Referendum, l’ignoranza non è un’opzione

Di Pasquale D’Aiuto, avvocato

<<Cosa voterai al referendum, SI o NO?>>
<<Guarda, quel che so è che, se dovessi votare per la conferma, aggiungerei un accento a quel “SI”, a costo di farmi annullare la scheda!>>
<<Ma non sei almeno un pò preoccupato?>>
<<Lo sono di più perché usi l’accento al posto dell’apostrofo su “po’ ”, visto che mi sembra tu abbia fatto le elementari…>>
<<Smettila di scherzare. Si tratta di consentire a cento senatori di cambiare la Costituzione!!!>>
<<No, veramente no: è in ballo solo il numero – certo, con quel che ne consegue – ma quel post sgrammaticato che gira su qualche social è una delle innumerevoli cazzate che potresti facilmente smascherare se, invece di scattarti selfie allo specchio del bagno con l’orribile spazzolone per il wc ben in vista (tra l’altro, in plastica bianca e scadente) o attribuire ad Alda Merini qualsiasi nefandezza, facessi un giro su Wikipedia>>.
<<Quindi, non sei DACCORDO?>>
<<No, non sono… d’accordo. Ora scusami, devo proprio dar da mangiare al mio canguro>>.
Ho adottato l’argomento (sensato) più in voga del momento per esprimere un concetto semplice, semplice: non si può più essere ignoranti. La facilità nell’ottenimento di informazioni attendibili e condivise è estrema: basta avere uno smartphone, internet ed un cervello. Ora, i primi due ce li hanno tutti; il terzo, no. Quindi, chi non possiede il cervello, è perdonato perché ad impossibilia nemo tenetur. Gli altri, proprio non posso giustificarli.
Soprattutto quelli che sfoggiano lauree, specializzazioni, master, patenti linguistiche assortite, incarichi apicali (veri o falsi) e magari si ostinano a pronunciare management con l’accento sulla seconda “a” invece che sulla prima: no, quelli sono il male assoluto. Ah, certo: poi ci sono coloro che restano prigionieri di petizioni di principio, come i famigerati negazionisti… però lì è una questione pressoché religiosa, quindi non ci metto becco.
Ma tutti gli altri? Eppure, l’accesso alla conoscenza è divenuto così semplice! Vi farò un esempio. Quando ero molto giovane e frequentavo il Conservatorio di Salerno, ove avrei, poi, conseguito il diploma finale in pianoforte, il Maestro Davide Costagliola mi assegnava dei brani da studiare. Ebbene: io partivo da ZERO. Zero. Non c’era youtube, dove ascoltare da cento musicisti diversi altrettante interpretazioni, autorevoli e meno; non i tanti siti web da cui scaricare partiture; non le chat whattsapp oppure i gruppi social grazie ai quali confrontarsi. Comprai la raccolta dei Notturni di Chopin, stampati e pure in cd per poterli ascoltare, recandomi apposta alla Feltrinelli a Salerno; e pagandoli salatamente!
Poi, al mio matrimonio, 15 anni dopo, decisi di suonare una composizione dell’artista polacco: con autentica gioia, potei tranquillamente scaricarmi lo spartito, a casa, gratis, da non so nemmeno più dove. Voilà! Era la modernità, la cultura per tutti, la democrazia del sapere! Evviva il progresso!
E vi risparmio le ricerche di scuola elaborate grazie all’enciclopedia cartacea, che molti ricorderanno con terrore e tenerezza, perché quello era proprio il mesozoico. Eppure, ho 41 anni, mica 81! E gli esempi sarebbero infiniti.
Ora, posto che dobbiamo sempre rimanere umili e tenere a mente quel meraviglioso “So di non sapere” di un certo Socrate, in definitiva, oggi, domando: che scusa abbiamo per non conoscere quanti siano i parlamentari, chi fosse Mandela, chi rappresenti così beeene le nostre categorie professionali, perché Maradona sia stato indubbiamente il più grande calciatore della storia e come si scriva correttamente l’affermativo “SÌ”?
(Ecco, appunto.)

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