Politica Interna

Di Maio all’attacco di Tria. «Nessuno ha chiesto le dimissioni del ministro Tria, ma pretendo che il ministro dell’Economia di un governo del cambiamento trovi i soldi per gli italiani che momentaneamente sono in grande difficoltà, e che non possono più aspettare. Lo Stato non li può più lasciare soli e un ministro serio i soldi li deve trovare». A pochi giorni dall’avvio della sessione di bilancio, il vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio, dà un vero e proprio ultimatum al titolare dell’Economia, il tecnico Giovanni Tria, molto prudente sull’impostazione della manovra finanziaria per il 2019. Il nervosismo di Lega e M55 impegnati nella stesura di una legge di Bilancio che doveva essere «di svolta», ma che deve invece fare i conti con i vincoli europei, finora sottotraccia, o negato, viene fuori tutto insieme. «Le parole di Di Maio sono sacrosante» commenta Alberto Bagnai della Lega, presidente della commissione Finanze del Senato. I pentastellati sono convinti che il ministro possa reperire le risorse da destinare ai punti cardine della manovra e anche Di Maio lo ha dichiarato pubblicamente. Il vicepremier ha messo sul tavolo un pacchetto che comprende oltre alle misure-chiave anche altri punti. Si va dagli sgravi alle imprese che assumono a tempo indeterminato, alla compensazione debiti crediti della Pubblica amministrazione, dalla creazione della banca pubblica degli investimenti alla costituzione di un fondo venture capital per le start-up innovative. È previsto anche un pacchetto di decertificazioni per le imprese.

Olimpiadi 2026. Il tridente, che poteva contare sul sostegno economico del governo, non c’è più. C’è un tandem, che correrà per organizzare le Olimpiadi invernali del 2026 ma dovrà cavarsela da sé, pagare tutto di tasca propria. Forse. Milano e Cortina sono dentro, entrambe incassano quel che volevano: il ruolo da capofila e architrave della candidatura italiana per Milano; una vetrina che garantisce ricadute economiche e di marketing per le Dolomiti. Torino è fuori. Sconta una somma di debolezze: un sistema territoriale apparso gracile e diviso (vedi le tribolazioni tra la sindaca Appendino e la sua maggioranza), l’essersi irrigidita a inizio anno quando poteva invece accasarsi con Milano e farle da spalla, la lezione di tattica inflitta dalla Lega al Movimento 5 Stelle, e infine una certa tendenza del governo «carioca» a snobbare il Piemonte in favore del Nord-Est. Chiara Appendino è incredula, anche perché le sue sentinelle romane sembrano non saperne nulla. Il Movimento 5 Stelle è colto di sorpresa. Vacilla. Il dubbio dura poco, poi subentrano nell’ordine rabbia e un certo senso di frustrazione. L’epilogo è una beffa vera: non lo immaginava e nessuno l’aveva avvisata. Ma il peggio è quel che l’aspetta a Torino, un fuoco di accuse sotto forma di comunicati e dichiarazioni stampa. Gli attacchi politici non feriscono, erano messi in conto; quelli delle forze produttive invece fanno male. «Per mesi ho combattuto una battaglia in cui credevo», si sfoga.

Politica Estera 

Missionario italiano rapito in Niger. Bomoanga è una città nigerina, a 120 chilometri dalla capitale Niamey. Fino a 36 ore fa, due missionari, Pier Luigi Maccalli e un suo confratello indiano e alcune suore, dirigevano questo centro in terra rossa a due piani, con alcune capanne sparse tra alberi e piante rampicanti, coordinando un’opera di alfabetizzazione e il «progetto donna» per aiutare le giovani madri e le bimbe vittime dell’infibulazione. Una apparente tranquillità interrotta da un blitz notturno di «almeno otto persone armate», che si sono materializzate intorno alle 21 e 30 a bordo di diverse moto. Gli uomini – secondo le testimonianze di chi era presente – hanno colpito sul sicuro: prima hanno «saccheggiato» la chiesa, poi si sono diretti verso l’abitazione di padre Pier Luigi, responsabile della Sma, la Società missioni africane. Sotto minaccia, lo hanno derubato del computer e del telefono cellulare, poi lo hanno costretto a salire su una delle moto per dileguarsi.

