Piano energia e clima, il cambiamento che non c’è /1

Piano energia e clima, il cambiamento che non c’è /1

Il piano del governo per il clima ha ben poco di innovativo;
Il Piano nazionale integrato per lenergia e il clima 2030 (Pniec), va nella stessa direzione indicata
dal governo precedente.  R
imbalza veloce all’occhio l’uso “mistificatorio” delle parole; “Decarbonizzare”, ma non basta la parola!

Bruxelles, 7 marzo 2019:
La Commissione Europea porta l’Italia in tribunale per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico 
http://europa.eu/rapid/press-release_IP-19-1475_en.htm
Il caso riguarda l’inquinamento atmosferico e l’incapacità di proteggere i cittadini dagli effetti del biossido di azoto (NO 2 ).

Situazione:
Nuovo record per la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera che ha oltrepassato la soglia di 411,66  parti per milione (ppm) a febbraio 2019.
L’Osservatorio di Mauna Loa, alle Hawaii, la più antica stazione di rilevamento di CO2 al mondo, ha registrato 412 ppm il 26 aprile2017. Gli esperti del Met office (l’agenzia britannica per la meteorologia) avevano previsto questo record per maggio. Da settembre 2016 la CO2 ha superato 400 ppm in modo permanente.

Secondo i dati forniti recentemente dall’Agenzia europea dell’ambiente, l’inquinamento atmosferico, nonostante i miglioramenti registrati negli ultimi anni, grazie alla crisi economica rappresenta un fattore di rischio, non solo
per gli ecosistemi, ma anche per la salute dei cittadini, con particolare riferimento a quelli che vivono nelle aree urbane.
Nel 2014 circa l’85% degli abitanti delle città dell’Ue è stato esposto ad inquinamento da particolato (PM) a livelli ritenuti dannosi per la salute dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

LOMS ha decretato che lo SMOG è CANCEROGENO, UCCIDE!


L’esposizione agli agenti inquinanti quali il particolato (PM10 e PM2,5, cd. polveri sottili e ultrasottili), il biossido di azoto (NO2) (NOX) e l’ozono provoca l’insorgere o l’aggravarsi di numerose malattie ed è responsabile di un numero elevato di morti premature.
L’Agenzia europea dell’ambiente riferisce che nel 2013 il PM2,5 è stato causa di 467.000 morti premature in Europa, 430.000 delle quali nella sola Unione europea.
L’Italia figura tra i paesi dove gli agenti inquinanti relativi alla qualità dell’aria,  superano le soglie previste dall’Ue
e dall’OMS, con un numero stimato di morti premature, che nel 2013
è stato di oltre 80.000 decessi ed è tra i paesi più a rischio.
Le violazioni riscontrate si riferiscono al superamento dei valori limite di NO2 e di PM10 posto che in ampie aree nel territorio nazionale i limiti previsti ancora oggi non sono rispettati.
https://www.sciencedirect.com/topics/earth-and-planetary-sciences/pollutant-emission
Non si può continuare a pensare di creare prosperità nel XXI secolo con le stesse tecnologie e categorie economiche dei secoli passati.
Oggi è tempo di incoraggiare una nuova economia che favorisca la circolarità di beni e servizi, invece del consumismo e dell’inquinamento.
Dobbiamo sostenere le imprese (soprattutto quelle di piccolo e medio taglio), che producono localmente creando posti di lavoro di qualità, invece di continuare a mantenere la grande industria distruttiva che elimina posti di lavoro mirando alla totale “Robotizzazione” e  che non paga mai il conto delle conseguenze ambientali e sociali delle proprie azioni;
i principali settori industriali del mondo (dalle grandi multinazionali dell’energia fossile e della produzione alimentare commerciale) distruggono più risorse naturali di quanto facciano profitti, per una perdita totale di capitale naturale pari a 7.3 trilioni di dollari.
Secondo il Fondo monetario internazionale, le compagnie di combustibili fossili (petrolio, gas e carbone) ricevono circa 10 milioni di dollari al minuto in aiuti statali, per un totale di 5.3 trilioni di dollari per anno.
Gli effetti sulla salute dell’inquinamento atmosferico causano circa 1.6 milioni di morti premature ogni anno e il cambiamento del clima è stato identificato dalla rivista The Lancet come la principale minaccia alla salute globale.

