Antonio MarfellaSimona D’Albora

Mentre il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ribadisce che l’alto indice di tumori in campania è dovuto allo stile di vita degli abitanti, a Napoli i medici dell’Isde, le associazioni e i comitati cittadini continuano a confrontarsi con le Istituzioni sullo stato di salute dell’ambiente in Campania. Finora, però a rispondere all’appello per quanto riguarda le Istituzioni è stata solo l’Arpac, l’Agenzia per l’Ambiente Campana. Dagli incontri emerge una realtà sconfortante: ad oggi, in barba alla Convenzione di Aarhuus in vigore dal 2001 e che garantisce l’accesso alle informazioni e la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale, in Campania i dati relativi ai rifiuti speciali, tossici e industriali sono fermi al 2007.

Lo stesso Ispra ha sottolineato la gravissima carenza informativa sui dati sull’inquinamento in Italia e soprattutto in Campania. Per questo motivo, nella quattro giorni dedicata all’ambiente, le associazioni e i comitati cittadini presenti al convegno sul tema, “Le quattro giornate di Napoli dell’Ambiente e della Salute”, hanno sollecitato l’Isde medici per l’Ambiente campano a chiedere ai loro referenti nazionali di concretizzare l’inserimento a pieno titolo dell’Isde quale interlocutore obbligato al ministero per l’Ambiente. “Quando si parla di ambiente si parla di salute, – dichiara Antonio Marfella, il medico noto per le sue battaglie in difesa dell’ambiente a tutela della salute – ma è quanto mai anomalo che ad oggi nessun’associazione di medici sia ufficialmente presente come interlocutore del ministero dell’Ambiente, guadagnando così il diritto di sedersi al tavolo con le Istituzioni e discutere e indirizzare le azioni di governo, è giusto che ci siano associazioni in difesa degli animali, ma manca una categoria importante che tutela la salute degli esseri umani vivono nell’ambiente.”

Dottor Marfella, parliamo di questo black out informativo, quali sono le conseguenze di questo ritardo?

“Teniamo presente che i dati dell’Arpa in Campania relativi ai rifiuti speciali, tossici e industriali sono fermi al 2007, mentre quelli nazionali dell’Ispra al 2012. Batto su questo punto perché bisogna capire che gli studi o i progetti di ricerca sono meno importanti, mentre è fondamentale avere a disposizione in maniera trasparente i dati che si raccolgono. Mi preoccupa che in questa fase, comunque, si richieda in tutta Italia l’installazione di impianti di incenerimento sovradimensionati, in assenza di dati recenti e sicuri.”

Cosa intende dire?

“Non lo dico solo io, anche i procuratori antimafia sono arrivati alle mie conclusioni: dalle indagini della magistratura esiste una stima accertata ma non dimostrata di una quota elevata di rifiuti speciali che vengono smaltiti anche in regime di evasione fiscale, in poche parole, abbiamo una quota di evasione fiscale stimata in 120 milardi di euro, una parte deriva dalle attività produttive, che produce uno scarto che, per forza di cose deve essere smaltito illegalmente. In questo momento, in base ai dati ufficiali della magistratura: in Itallia vengono prodotti più rifiuti speciali, tossici e industriali in regime di evasione fiscale da smaltire, circa 30 miliardi di tonnellate l’anno, rispetto ai rifiuti urbani che, grazie alle politiche di differenziata, tendono a diminuire sempre di più. Adesso c’è da chiedersi, come vengono smaltiti questi rifiuti? Attraverso i roghi e attraverso gli impianti. A valle ci sono anche le cose raccontate da Saviano: le donne che in nero cuciono borse e scarpe per le industrie, producono scarti che vengono ritirate da chi li smaltisce illegalmente, un circolo vizioso nel quale le stesse donne sono vittime e carnefici quando assistono impotenti alla morte dei loro figli”.

Come uscire fuori da questa situazione?

“Prima di tutto c’è da dire che la legislazione penale non sanziona adeguatamente i reati ambientali con gravi danni alla salute, con la conseguenza che le mafie prosperano ed ampliano le loro attività. Ma ci vorrebbe un’azione politica che incidesse effettivamente anche sull’evasione fiscale, la battaglia contro gli evasori fiscali serve relativamente se non li fai emergere abbassando le tasse.”

Il ministro Lorenzin ha ribadito che l’incidenza di tumori in Campania è dovuto a uno stile di vita poco salutare, cosa vuole dirle?

“È chiaro che le sue parole derivano dalla carenza di dati, non conoscendo la vera situazione, parla di stili di vita, ma dico anche che lo Stato potrebbe utilizzare gli strumenti che ha a disposizione per individuare il traffico illecito. Mi deve spiegare com’è possibile che riesce a rilevare la tracciabilità dei prodotti non riesca a rilevare la tracciabilità dei Tir che trasportano rifiuti illegali”

Un pensiero su “Terra dei Fuochi, Marfella: “Nessuno ha dati precisi ed è scattata la corsa agli inceneritori””
  1. IL SILOS CAMPANO

    Come tutti i contenitori immensi, se il riempimento è continuo ed il drenaggio infinitesimale, lo stesso contenitore è destinato a tracimare ininterrottamente. Il drenaggio infinitesimale avviene con l’accumulo delle sostanze chimiche nell’organismo degli esseri viventi e nessuna operazione di bonifica del Silos è realisticamente possibile. Il drenaggio infinitesimale continuerà e basterà a produrre danni endocrini e oncologici. L’unica strada realistica sarebbe quella di bloccare il riempimento che ancora adesso è vivo e vegeto.
    Ora, alla luce di tutto ciò, le opinioni del Ministro Lorenzin sono ben poca cosa rispetto alla realtà.

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