Politica Interna 

Scontro su Paolo Savona all’Economia, evocate le urne da Salvini. Il post che segna l’inizio della crisi arriva alle 20.42: «Sono davvero arrabbiato». Matteo Salvini ha appena ascoltato il resoconto del faccia a faccia tra il presidente Sergio Mattarella e il premier incaricato Giuseppe Conte. Poco dopo, al post del segretario leghista si aggiunge il «like» di Luigi Di Maio. Insieme a quelli di una decina di migliaia di follower. Lo stato maggiore del partito lo chiama al telefono, tutti vogliono sapere e lui risponde. E con loro si sfoga: «E’ una follia che Paolo Savona non sia accettato da Mattarella perché sarebbe nemico di Angela Merkel» esordisce con il suo interlocutore. Tutta la giornata è stata contraddistinta dagli attacchi pesantissimi che arrivano dalla stampa tedesca. Dichiara: «Il Quirinale dovrà assumersi la responsabilità di quello che sta succedendo». Il primo scenario che Salvini tratteggia con i suoi interlocutori è quello delle elezioni anticipate. «Se il problema è il mio ultimo libro – aveva esordito Savona – ne ho scritti altri prima. Se il problema è il carattere, lo si dice di chi ha un carattere forte. Se servo, sono disponibile. Se devo essere sacrificato sull’altare della patria, mi farò da parte. E non sarò certo io a polemizzare contro i partiti e tantomeno contro il presidente della Repubblica». «No professore, nessun passo indietro», era stata la risposta di Salvini: questa difficoltà di Mattarella a nominarlo Abbiamo avuto ministri ben meno degni Giorgia Meloni Fdl «Anche perché se è “no” per uno è “no” per tutti».

Toto-ministri. Una lista che rischia di durare poche ore. La crisi in atto tra i partiti della potenziale maggioranza e il Colle mette un freno alla squadra di governo, che nella giornata di ieri stava acquisendo una fisionomia sempre più precisa. Riccardo Fraccaro, intercettato all’uscita di un ristorante a Roma dopo aver cenato con Luigi Di Maio, ribadisce l’asse: «Posso dire solo questo: c’è perfetta sintonia tra 5 Stelle e Lega e soprattutto tra i due leader politici in questo momento». La giornata in realtà è iniziata con una schiarita interna tra Lega e M5S tra nomi, funzioni e dicasteri. Al punto che Giuseppe Conte prima di incontrare il capo dello Stato può considerare in gran parte delineata la squadra di governo. Con qualche sorpresa rispetto alla giornata di giovedì. Fuori il braccio destro del leader M5S, Vincenzo Spadafora, e ancora rebus per la casella degli Esteri, con Pasquale Salzano tramontato in poche ore. Quotazioni in rialzo per l’ambasciatore Luca Giansanti, ma rimangono in corsa anche Emanuela Del Re e, nonostante le smentite, c’è anche la carta Giampiero Massolo, che avrebbe un ruolo da «pacificatore» nello scontro tra partiti e Colle.

Politica Estera 

Irlanda: exit poll verso il sì all’aborto. Il giorno più lungo dell’Isola di Smeraldo sembra produrre una svolta storica. Secondo il primo exit poll dell’Irish Times, II referendum emette una larghissima maggioranza a favore del diritto di aborto, abrogando 68 a 32 per cento il divieto più restrittivo d’Europa. Lo scrutinio dei voti comincia tuttavia soltanto questa mattina, per concludersi entro stasera: dunque ci vorranno quasi trentasei ore per ottenere il risultato ufficiale sul tema che ha spaccato l’Irlanda più di ogni altro, dalla guerra d’indipendenza di un secolo fa contro il Regno Unito in poi. «Sono cautamente ottimista», ha commentato all’uscita del seggio il primo ministro Leo Varadkar, figlio di immigrati indiani e apertamente gay, l’uomo politico che più rappresenta l’aspirazione al rinnovamento di una società rimasta a lungo tradizionalista.

Mozione di censura in Spagna. Per la prima volta in quasi quarant’anni, il maligno «sgambetto» istituzionale che si chiama «mozione di censura» potrebbe funzionare in Spagna, costringendo l’attuale presidente di un governo di minoranza, il conservatore Mariano Rajoy (Partito Popolare), a dimettersi a metà mandato e a cedere la poltrona a Pedro Sánchez, il leader dei socialisti. Le regole della partita prevedono che il promotore di una mozione di censura contro il capo del governo sia automaticamente candidato a succedergli; e debba quindi raccogliere poi in Parlamento una maggioranza di voti per il suo programma e il suo Consiglio dei ministri. La mossa, dal 1980 a oggi, è già fallita tre volte.

Economia e Finanza

Moody’s minaccia: Italia sotto osservazione. Rischio spread. Una giornata di grande tensione – ma solo per l’Italia – sui mercati finanziari. Che si è conclusa con una nota di peso. Ieri in tarda serata l’agenzia di rating Moody’s ha diffuso un comunicato in cui afferma che il giudizio Baa2 sul Paese è sotto osservazione per un possibile declassamento. Rischio di indebolimento del bilancio e stallo delle riforme strutturali: queste le criticità dell’Italia che hanno spinto l’agenzia americana a mettere il rating del nostro Paese sotto osservazione. II contratto per II governo» tra Lega e M5S – aggiunge la nota – «include potenziali costose misure su tasse e spesa, senza proposte chiare su come finanziarle». Moody’s si affretta peraltro ad aggiungere che resta «molto basso» il rischio di un’uscita dell’Italia dalla zona euro. Lo spread Italia-Germania è il primo termometro del rischio Paese ad essere monitorato ma non il solo. Nel valutare il premio di rischio infatti gli investitori non si limitano a fare il confronto con il Paese più virtuoso, la Germania, ma ampliano il campo a Paesi che, per condizioni dell’economia e del merito di credito, sono più simili a noi, come Spagna e Portogallo. Un confronto, quello con gli altri periferici dell’area euro, che ci vede nettamente sfavoriti.

Dall’Ue misure contro rischi bancari. I ministri delle Finanze dell’Unione europea hanno approvato ieri a Bruxelles un atteso pacchetto di misure che dovrebbe servire a ridurre i rischi nei bilanci bancari e soprattutto contribuire al completamento dell’unione bancaria. In assenza di governo con i pieni poteri a Roma, la delegazione italianasi è astenuta, spiegando che dal suo punto di vista la riduzione dei rischi deve accompagnarsi a una condivisione dei rischi. «L’accordo ci permetterà di fare ulteriori progressi sulla strada dell’unione bancaria», ha detto in una conferenza stampa dopo la riunione ministeriale Vladislav Goranov, il ministro delle Finanze della Bulgaria, il paese che in questo semestre dell’anno ha la presidenza dell’Unione. Un colpo all’Italia e uno sgarbo nei confronti del nuovo governo che sta per nascere: le nuove regole varate dall’Ecofin sulle banche «sono un guaio molto serio per il nostro sistema bancario e produttivo. Non siamo pronti per applicarle tutte insieme e in un colpo solo, e se non si corre ai ripari ci sono rischi molto gravi per le imprese italiane nel medio periodo». Parla il senatore Daniele Pesco, che ha rappresentato nella scorsa legislatura il Movimento Cinque Stelle sui temi del credito in Commissione Finanze a Montecitorio.