Regionali, vince l’antipolitica: quasi un italiano su due non ha votato

ELEZIONI-

In evidenza sui giornali la lunga notte delle  amministrative. Due gli argomenti principali: la situazione del centrosinistra e l’alta percentuale degli astenuti.

Poco più di un elettore su due si è recato ieri alle urne per eleggere sette governatori. L’affluenza è del 52,2%: l’astensione raggiunge dunque un nuovo record, quasi i11096 in più sulle ultime Regionali. Secondo le proiezioni, si profilano 5 Regioni al Pd e due al centrodestra. In Umbria e Campania il Pd nella notte è passato in vantaggio mentre la Liguria pare andata al centrodestra con Toti (Forza Italia) che prevale su Antonella Paita (Pd). In Campania la spunterebbe invece Vincenzo De Luca (Pd) su Stefano Caldoro (centrodestra), l’Umbria vede la governatrice pd uscente Catiuscia Marini avanti su Claudio Ricci (centrodestra).

Hanno avuto un bel da sgolarsi leader e candidati vari a invitare tutti ad andare a votare, scrive la Stampa. Come temuto e previsto, ieri a esprimere la propria preferenza per rinnovare governatori e consigli regionali è andato poco più del 50% degli elettori. Un po’ meglio le comunali (si è votato in 17 capoluoghi di provincia, tra cui Venezia, Agrigento, Mantova, Nuoro) che segnano una percentuale attorno al 64%, comunque più bassa delle precedenti elezioni omologhe, nelle quali era del 72%. Ma se l’attenzione era sulle sette regioni al voto – Liguria, Veneto, Toscana, Umbria, Marche, Campania e Puglia il primo vincitore si può dire sia stato l’astensionismo.

La diserzione dalle urne era prevista, a conferma che nessun partito sembra ancora in grado di trascinare l’Italia al voto: compreso il Movimento 5 Stelle. E certamente le elezioni regionali non erano il richiamo più attraente per invertire la tendenza. Rimane da vedere se da questo nuovo crollo della partecipazione il governo uscirà più o meno indenne. Il sogno del sei a uno, ieri notte, sembrava a portata di mano. Accompagnato però da un’incertezza palpabile sull’esito del risultato in Liguria e perfino in Umbria: a conferma che l’astensionismo fa saltare qualunque previsione. È un’ombra, quella ligure, che sarebbe in grado di trasformare la vittoria del partito di Matteo Renzi in una nuova guerra di logoramento con la minoranza interna.

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