Con 327 voti favorevoli, 228 contrari e un astenuto il governo gialloverde incassa la fiducia alla manovra finanziaria. Una giornata lunghissima, in cui si alternano proteste di piazza e bagarre in Aula, accompagna il penultimo step della Finanziaria. Per oggi è previsto il voto finale e per il 31 la trasmissione del testo al Quirinale per la conversione in legge. Ha perso nella parte finale del suo tormentato cammino 4,6 miliardi originariamente destinati per il 2019 ad arricchire i due “serbatoi” per quota 100 e reddito di cittadinanza per i quali restano a disposizione miliardi. Ha visto assottigliarsi di oltre 10 miliardi nel prossimo anno il ricorso al deficit, lievitare a oltre 50 miliardi il peso delle clausole di salvaguardia Iva nel biennio 2020-21 e alleggerirsi la dote per gli investimenti. Ma ha anche imbarcato in corsa la web tax con aliquota al 3%, il saldo e stralcio fiscale per chi ha un Isee inferiore ai 20mila euro, il taglio alle pensioni elevate sopra i 100mila euro lordi annui. A pagare il “conto” della manovra sono soprattutto le imprese che devono dire addio all’Ace e all’Iri cancellate per far posto alla Flat tax del 15% per gli autonomi e alla mini-Ires per chi investe in assunzioni e beni strumentali. Le maggiori entrate arrivano poi da banche e assicurazioni per circa 4,5 miliardi, il no-profit, i giochi e i tabacchi che vedono salire la tassazione. Arriva invece oltre un miliardo e mezzo in tre anni ai risparmiatori danneggiati dai crack bancari che potranno ottenere un ristoro del 30% in via diretta senza passare per l’arbitro Consob.