BARONISSI & CASTEL VOLTURNO – Due simboli della Campania (e del Sud), tra Europee e futuro prossimo

BARONISSI & CASTEL VOLTURNO – Due simboli della Campania (e del Sud), tra Europee e futuro prossimo

Claudio D’Aquino

Che cosa hanno in comune Baronissi e Castel Volturno? Nulla, all’apparenza.
Baronissi, provincia di Salerno, dal capoluogo di provincia dista circa 8 chilometri, circa 35 da Avellino. Conta poco più di diciassettemila abitanti. La sua storia è relativamente recente. Si deve a Giuseppe Bonaparte e soprattutto a Gioacchino Murat, generale francese e re di Napoli, cognato di Napoleone che il 26 gennaio 1810 proclamò la sua nascita come Comune. Cresciuto a ridosso del fiume Irno, oggi è servito da ben due uscite della strada statale 88, l’atmosfera che vi si respira non è diversa da quella di una cittadina di un cantone svizzero.
E Castel Volturno? Situato a cavallo tra provincia di Caserta e area domizia, a nord ovest di Napoli, di abitanti ne conta oltre venticinquemila. Il suo habitat naturale è marcatamente mediterraneo, il litorale compreso nel Golfo di Gaeta è il simbolo più che perfetto del territorio che ha tradito le sue vocazioni: negli anni Sessanta aspirava al ruolo di Florida d’Europa, nei Settanta fu preso a morsi dall’abusivismo edilizio, negli anni Ottanta venne fagocitato da un degrado da cui oggi fatica a liberarsi, a causa del sisma che riversò nelle villette requisite i terremotati di Napoli. Devastato, deturpato, sfregiato persino dalle organizzazioni criminali che ne hanno fatto il vertice del “triangolo della morte”, con Giugliano ed Acerra. Terra di fuochi e di camorra.

Baronissi e Castel Volturno sono quindi alfa e omega, nadir e zenith, paradiso e inferno, alto e basso per la scala che rappresenta la Campania? Forse. Di sicuro sembrano non avere granché in comune. E invece no. In comune hanno la fiducia nel loro destino, lo sguardo teso al futuro. Futuro che passa, indubitabilmente, per la politica. Quella buona. O almeno quella che ha tutte le caratteristiche per promettersi tale. Baronissi e Castel Volturno potrebbero avere nel 26 maggio il loro crocevia, l’origine di una nuova partenza. Domenica – qui e in altri 3800 comuni – i cittadini riceveranno la scheda delle elezioni amministrative assieme alle europee. Allineati allo start ci sono – ed è ovvio – centinaia di candidati, decine di liste. Ma non dappertutto la politica è espressione diretta della comunità medesima, di un comune sentire, condivisione, partecipazione vissuta per strada e non sui social.

Questo si percepisce a Baronissi anzitutto intorno a due figure: Gianfranco Valiante e Marco Picarone. A Castel Volturno ha il volto di Nicola Oliva.

Valiante è amministratore di lungo corso. Direttore di Poste Italiane sede di Napoli, consigliere comunale a Salerno (primo eletto con la allora lista della Margherita), poi assessore per cinque anni alla sicurezza e alla mobilità e Polizia municipale con il sindaco Mario De Biase. Poi assessore per un anno anche quando Vincenzo De Luca diviene primo cittadino a Salerno, nonostante avesse appoggiato la lista antagonista di Alfonso Andria. Quindi consigliere regionale, governatore Antonio Bassolino. Nel 2014 si candida a Baronissi e vince. Inanellando risultati ragguardevoli. Il Piano urbanistico comunale, opere di manutenzione non ordinaria come il “semaforo intelligente”, il portale e il sito dell’istituzione cittadina premiato dal Ministero. E una raccolta differenziata che ad oggi sfiora l’83,89 %. “Il tutto – dice a Il Sud on line non senza orgoglio – puntando sulla considerazione dei cittadini alla stessa stregua di utenti da ascoltare e tutelare. Cittadini e non sudditi.Con una squadra di assessori totalmente al servizio della comunità”. Esperienza interrotta pochi mesi prima del traguardo naturale per una sorta di sedizione interna di alcuni esponenti di giunta. Poi la parentesi della gestione commissariale, e quindi il ritorno. La candidatura di Valiante, è sostenuta da Pd, Psi e tre liste civiche di centro sinistra. Al suo fianco il giovane Marco Picarone, 29 anni soltanto, segretario del circolo Pd, esperienza di consigliere comunale e di assessore al Personale. Entrambi puntano a consolidare l’esperienza di governo di una cittadina già bella e ospitale, contrassegnata da un’alta qualità della vita. La loro proposta è semplice. Si basa su ancora più verde, ancora più parchi e giardini, e l’invenzione del bonus (100 euro per ogni quintale di rifiuti differenziati consegnati all’isola ecologica; 1000 euro per ogni tonnellata) come leva per ulteriori risultati sul percorso della ecosostenibilità ambientale. “Vogliamo confermare Baronissi – dicono i due candidati – come città dell’arte contemporanea, dei servizi eccellenti, degli spettacoli estivi gratuiti. Puntando sulle prossime Universiadi per portare qui, dal 3 al 14 luglio, le Universiadi”, appuntamento che si traduce in oltre mille atleti provenienti da cento nazioni del mondo.

