Un pugno in un occhio al patrimonio artistico calabrese: la nuova ss 106 squarcia in due la villa romana di Casignana

foto1di B. S. Aliberti Borromeo

E’ di una bellezza disarmante e sembra urlare di dolore. Così appare la villa romana di Casignana, risalente al I- II sec collocata in un luogo strategico nell’antico itinerario tra Rhegion e Locri Epizefiri che vista ora dall’alto appare smembrata e lacerata in due senza pietà dalla SS 106 Jonica.La struttura si estende per circa 8.000 mq e presenta una ventina di ambienti che si affacciano su un cortile centrale con terme annesse, una fontana monumentale, le latrine e un giardino decorato a mosaico.

Una particolare attenzione merita l’impianto termale suddiviso in terme orientali e terme occidentali che si presentano in buono stato di conservazione con la loro pavimentazione decorata a mosaico con marmi policromi provenienti dalla Grecia e dall’Asia Minore raffiguranti le Nereidi, le Quattro stagioni, un Bacco ebbro sorretto da un giovane satiro intento a versare il vino, tanto da ricordare quelli esposti al museo del Bardo a Tunisi.

Il sistema idraulico delle terme presenta la canalizzazione dell’acqua, i forni dove veniva scaldata la legna tanto da essere paragonato ai sistemi termali attuali. Interessante anche l’area della necropoli dove sono visibili tombe intatte che affiorano dal terreno portando elementi di studio aggiuntivi sul culto dei morti nell’antica cultura romana.

foto2foto3Potrebbe diventare una piccola Pompei calabrese, ma oltre che ad essere tagliata fuori dalle rotte turistiche ora sembra avere anche un pugnale al cuore, una spada che le trafigge l’anima, anche se attualmente è in corso un’operazione di restauro pari a 200mila euro promosso e finanziato dal Ministero per i beni e le Attività culturali.

A dire il vero, in passato si è cercato di sanare la ferita inflitta dalla 106 con la realizzazione di un sottopassaggio, ma purtroppo la cicatrice resta ed è ben visibile che dall’alto appare un pugno nell’occhio e una pugnalata al cuore , un grande sfregio procurato all’arte romana per colpa della superficialità, dell’incuria e della poca sensibilità dell’uomo.

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