Svimez, Vito Grassi: Mezzogiorno al centro di una nuova politica di sviluppo per scongiurare il rischio recessione

Svimez, Vito Grassi: Mezzogiorno al centro di una nuova politica di sviluppo per scongiurare il rischio recessione

“Dai dati Svimez viene fuori la fotografia poco esaltante – ma largamente prevedibile – di un Mezzogiorno che le politiche economiche degli ultimi decenni hanno sistematicamente escluso, provocando oggi quello che leggiamo. Infrastrutture arretrate, la perdita di energie giovani e qualificate, la scarsa attrattività verso gli investitori, il bassissimo indice di fiducia nel futuro”.
Così Vito Grassi, presidente di Confindustria Campania e Unione Industriali Napoli, commenta i dati diffusi nelle anticipazioni del Rapporto dell’Associazione per lo Sviluppo Industriale del Mezzogiorno. “Un Pil in calo dello 0,3% che ha allargato in maniera ormai incolmabile la forbice con un Nord che cresce dello 0,3%, oltre 2 milioni di persone “fuggite” dal Sud in 15 anni, più della metà delle quali giovani con un elevato livello di istruzione (il 30% ha una laurea), un gap occupazionale di quasi 3 milioni di unità rispetto al Centro-Nord e una stagnazione degli investimenti, specie per la Campania che fa registrare crescita zero, ci restituiscono un quadro davvero desolante ma al quale non intendiamo assolutamente rassegnarci.
Un quadro, all’interno del quale, come giustamente fa notare Svimez, appare a dir poco “surreale” il dibattito sull’autonomia differenziata richiesta da regioni come Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Lo abbiamo più volte ribadito, rilanciando la necessità di un’autonomia “possibile” che consenta a tutte le Regioni di competere a parità di condizioni secondo il principio di sussidiarietà”.

Ma, soprattutto, per scacciare lo spettro della recessione – aggiunge Grassi – servono nuove politiche di sviluppo che prevedano investimenti in infrastrutture economiche, ambientali e sociali finalizzate a recuperare il gap maturato nei trascorsi 150 anni di Unità. Occorre dotarsi di reti e connessioni materiali e immateriali, che colleghino le città nel Mezzogiorno e con il resto del Paese e dell’Europa. Di piattaforme tecnologiche per consentire lo sviluppo dei traffici e del business su scala globale. Di una efficiente e completa rete dei trasporti e della logistica.
Bisogna, inoltre, superare la condizione di farraginosità delle procedure imposte dall’attuale assetto normativo, con conseguente insostenibile lentezza nella realizzazione delle opere pubbliche. Ricette ampiamente inflazionate e ripetute invano da decenni a questa parte: segno che sono ben note e che, consapevolmente, si sceglie di non perseguirle”.
“Il Progetto Mezzogiorno deve tornare al centro delle strategie di Governo se si vuole davvero promuovere la crescita dell’intero Paese – spiega il numero uno degli Industriali partenopei -. La politica per il Sud dovrà necessariamente partire dal comprendere le peculiarità dei territori, salvaguardare e consolidare le eccellenti produzioni manifatturiere rimaste, riscoprirne le vocazioni e le potenzialità, definirne nuovi ruoli, tanto nello scenario italiano, quanto in quello della competizione globale. Va consolidata e sempre più sostenuta , la capacità attuale di stare al centro della grande trasformazione digitale in corso, dove ci stiamo giocando la partita della vita e puntiamo alla leadership mondiale delle nostre scuole e Università di alta formazione. Va rilanciata la vocazione mediterranea del Mezzogiorno, originata dalla storia e dalla cultura, oltre che dalla posizione geografica. Una vocazione che sappia recuperare il ruolo storico di Napoli capitale. In questo scenario, volendo solo indicare un “minimo sindacale” di strumenti già approvati, ma semplicemente da finanziare in maniera concreta, ribadiamo per l’ennesima volta l’attivazione delle Zone economiche speciali, una straordinaria potenzialità che va resa finalmente operativa superando i soliti vincoli burocratici”.

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