Salerno, elezioni amministrative 2017: un torneo di fantacalcio?

di Massimo Calise

Ad oggi non è stata fissata la data delle elezioni amministrative 2017 che, comunque, dovrà collocarsi fra il 15 aprile ed il 15 giugno.

Nella provincia di Salerno i Comuni interessati sono 32 di cui 4 con popolazione superiore a 15.000 abitanti. Delle amministrazioni uscenti 4 sono commissariate, le rimanenti sono espressione di liste civiche e che solo in un caso (Agropoli) sono alleate con partiti nazionali. Una prevalenza di liste civiche che si riproporrà nel voto amministrativo ormai prossimo.

È arduo credere che liste civiche possano esprimere la progettualità, reperire le risorse e mettere in campo gli strumenti necessari per ricercare il benessere collettivo.

Gli amministratori comunali spesso adottano una sorta di “politica dei due forni”: lista civica locale e adesione personale ad un partito nazionale. Così facendo si garantiscono un rapporto con i politici regionali o nazionali che si basa sullo scambio di voti con provvedimenti favorevoli al proprio territorio e che garantisca loro un futuro politico. Nulla di nuovo, come se non vi fosse una storia ad attestare che la pratica non ha portato vantaggi consistenti e duraturi alle collettività che l’hanno permessa. Sicuramente se ne sono avvantaggiati i suoi artefici: i notabili locali che gestiscono il potere basandosi sul familismo e le clientele; creano le liste civiche, ne determinano gli obiettivi, i programmi, scelgono i candidati fra i loro fedeli. Così si aumenta il populismo e l’unico valore premiante è la fedeltà a discapito del merito. Spesso, più che di liste civiche, si dovrebbe parlare di cartelli elettorali che nascono o rinascono alla vigilia dalla scadenza elettorale. In poche settimane si mette in piedi un programma ed una squadra che già sul nascere può contare sul voto dei fedelissimi.

La crisi demografica non aiuta; assistiamo a un calo della natalità, alla continua emigrazione giovanile, all’invecchiamento della popolazione. Tutti fattori che determinano un elettorato passivo vecchio, purtroppo non solo anagraficamente.

Un discorso simile può riproporsi per l’elettorato attivo, che se è attivo lo è solo in prossimità delle scadenze elettorali. In questa situazione è assurdo parlare di voto di opinione; si tratta di un voto di appartenenza, ma non ad una idealità bensì alla propria fazione. Tanti cittadini, sfiduciati, non hanno interesse alla partecipazione civica; credono che il loro unico dovere sia delegare con il voto, una scelta a cui si presumono preparati nonostante il loro disimpegno.

In molti Comuni, è il caso di Sapri, sembra di assistere ad un torneo di fantacalcio: pochissimi gruppi si contendono le figurine (i candidati) nella speranza di realizzare una squadra capace di raccogliere voti; le candidate donne sono particolarmente ricercate. Di tutto ciò si avvertono solo le chiacchiere, il sentito dire; tutto si svolge in modo opaco. Persino l’amministrazione uscente non si è presentata ai cittadini né per un bilancio del suo mandato né per ricandidarsi o meno alle imminenti elezioni; neppure il sindaco uscente ha sciolto il nodo della sua eventuale ricandidatura. Non si tratta di eccezioni. Sono comportamenti diffusi dovuti ad una mentalità vecchia appena velata da una modernità apparente che provoca ed è provocata dall’assenza di qualsiasi forma di associazionismo civico che aggreghi i cittadini attorno ad obiettivi comuni, che li alleni al dialogo e al confronto.

La democrazia non è sentita come presupposto imprescindibile per uno sviluppo socio-economico ma come uno strumento di cui si può fare a meno, si può barattarla con un piatto di lenticchie se il risultato immediato e individuale può sembrare addirittura positivo. Da ciò la fortuna di tanti leader casarecci, dei micronotabili che al localismo devono la loro sopravvivenza. Ma oggi che le sfide sono sempre più globali e complesse, le opportunità più contese e difficili da cogliere, avanzare sparpagliati sembra il modo migliore per soccombere. Subiamo una politica con il respiro corto, che coglie le opportunità solo se spendibili elettoralmente e non pongono in discussione i poteri e le abitudini consolidate. Purtroppo questa realtà, pure evidente, non suscita quella civile, duratura, forte, razionale e necessaria reazione.

Go to TOP