Scario, la pizzeria “Il Faro”: mezzo secolo tra tradizione e innovazione

Sabato 20 giugno la riapertura del locale dopo il lockdown

Tra le acque del Golfo di Policastro e il Monte Bulgheria, tra l’odore della salsedine della spiaggia della Tragara e i profumi della cucina cilentana, “Il Faro” di Scario è pronto a riaprire i battenti. E’ la pizzeria più antica del paese che, dopo il lockdown e qualche settimana in più per completare i lavori di ristrutturazione che l’hanno resa più accogliente e più facilmente accessibile ai disabili, si rimetterà all’opera sabato 20 giugno. Una riapertura un po’ speciale perché Gerardo Palumbo, patròn del locale, è pronto a spegnere cinquanta candeline per il punto ristoro della vecchia Scario.

Mezzo secolo all’insegna del gusto e della buona tavola. Qui oltre la pizza, è possibile degustare paccheri con calamari e baccalà oppure un delicato filetto di orata. O ancora il classico spaghetto ai frutti di mare, un’impepata di cozze o una portata di ciambotta, tipicamente cilentana.

La storia del Faro parte da lontano, cinquant’anni fa, per l’appunto. Ed è una storia dal sapore tutto familiare. L’idea è di Gerardo. Lasciati i tavolini del bar su lungomare, nel ’70 apre in via Faro una piccola pizzeria a conduzione familiare. In quegli anni nel Golfo di Policastro, ce n’era solo un’altra, a Sapri. Lo aiutano nell’impresa le tre sorelle, Rosa, Maria e Tanina. Rosa, in particolare, si dedica al piatto tipico della cucina partenopea. Ed è un amico napoletano di Gerardo che le insegna a fare la pizza tonda, secondo la tradizione, lasciando la teglia rettangolare in un altro angolo della cucina.

La tradizione continua in famiglia. Gerardo prosegue nell’attività di ristorazione grazie all’aiuto della moglie e dei tre figli, Letizia, Francesca e Bernardo. Ed è proprio quest’ultimo, in particolare, che si affaccia al bancone della pizzeria a soli 12 anni. A 14, iscritto all’istituto alberghiero e dopo vari corsi di cucina, viene incoronato il pizzaiolo più giovane d’Italia.

Sognatore, istrionico, creativo, Bernardo ha due passioni: il suo mestiere e il disegno. Tra un impasto e l’altro, approfitta per liberare il suo innato talento, ritraendo gli scorci di Scario, miniature medievali o Che Guevara sul primo pezzo di carta che gli passa tra le mani. E’ lui che ha preso le redini dell’azienda, coadiuvato dal cognato Giampaolo e dal cugino che porta il suo stesso nome.

Oggi è Bernardo ad avere le redini dell’azienda. L’impronta è quella paterna: rendere il Faro un locale conosciuto per l’atmosfera serena, quasi familiare, dove mangiare bene e in compagnia. Ma rispetto a Gerardo, vuole introdurre un pizzico di novità. Qualche serata a tema, un po’ di musica, e sperimentare nuovi tipi di pizza.

Eppure tra i tavoli del Faro già si intravede chi prenderà il testimone dopo Bernardo. E’ il nipote Paolo, oggi bambino, che ha già una gran voglia di lavorare ai tavoli e all’impasto. Al Faro la tradizione familiare è destinata a continuare.

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