Jet russo abbattuto in Siria. Quella che Vladimir Putin definisce «una tragica catena di circostanze» è per i generali israeliani un incubo diventato realtà. Come commenta uno di loro al quotidiano Haaretz: «Bisogna sempre ricordarsi la più importante lezione della Storia militare. Ed è questa: non far mai perdere la pazienza ai russi». Per ora il Cremlino ha deciso di assolvere Israele per i quindici militari morti lunedì notte sopra la Siria. Si sarebbero trovati nel cielo sbagliato al momento sbagliato, nell’istante in cui la contraerea del regime di Bashar Assad provava a bersagliare i jet di Tsahal. Uno degli oltre duecento raid negli ultimi due anni rischia di compromettere le relazioni diplomatiche tra Israele e la Russia. Anche se a minacciare da Mosca è stato solo Sergei Shoygu, il ministro della Difesa, che parla di «provocazione deliberata» e avverte: «Ci riserviamo il diritto di rispondere». Ad abbattere l’llyushin con a bordo gli uomini del servizio segreto militare è stato in realtà un missile sparato dai siriani che rispondevano al bombardamento contro obiettivi iraniani nella zona di Latakia dove anche i russi hanno una base, l’aereo da trasporto truppe si stava avvicinando alla costa dal Mediterraneo. Mosca ha prima accusato gli israeliani e poi accettato le assicurazioni.

Economia e Finanza

Grandi opere. Sul fronte degli investimenti pubblici si moltiplicano i segnali che potrebbe ripetersi la storia di annunci cui non seguono fatti: i litigi sulla ricostruzione del ponte di Genovae sulle Olimpiadi 2026; la spesa dei fondi Ue ferma al 9%; l’ennesimo esame con analisi costi-benefici diprogrammi diopere in corso. Per cinque anni i governi di centro sinistra hanno promesso un’accelerazione degli investimenti pubblici che non è arrivata. Non serve, ora, appellarsi alla ripresa dei bandi di gara e proporla come ripresa di mercato: la spesa effettiva non è ripartita. La flessibilità acquisita a Bruxelles nel 2016 è stata utilizzata per spese correnti. Il rischio serio di perdere anche il 2019 e il 2020. Ieri il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, si è detto fiducioso: «Bisogna portare gli investimenti pubblici al 3% del Pil». L’Ance ha contato 300 opere per 27 miliardi che si potrebbero mettere in moto con una s emplificazione dell e procedure. Secondo l’associazione dei costruttori, riattivare 20 miliardi comporterebbe la creazione di 330mila posti di lavoro e 75 miliardi di ricadute sull’economia. Buia (presidente Ance): «Basta dispute ideologiche su Genova e opere, ripartire subito».

La Ue decide di rilanciare i rapporti con l’Africa. Alle prese con difficili negoziati diplomatici tesi a riformare la gestione a livello comunitario dello sbarco di migranti sulle coste del Mediterraneo e a riformare il diritto d’asilo, iVentotto hanno deciso nel contempo di rilanciare il rapporto con l’Africa. L’obiettivo di una nuova collaborazione euro-africana è doppio: garantire nuovi mercati alle imprese europee e modernizzare il continente africano in modo da ridurre l’emigrazione verso l’Europa. A forza di raccontare la nuova presenza cinese sul continente africano si rischia di pensare che il ritardo europeo nei confronti del Paese asiatico sia incommensurabile. Non è così. In realtà, l’Unione europea continua ad essere più presente in Africa di quanto non lo siano la Cina o gli Stati Uniti, ha spiegato l’Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza Federica Mogherini, in vista di un vertice europeo di oggi e domani a Salisburgo durante il quale verrà discussa una nuova strategia africana.