Prosegue il muro contro muro in Senato sul disegno di legge sulle riforme costituzionali. Dopo una mattinata di aperture e trattative naufragano prima il tentativo di mediazione del senatore “dissidente” Pd Vannino Chiti, poi quello del presidente del Senato Pietro Grasso. E l’Aula riprende quindi i lavori, nella seduta pomeridiana, come stabilito dal calendario, cioè con le votazioni sugli emendamenti all’articolo 1. La giornata a Palazzo Madama si è aperta con la proposta di Chiti di “non disperdersi in migliaia di emendamenti ma di concentrare il tempo a disposizione prima dell’8 agosto per illustrare le varie posizioni su emendamenti fondamentali, discuterne con i relatori e quindi votarli. Poi nella prima settimana di settembre fare le dichiarazioni di voto e il voto finale”. Una iniziativa accolta con favore dal capogruppo democrat Luigi Zanda (“Se il voto finale dovesse svolgersi nei primi giorni di settembre non lo considererei un evento traumatico. Ma questo richiede una condivisione di tutti i gruppi”), da Forza Italia e da Ncd. Ma le opposizioni hanno ribadito le loro posizioni, con il M5S che ha confermato il mantenimento delle sue 200 proposte di modifica e Sel che si è detta disponibile a ridurre il numero degli emendamenti solo in cambio di precisi impegni da parte del governo. Esecutivo che, come ha detto in Aula il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi, aveva visto con favore la proposta Chiti senza però “sottostare a un ricatto ostruzionista”.

Preso atto del fallimento della mediazione Chiti, si è mosso il presidente del Senato che ha sospeso la seduta e ha convocato una capigruppo nel corso della quale ha avanzato un “lodo” per riavvicinare le parti: riprendere i lavori d’Aula dall’articolo 3 del provvedimento accantonando i primi due che trattano di composizione, funzione ed elezioni del Senato. Una proposta per dare ai gruppi la possibilità di trattare sui temi più rilevanti ritirando del frattempo gli emendamenti. Al via libera alla mediazione Grasso arrivato da Sel e M5S, si è contrapposto però il no del governo. “Non va stravolto l’ordine consequenziale delle votazioni. Si parte dall’articolo 1, poi c’e’ il 2, poi il 3 e così via”, ha dichiarato il sottosegretario alle Riforme Luciano Pizzetti. E così è stato. Una nuova capigruppo, infatti, non ha fatto altro che confermare la situazione di stallo con gli schieramenti fermi ciascuno sulle proprie posizioni. “Abbiamo perso tempo per una mattinata intera. Adesso torniamo in Aula e andremo avanti votando votando e votando”, il commento del presidente dei senatori Ncd Maurizio Sacconi. I lavori del pomeriggio sono ripresi con l’esame dell’articolo 1 con Grasso che ha così chiosato: “Credo di avere fatto di tutto per favorire una soluzione, ma devo prendere atto con rammarico che dobbiamo riprendere con le votazioni”. Le tensioni di giornata sono esplose fragororse nella seduta pomeridiana quando si è arrivati a discutere del nodo cruciale dell’elezione diretta delle Camere.  La senatrice Pd Rita Ghedini ha chiesto la votazione per parti separate degli emendamenti relativi al Senato elettivo per scongiurare il rischio di voto segreto. “Non si può, non si può”, il coro ritmato dei senatori delle opposizioni che ha costretto Grasso a sospendere i lavori per alcuni minuti.