Perché allora continuare a sostenere queste industrie con sussidi pubblici, pagati con le nostre tasse?
Sono stati analizzati i settori primari di produzione e di trasformazione primaria, si  è stimato che abbiano costi capitalistici naturali non valutati per un totale di 7,3 trilioni di dollari, il che equivale al 13% della produzione economica mondiale nel 2009.
La maggior parte dei costi non capitalizzati del capitale naturale deriva dalle emissioni di gas serra (38 %) Seguito dall’uso dell’acqua (25%); Uso del suolo (24%); L’inquinamento atmosferico (7%), l’inquinamento terra e acqua (5%) e gli sprechi (1%).
Ancora; secondo uno studio sugli effetti dellinquinamento atmosferico sul fotovoltaico, il professor Michael Bergin, docente di Ingegneria civile e ambientale presso la Duke University (Carolina del Nord, USA), linquinamento atmosferico sta riducendo lefficienza dei pannelli solari e fotovoltaici, Il fotovoltaico risulterebbe fortemente penalizzato dagli agenti atmosferici che si depositano sulle celle fotovoltaiche limitandone la ricezione di luce solare. La produzione di energia rinnovabile verrebbe di conseguenza ridotta, causando inoltre un danno economico.

L’economia del futuro è un’economia del benessere.
Un’economia dominata dalle piccole imprese, da una forma di artigianato post-industriale basato sulla Resilienza,
sulla  tecnologia avanzata , sul lavoro intelligente che permetta a tanti di lavorare meno ma lavorare tutti e passare
dal ruolo di consumatori a quello di co-produttori di beni e servizi che si acquistano.
Un’economia in grado di riallacciare i propri legami con la società e con gli ecosistemi naturali che sono la fonte primaria del nostro benessere.

E’ necessario ripensare completamente il sistema culturale, economico e produttivo attuale, di sviluppo lineare
ereditato dal secolo scorso, che destina  prevalentemente a discariche, biodigestori e inceneritori  risorse come i rifiuti.
Si tratta di un cambiamento epocale che ci deve allontanare dall’economia neo-classica convenzionale per inserire nei nostri modelli di sviluppo altri aspetti oltre al “mercato”.

Stiamo regredendo, siamo incapaci di mirare ad un futuro migliore, stiamo continuando ad ignorare i problemi causati dalla “bulimia” di alcuni, e l’incapacità di altri; stiamo distruggendo e affamando il Mondo;
( la fame nel mondo non è purtroppo un fenomeno in diminuzione, anzi, la situazione è regredita di almeno dieci anni. Il numero di persone che soffrono continua infatti ad aumentare e ha raggiunto quota 821 milioni nel 2017, in pratica un abitante su nove nel pianeta ne è colpito. 
L
allarme è lanciato in maniera congiunta dalle cinque agenzie delle Nazioni Unite, lOrganizzazione per lalimentazione e lagricoltura (Fao), il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad), il World Food Programme (Wfp), il Fondo di emergenza per linfanzia (Unicef) e lOrganizzazione mondiale della sanita (Oms), che hanno illustrato i dati contenuti nel nuovo rapporto su Lo Stato della sicurezza alimentare e nutrizionale nel mondo 2018, presentato a Roma.
Tra le principali cause della crescita nella fame nel mondo, il rapporto punta il dito contro i cambiamenti climatici e fenomeni estremi come siccità e alluvioni, insieme ai conflitti e al rallentamento delleconomia.
Fattori che in alcune regione del mondo hanno gi
à colpito la capacità produttiva alimentare e, in mancanza di azioni, gli esperti si aspettano un aggravamento della situazione a causa dellaumento delle temperature.)
Lallarme è lanciato in maniera congiunta dalle cinque agenzie delle Nazioni Unite.

Occorre mutuare dal funzionamento degli ecosistemi naturali che è a ciclo continuo;
– le piante sintetizzano sostanze nutritive;
– gli erbivori alimentano i carnivori;
– i carnivori producono importanti quantità di rifiuti organici, che danno vita a nuove generazioni di vegetali;
L’uomo NO.
L’uomo produce scarti.

Serve un’economia che prenda spunto dalla “biomimetica”, il modo in cui funziona la natura, trasferendo l’analisi dei processi biologici dal mondo naturale a quello artificiale:
“mimando” i meccanismi che governano la natura, che non produce scarti.

Serve un’economia capace di progettare beni prodotti senza immissioni in atmosfera, beni, pensati per il riuso,
la riparazione , il riutilizzo, il riciclo; un economia capace di sviluppare sistemi produttivi connessi in rete,
quali la simbiosi industriale.

La simbiosi industriale è uno strumento “relazionale” rivoluzionario, capace di chiudere i cicli delle risorse tramite
lo scambio di risorse tra due o più industrie dissimili, intendendo con “risorse” i materiali (sottoprodotti o rifiuti),
ma anche le fonti energetiche, i servizi, le esperienze.

Tuttavia, le imprese e gli investitori possono tener conto dei costi di capitale naturale nel processo decisionale per gestire il rischio e ottenerne un vantaggio competitivo.

(Continua…)

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