Castel Volturno invece sembra sempre che debba partire da sottozero, nell’immagine come nella reputazione. Che cosa ha di diverso, infatti, il suo territorio, rispetto ad esempio al quartiere Scampia, nella narrazione giornalistica? Nulla tranne il mare, la spiaggia, la pineta, la macchia mediterranea. Hai detto nulla?
Il territorio comunale si estende su una superficie enorme, oltre 72 chilometri quadrati. Di questi 25 sono spiaggia e ben 10 pineta. “Ed è da qui che vogliamo ripartire – dice Nicola Oliva, giovane presidente del Consiglio comunale, oggi candidato a sindaco con il sostegno di due liste civiche – dalla natura, che è tanta parte della bellezza dei nostri luoghi. E che può essere una leva positiva di sviluppo economico oltre che di riscatto civico”. Di qui l’idea di riaprire i cancelli che da decenni chiudono Pinetamare in un recinto. Siamo nell’estrema propaggine di quella che i latini definirono Campania Felix, territorio abitato prima dagli Opici, poi dagli Etruschi, successivamente dagli Osci. Crocevia obbligato per chi dal mare voleva inoltrarsi nell’interno e raggiungere il porto di Casilinum sul Volturno e da qui l’antica città di Capua. Nel 95 d.C. l’Imperatore Domiziano fece costruire la strada che ancora oggi porta il suo nome. E un superbo ponte che univa le due sponde del fiume. Lungo la sua storia si incrociano nel Medioevo l’Abazia di Montecassino, i Saraceni non meno dei Longobardi, i Normanni di Aversa, gli Svevi con Federico II, gli Angiò e gli Aragonesi. E poi conti e duchi che nell’epoca feudale si trasmisero il suo territorio di mano in mano. Fino a giungere, in epoche più recenti, alla notevole opera di bonifica dei Borbone e del Ventennio fascista. Oggi a Castel Volturno il disagio sociale si taglia a fette, il degrado urbanistico è uno schiaffo in pieno volto, c’è la più alta incidenza di extracomunitari in Italia: quasi tutti di provenienza africana e con problemi d’inserimento. “Questo territorio  – rimarca Oliva – deve finalmente conoscere i benefici di un grosso progetto di riqualificazione sociale e urbana”.

Non sono chiacchiere che fioccano in tempo di elezioni. Qui non si parte da zero e non c’è solo natura da recuperare al turismo e alla qualità della vita. Una delibera del Consiglio Comunale ha istituito due anni fa il Museo Internazionale di Arte Contemporanea Euro-Mediterraneo (MIACE), ospitato nell’Auditorium e nei laboratori del nuovo complesso religioso di Santa Maria del Mare, messo gratuitamente a disposizione, comprese le spese di gestione (luce, acqua, gas e pulizie), dal Parroco Padre Antonio Palazzo. Laboratori tematici, gestiti attraverso le competenze dei dieci componenti di un Comitato scientifico formato da esperti di conclamata reputazione, e dalle Associazioni culturali del territorio. Tutti incarichi a titolo gratuito, nessuna spesa a carico dell’Amministrazione comunale. Lo dirige l’architetto Alessandro Ciambrone, il MIACE ha già superato i confini nazionali. “Non si parte da zero, a Castel Volturno, nemmeno nello sport – aggiunge il presidente del Consiglio comunale Oliva -. A parte dal centro sportivo del Calcio Napoli, possiamo annoverare anche la vicenda ormai nota del TamTam Basket, diventato un emblema nazionale”. Oliva allude ad una squadra giovanile di basket divenuta un esempio di come lo sport possa innescare un meccanismo di inclusione e riscatto. “Ma i ragazzi, pur nati e cresciuti in Italia – spiega ancora Oliva – sono considerati stranieri. Lo Ius soli era bloccato, e tale rimarrà per parecchio tempo, in Parlamento. Pertanto i ragazzi non potevano iscriversi ai campionati italiani”.

Così fino a quando il ministro per lo Sport del governo Gentiloni, Luca Lotti, poco prima di Natale 2017, annunciò che nella Legge di Bilancio il governo avrebbe inserito una norma (poi ribattezzata “TamTam”) che proprio dal settembre scorso consente a tutti i figli di stranieri, capaci di dimostrare la frequenza scolastica nella scuola italiana, di praticare qualsiasi tipo di sport senza alcuna limitazione. Una norma che riguarda ben cinquecentomila ragazzi in tutta Italia. Alla storia a lieto fine è stato dedicato anche un libro fotografico, intitolato “Born in Italy”, di Carmen Sigillo. Un anno e mezzo di fotografie, per raccontare la voglia di fare sport, di vivere dei ragazzi della TamTam Basket. Ed anche l’affermazione del diritto di competere nei campionati giovanili, contro leggi anacronistiche che non permettevano di avere più di due stranieri in rosa.

Share this post