gente. E’ saperla ripagare con onestà, lealtà e dedizione. Niente altro. Come sia stata ripagata Napoli è sotto gli occhi di tutti.

Claudio D'Aquino, napoletano, giornalista e comunicatore di impresa [ View all posts ]

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