Di Concetta Colucci

4.500 metri di rete metallica e 900.000 euro, questi i numeri della realizzazione di un’opera visionaria: una basilica trasparente, alta 14 metri, che pesa 7 tonnellate, compiuta grazie ad un progetto dell’architetto Edoardo Tresoldi.
“Dove l’arte ricostruisce il tempo”, è questo il nome del progetto, durato 5 mesi, il cui senso risiede nella volontà della Soprintendenza della Regione Puglia e del Ministero dei beni culturali, di ricostruire l’antica struttura di una basilica romanica.

Siamo nel parco archeologico di Siponto, una frazione di Manfredonia, in provincia di Foggia. La ricostruzione riguarda la basilica di Santa Maria Maggiore, eretta nel XII secolo, uno dei più affascinanti esempi di romanico pugliese. Di quella chiesa restano oggi solo le fondamenta ed alcuni mosaici.

La basilica ricostruita in scala reale da Tresoldi, architetto milanese di 28 anni, richiama e “ricama”, letteralmente con il metallo, la basilica romanica risalente all’Alto Medioevo. La base della chiesa fu rinvenuta negli anni ’30 e da allora è stata continuo oggetto di studi e restauri.

Luigi La Rocca, soprintendente della Regione Puglia, ha avviato il progetto con l’intenzione di preservare gli antichi mosaici sul pavimento della basilica, prodotti in epoca paleocristiana. Nel corso del lavoro, l’idea si è unita a quella di rappresentare l’intera basilica, costruendone una, delle stesse dimensioni, ma completamente metallica. Mesi di studio sulle proporzioni, sui materiali e sulle attrezzature, oltre a numerose comparazioni con altre chiese e analisi delle tecniche di costruzione di allora, sono serviti a creare una nuova basilica che dialoga con la sua versione più antica.
Lo spazio rappresentato è esattamente quello della basilica del XII secolo, ma di fatto è un ologramma che travalica il tempo, che regala al visitatore un salto dentro e attraverso la basilica che non c’è, ma che torna ad essere visibile.

Tresoldi ha potuto così interagire direttamente con gli artisti che hanno costruito la basilica del XII secolo, in una conversazione che è proseguita negli anni fino ad oggi con archeologi e storici dell’arte.
Il paleocristiano era un periodo che Tresoldi ha definito “molto tecnico”, c’erano dei rapporti e delle misure ricorrenti, pertanto, partendo dalla pianta e da alcuni elementi rinvenuti dagli scavi, insieme al suo team (età media 25 anni) sono riusciti ad ottenere un’ipotesi molto verosimile di quello che poteva essere la chiesa in quell’epoca.
Dopo uno studio iniziale, che consentisse agli addetti ai lavori di occuparsi di tutti i dettagli, anche ad altezze elevate, è stato possibile passare alla fase del disegno trasparente nello spazio, una struttura che non coprisse le persone ma che si lasciasse attraversare con lo sguardo, un lavoro che consentisse comunque di riconoscere l’originale forma della struttura, ma con ombre e luci che hanno grande impatto visivo.
Questo visionari architetto, artista della materia elettrosaldata, è riuscito a modulare il lavoro proprio mentre si realizzava, allungando e rimpicciolendo spazi, reti, aree, regalando leggerezza e trasparenza, disegnando nell’aria una struttura monumentale per dimensioni e materiali. La basilica conserva ancora pianta e mosaici originali. Un lavoro che lo stesso Tresoldi definisce “poetico”: aria e materia, archeologia e arte contemporanea, percezione dello spazio, sono il grandioso esperimento che ha attraversato il tempo e che rimarrà nel tempo come esempio permanente di bellezza contemporanea che racconta e mantiene secoli di arte e di storia.

Tresoldi ha esordito nel cinema come pittore di scena e successivamente si è focalizzato sulla realizzazione di opere in rete metallica e strutture che giocano sul senso di leggerezza grazie soprattutto al materiale utilizzato. Proprio questa caratteristica ricerca della trasparenza porta l’artista a parlare con lo spazio circostante come è accaduto anche con la basilica di Siponto.