Rocco Hunt: canto il Sud che vuole risvegliarsi e non i suoi stereotipi

rocco hunt

E’ disorientato, proprio come tanti suoi coetanei. Ma Rocco Hunt, 19 anni, è un ragazzo con la testa sulle spalle. Insomma, è un bravo «guaglione». E il suo nuovo disco, ‘A Verità , che esce dopodomani, lo dimostra.

Diciotto canzoni piene di ideali e sogni (ma anche di sofferenza), in cui il rapper salernitano racconta tutta la sua verità: i problemi della Campania, lo Stato assenteista, l’importanza della famiglia, la fragilità  dell’amore. «Cerco di dare messaggi positivi a questa generazione un po’ confusa. Personalmente tutto quello che mi è successo in questi mesi mi ha un po’ scombussolato. Ma, in generale, credo che tutti i cambiamenti spiazzino».

Di certo, dopo il trionfo a Sanremo, per Rocco il vortice di impegni è diventato più fitto. «In questo momento corro tanto. Spero un giorno di ricordarmi di avere 19 anni e di riuscire a godermeli. E magari spegnere il cellulare per un po’». Salire sul palco dell’Ariston è stata una svolta, ma il successo l’ha costruito passo dopo passo: prima con l’ep  ‘music¨ speranz, poi con il mixtape Spiraglio di Periferia e con lo street album Poeta Urbano. E piano piano ha collezionato milioni di clic in Rete.

Ma come nella vita, così musicalmente, non ha scordato le sue radici. Per lui, infatti, passato e tradizioni sono il trampolino per il futuro. «Non mi sento vecchio, per me sperimentare significa riproporre i valori di una volta. Non ci si deve vergognare del posto da cui si viene, perchè ci rende quello che siamo. Non bisogna nascondere l’accento per piacere a qualcuno. A volte mi guardo attorno e vedo una generazione spenta. Nei miei testi cerco di invogliare più persone a inseguire i propri sogni. I giovani dovrebbero rimboccarsi le maniche e coltivare le passioni. So che per chi non ha avuto la mia fortuna è molto difficile, servirebbe un aiuto dalle istituzioni».

Nell’album insieme a Rocco ci sono gli amici di sempre come Clementino, Ensi, Noyz Narcos, Bassi Maestro, Shablo e Don Joe. Ma anche artisti agli antipodi della scena hip hop: Enzo Avitabile, Tiromancino e Ramazzotti. E proprio dalla collaborazione con quest’ultimo è nata un’originale versione di Un giorno credi di Edoardo Bennato. Rocco era nello studio di registrazione di Eros a incidere il pezzo. All’improvviso è entrato il cantautore e si è offerto di cantare con lui. Ed è scoppiata la scintilla. «Lavorare con lui è stato stupendo. Penso che il collante tra tanti artisti diversi sia il mio rap. Le rime riescono a tenere insieme tutto».

Tra i brani spicca anche quello dedicato alla mamma, il suo modello ideale di donna. «Non siamo tutti uguali. Tupac ha scritto Dear mama. E io, probabilmente, sono più maturo dei miei colleghi. Mia madre è stata fondamentale per la mia educazione. E nei suoi occhi ho sempre visto la sofferenza che si prova a crescere senza mamma. Una madre va apprezzata e custodita. In fondo nasciamo da una donna e cresciamo con una donna. Credo che le donne vadano rispettate sempre, non solo l’8 marzo». E a chi lo accusa di riempire le sue canzoni di luoghi comuni risponde: «I miei sono stereotipi positivi. Ho ricevuto telefonate di artisti della musica napoletana, che mi facevano i complimenti per l’immagine pulita del Sud che emerge nei brani. Quindi, magari ce ne fossero di più per la mia gente di questi stereotipi”

fonte:  http://www.lastampa.it/2014/03/23/spettacoli/musica/rocco-hunt-i-valori-del-sud-sono-la-mia-vera-rivoluzione-t9ZdeglnkJUZy7KkUfEcgO/pagina.html

Go to TOP